Trentino A.A., Veneto

Gdf, scoperte diverse posizioni di lavoro irregolari nel settore agricolo

VENETO/TRENTINO A.A. - La Guardia di finanza di Bolzano ha scoperto 488 posizioni di lavoro irregolari e ha sanzionato sei aziende agricole.

È questo l'epilogo dell'operazione convenzionalmente denominata "Turione", condotta dalla Guardia di Finanza di Egna in collaborazione con personale ispettivo dell'Inps, a contrasto del lavoro nero e irregolare.

Sotto la lente delle Fiamme Gialle della bassa atesina sono finite circa 700 posizioni lavorative di braccianti agricoli impiegati da sei aziende operanti nella Provincia di Bolzano e in Veneto nella raccolta di ortaggi, di cui oltre il 75% sono risulate irregolari, con pagamento dei salari fuori busta in contanti.

L'attività ispettiva ha consentito di rilevare che la quasi totalità dei lavoratori impiegati, pur risultando assunti, prestavano ore di lavoro di gran lunga superiori rispetto a quelle indicate in busta paga, che venivano retribuite con somme di denaro contante, consentendo al datore di lavoro di versare minori contributi previdenziali e assistenziali rispetto a quelli dovuti. Inoltre, è emerso che le aziende ispezionate si sono avvalse anche 21 lavoratori mai contrattualizzati e, quindi, impiegati in nero e senza la preventiva comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro.

Ammontano complessivamente a poco meno di 700 mila euro i contributi previdenziali ed assistenziali non versati e a oltre 84 mila euro le sanzioni irrogate.
Cultura, Venezia

Venezia, al via la diciottesima edizione di Incroci di civiltà

VENEZIA - Prosegue venerdì 4 aprile la diciottesima edizione di Incroci di civiltà, il Festival internazionale di letteratura a Venezia, ideato e organizzato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, con il supporto della Fondazione di Venezia, in collaborazione con il Comune di Venezia e con il sostegno di Marsilio e Fondazione Musei Civici di Venezia.

PROGRAMMA
Venerdì 4 aprile
La giornata inizia alle ore 9.30 all'Auditorium S. Margherita - Emanuele Severino con la sezione ‘Poeti a Incroci’, una mattinata ricca di voci, ritmi, musicalità nelle parole di cinque poeti internazionali: Rodolfo Häsler (Cuba), con il suo traduttore Alessandro Mistrorigo, José Marìa Micó (Spagna), ospite dell’editore veneziano Andrea Molesini, Nouri Al-Jarrah (Siria), con Francesca Maria Corrao e Gassid Mohammed Hossein Hoseini, Nikola Madzirov (Macedonia), con Marjia Bradaš, e Alan Whitehorn (Canada-Armenia) con Sona Haroutyunian. I poeti leggeranno una selezione delle proprie opere nella propria lingua, affiancati dai loro traduttori che offriranno le versioni italiane delle poesie presentate.

Alle 15.00, sempre in Auditorium S. Margherita, Manuel Vilas (Spagna) uno degli scrittori più interessanti e premiati della Spagna contemporanea, già ospite di Incroci nel 2018, conversa con il professor Adrian Sáez sull’ “amor” costante”, già tema del suo romanzo più recente, un viaggio nelle profondità dell’anima per scoprire ciò che muove e ispira gli uomini e le donne nel costruire e orientare la propria vita.

Alle 17.00 in Auditorium S. Margherita, in un incontro dedicato al Premio Campiello che anche in questa occasione collabora con Incroci di civiltà, la narratrice, poetessa e traduttrice Esther Kinsky (Germania), una delle voci più alte e originali della scena letteraria tedesca, più volte candidata al Deutscher Buchpreis e insignita dei più prestigiosi riconoscimenti, e l'italiana Federica Manzon, vincitrice del Premio Campiello 2024 con il romanzo Alma (Feltrinelli), conversano con la professoressa Cristina Fossaluzza. Proprio in occasione di Incroci, la casa editrice Iperborea pubblica, di Esther Kinsky, il romanzo Di luce e polvere, storia di una donna in viaggio nella vasta e semideserta piana dell’Ungheria, una terra incantata di orizzonti infiniti e nostalgia, e non resiste all’impulso di comprare un cinema in disuso che era stato un tempo il centro vitale del villaggio. Manzon, che con Alma ha offerto il ritratto di una donna che, tornata dopo molto tempo a Trieste, lì ritrova e riannoda i complessi e dolorosi fili che costituiscono la sua più profonda storia personale, e Kinsky si confronteranno sul tema del narrare e del senso di fare e promuovere l’arte e la cultura in luoghi ai bordi del vasto mondo.

La serata prosegue alle 19.00 presso l’Hotel Aquarius Venice (Campo S. Giacomo da l'Orio, 1624) con la presentazione del nuovo progetto del Touring Club Italiano: Mappe, una rivista trimestrale che, attraverso vari linguaggi – reportage, racconti d’autore, portfolio fotografici e graphic novel, illustrazioni e interviste, saggi, infografiche – vuole raccontare paesaggi e luoghi sia nazionali che internazionali. Introduzione a cura del direttore editoriale del TCI, Ottavio Di Brizzi e presentazione a cura di Franco Farinelli, uno dei massimi geografi italiani e Professore emerito dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

Quasi in parallelo, alle 19.30 presso il Fondaco dei Tedeschi, la giovane scrittrice Fatin Abbas (Sudan-Stati Uniti) e il saggista e romanziere Elgas (Senegal - Francia) conversano con il docente Lucio De Capitani.

Elgas si è interrogato con i suoi scritti su un’importante questione contemporanea: come può l’autore che ha alle spalle un passato di soggezione coloniale trovare la necessaria libertà di espressione, superare i condizionamenti che le vecchie potenze coloniali (che sono ancora oggi i paesi dominanti) impongono agli autori?

Fatin Abbas, docente di scrittura creativa al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e al Bard College di Berlino, ha pubblicato nel 2024 Ghost Season, un romanzo basato sull’esperienza personale dell’autrice come collaboratrice di un’associazione non governativa al confine fra Sudan settentrionale e meridionale, in cui viene ritratta la vita di un villaggio sconvolto dalla sanguinosa guerra civile fra il governo di Khartoum e le forze ribelli. Abbas è ospite a Venezia dell’editore Wetlands.



Conegliano, Turismo

I mille volti di un territorio unico

CONEGLIANO (TV) - “Un prezioso vademecum per chi vuole immergersi nel paesaggio unico e irripetibile delle Colline UNESCO e assaporare appieno i suoi prodotti”. Così Isidoro Rebuli, presidente della Strada del Conegliano Valdobbiadene, presentando la nuova edizione della Conegliano Valdobbiadene Guide redatta e distribuita dall’Associazione e diventata negli anni lo strumento di riferimento per enoturisti e visitatori provenienti da tutto il mondo che vogliono ammirare, ma soprattutto per conoscere, il patrimonio storico, culturale, naturalistico ed enogastronomico del territorio che corre sulle Colline eroiche, da Conegliano a Valdobbiadene.

La nuova e aggiornata edizione della Conegliano Valdobbiadene Guide è fresca di stampa e in fase di distribuzione. Nel collaudato formato tascabile, bilingue, sono contenute informazioni di servizio e suggerimenti per lo svago. La 5^ edizione della guida, di colore marrone, si compone di oltre trecento pagine declinate su macro temi che vanno dall’ospitalità alla ristorazione, dalle cantine agli eventi, dai tour naturalistici alle visite culturali . Uno strumento indispensabile per percorrere la Strada del Vino più antica d’Italia e per visitare anche gli angoli più reconditi senza timore di perdere scorci memorabili, location iconiche e locali della tradizione.

Dal food al relax, dalle attività sportive alle esperienze in vigneto e cantina, nei musei o nei negozi tipici, la Conegliano Valdobbiadene Guide è un condensato di proposte pensate per suggerire la strada giusta per un viaggio nei sapori autentici di una terra antica e dentro la storia dei suoi vini : “Non solo vino - aggiunge Rebuli -, anche se indubbiamente resta il pezzo forte dell’offerta. I nostri imprenditori infatti hanno saputo sviluppare una variegata gamma di occasioni per declinare le esperienze sensoriali più disparate. Abbiamo voluto mantenere uno stile schematico che facilita la consultazione e sintetizza i punti forti della Strada del Conegliano Valdobbiadene. 

Spetterà poi al turista scegliere la sosta ideale per rifocillarsi, la collina su cui addentrarsi a piedi, il negozio dove scegliere un souvenir o la cantina dove fermarsi per una degustazione”.

Un turismo, quello della Strada, che non conosce crisi? “Esattamente, e anche grazie alla professionalità dei nostri operatori e imprenditori. I flussi, stando alle prenotazioni per la primavera-estate, sono in aumento. Certamente il periodo storico non è dei più incoraggianti, tra la sciagura delle guerre e lo spettro dei dazi, tuttavia al momento non si registrano flessioni, anzi. In particolare stanno crescendo in fretta gli arrivi dall’Est, e nello specifico dalla Slovacchia, Polonia e Ungheria. In questo caso parliamo di turisti molto preparati e con un potere d’acquisto importante che vanno ad aggiungersi a quelli affezionati provenienti da Germania e Austria”.

Conegliano Valdobbiadene Guide è disponibile gratuitamente presso gli uffici turistici di Conegliano, Pieve di Soligo , Valdobbiadene, Vittorio Veneto, dell’Aeroporto Antonio Canova di Treviso, presso la Vip Lounge dell’Aeroporto Marco Polo di Venezia e distribuita presso le strutture ricettive, le cantine ed i ristoranti dell’area oltre che, dal 18 aprile, in allegato al mensile DOVE nelle edicole di tutto il Triveneto e, per la prima settimana, DOVE + Guida saranno in abbinata al Corriere della Sera nazionale.

È consultabile e scaricabile dal sito internet della Strada, www.coneglianovaldobbiadene.it.
Veneto

Vinitaly sarà il primo banco di prova mondiale per l'export veneto, dopo i dazi Usa

VENEZIA - «I dazi annunciati nelle scorse ore da Trump rappresentano un colpo duro per il nostro export, colpendo in modo particolare comparti strategici del Veneto, eccellenze riconosciute in tutto il mondo. Serve una risposta concreta e possibilmente coordinata a livello europeo, evitando reazioni impulsive ma agendo con la necessaria fermezza per tutelare lavoro, impresa e competitività. L’Italia deve far valere la propria voce con autorevolezza, facendosi capofila all’interno di un’Europa che auspico possa muoversi unita, in una battaglia estremamente delicata. Il Veneto è pronto a fare la sua parte, sostenendo i comparti più esposti – dal manifatturiero all’agroindustria, fino al mercato enologico – che oggi più che mai hanno bisogno di certezze, strumenti e interlocuzioni rapide. È fondamentale difendere la nostra economia reale, rafforzando il dialogo con gli Stati Uniti, ma anche lavorando per diversificare l’export, puntando su nuovi mercati e nuove rotte commerciali», dichiara il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, commentando l’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione statunitense.

«Un primo banco di prova sarà Vinitaly, la prima grande platea internazionale dopo l’annuncio di Washington, con 3.000 operatori attesi e 120 top buyer statunitensi selezionati. Sarà l’occasione per dialogare direttamente con il mercato, stringere accordi e valutare l’impatto delle misure, ma anche per cominciare a costruire risposte concrete e pragmatiche. È il momento di aprire nuovi scenari: diversificare oggi significa proteggere domani, affrontare la congiuntura globale con una visione che non si lasci schiacciare dagli eventi», prosegue Zaia.

«Il Veneto arriva a questo appuntamento con numeri solidi: un settore che vale quasi 3 miliardi solo per quanto riguarda l’export, con 9.569 aziende di grandi dimensioni e 12.797 imprese riunite in cantine sociali. Nel 2024 la produzione ha raggiunto quasi 10,7 milioni di ettolitri, con una crescita del 9,7% sull’anno precedente. Gli Stati Uniti restano il nostro primo mercato estero: oltre 593 milioni di euro di vino veneto venduto nel 2024. I dazi non possono lasciarci immobili. Devono invece rappresentare un punto di svolta per rinnovare con decisione le nostre politiche di export. È necessario ampliare la presenza del nostro sistema produttivo su mercati alternativi, emergenti o consolidati, che offrano stabilità e margini di crescita. Ma al tempo stesso va rafforzato, al quale ben sta lavorando anche il Governo, un canale di dialogo diretto e costruttivo con gli Stati Uniti: non si può accettare che eccellenze riconosciute a livello globale vengano penalizzate da logiche protezionistiche. Non servono rotture, ma chiarezza e fermezza. Difendere il nostro export significa difendere lavoro, impresa e identità produttiva. E il Veneto, come sempre, è pronto a fare la sua parte con concretezza e visione».

Treviso, Vittorio Veneto

Roma, la presentazione ufficiale dell’associazione nazionale Cavalieri di Vittorio Veneto

VITTORIO VENETO (TV) – Si è svolta stamattina nella sala stampa della Camera dei Deputati a Roma la conferenza stampa di presentazione dell’Associazione nazionale Cavalieri di Vittorio Veneto, alla presenza di Gabriele Prodromo, presidente nazionale dell’associazione; Barbara De Nardi, vicepresidente nazionale, Paolo Gerometta, presidente nazionale Assoarma; Piero Fassino, vicepresidente commissione difesa della Camera.

L’associazione Cavalieri di Vittorio Veneto è stata rilanciata nel 2021 dall’Amministrazione Comunale cittadina, rimasta unico socio fondatore ancora esistente, su input della locale Consulta della Associazioni d’Arma. Obbiettivo dell’operazione è stato salvaguardare la memoria e i valori culturali e patriottici che furono alla base della nascita del sodalizio. L’Amministrazione Comunale ha per questo promosso e approvato l’adozione di un nuovo statuto per permettere all’Associazione di operare.

Operando di concerto con il Museo della Battaglia che ospita al proprio interno il Memoriale dei Cavalieri di Vittorio Veneto, l’Associazione ha iniziato a gestire l’invio ai discendenti degli insigniti del titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto di attestati comprovanti l’avvenuto conferimento dell’onorificenza a suo tempo meritata dai loro antenati.

In seguito ad una convenzione stipulata con il Comune di Vittorio Veneto, l’Associazione ha quindi iniziato a farsi carico anche dell’invio del Diploma di Cittadinanza Onoraria a suo tempo concessa a tutti i titolati dell’ordine e, in occasione delle Centenario della Grande Guerra, estesa a tutti partecipanti al conflitto. Fino ad oggi tra Cavalierati e Cittadinanze onorarie sono state inviate oltre 5.000 attestazioni, richieste anche dai discendenti dei nostri emigranti nelle Americhe e in Australia.

L’Associazione cerca ora di espandersi in tutte le regioni del Paese per riacquisire quella dimensione nazionale che la caratterizzò in passato. Nel corso del 2024 sono dunque stati studiati un nuovo statuto ed un nuovo regolamento poi approvati - ad inizio 2025 - dal neoeletto consiglio direttivo. Questi indispensabili strumenti organizzativi e gestionali, prevedono ora - per i Cavalieri di Vittorio Veneto - l’esistenza e l’operatività di tutte le ramificazioni necessarie a livello regionale, provinciale e comunale. L’Associazione potrà dunque ora svilupparsi in tutto il territorio nazionale.

Barbara De Nardi, assessore ai rapporti istituzionali del Comune di Vittorio Veneto e vice presidente dell’associazione Cavalieri dell’Ordine di Vittorio Veneto: “Vittorio Veneto è città identitaria per il Paese, non a caso scelta nel 1968 per il nome del neonato Ordine Cavalleresco. L'Associazione che ne porta il nome e vuole perpetuare la memoria dei Cavalieri di Vittorio Veneto e della Grande Guerra, specie nell'attuale contesto internazionale, ha il compito, anzitutto, di radicarsi nel territorio nazionale per realizzare il doveroso e fondamentale obiettivo di trasmettere la conoscenza di quanto avvenne un secolo fa alle nuove generazioni".

APPROFONDIMENTO
Il Cavalierato di Vittorio Veneto


È il 1968. Sono trascorsi cinquant’anni dalla fine della Grande Guerra. Il conflitto che sancì il completamento del processo di unificazione del Paese aveva richiesto il sacrificio di un’intera generazione di combattenti. In quel 1968, la giovane Repubblica italiana, che si lasciava alle spalle la tragica esperienza di un nuovo conflitto da poco concluso e la lunga notte del ventennio fascista, volle onorare quanti avevano speso una parte significativa della propria giovinezza sui campi di battaglia dello scontro che infiammò l’Europa fra il 1914 e il 1918. Nasceva così l’Ordine di Vittorio Veneto, istituito su proposta del senatore Aldo Rossini, egli stesso combattente nel primo conflitto mondiale e decorato di medaglia d’argento al valor militare.

La legge 263, istitutiva della nuova onorificenza, fu votata il 18 marzo 1968. Riconosceva il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto a tutti i militari che avessero preso parte alla Grande Guerra o ad uno dei precedenti conflitti nei quali il Paese era stato coinvolto, ottenendo la Croce al Merito di Guerra.

Il cavalierato di Vittorio Veneto spettava a tutti i combattenti ancora in vita alla data del 1° gennaio 1968 che ne avessero fatto richiesta attraverso il comune di residenza. Agli insigniti venne consegnato un diploma sul quale figuravano il castello di Trento e la cattedrale di San Giusto di Trieste, due simboli che - nell’immaginario collettivo di una generazione - avevano rappresentato le mete a cui tendere per il compimento dell’unità nazionale. I nuovi cavalieri avrebbero potuto fregiarsi di una decorazione a croce greca piena, incisa, caricata di uno scudetto a forma di stella a cinque punte con la scritta «Ordine di Vittorio Veneto». Sul verso, all’incrocio dei due bracci della croce, era presente un elmetto. La medaglia era sorretta da un nastro con i colori della bandiera nazionale diviso a metà da una riga azzurra.

Per l’occasione fu anche coniata una piccola medaglia in oro a ricordo del cinquantesimo della vittoria. La legge istitutiva del cavalierato previde anche che i decorati con reddito non superiore al minimo imponibile previsto ai fini dell'imposta complementare, potessero godere di un assegno vitalizio pari a 60000 lire che venivano corrisposte il 30 giugno e il 20 dicembre.

A capo dell’ordine la legge pose il Presidente della Repubblica. Il primo a rivestire la carica fu Giuseppe Saragat.

Gli ex combattenti della Grande Guerra insigniti del titolo di Cavalieri di Vittorio Veneto, avvertirono presto l’esigenza di dare vita ad un sodalizio che li riunisse con l’intento di tramandare la memoria degli eventi epocali di cui erano stati protagonisti e i valori patriottici che, a quegli eventi, erano legati. Un comitato promotore costituitosi a Rapallo si rivolse dunque al Comune di Vittorio Veneto, inviando uno schema di statuto che la Giunta Comunale approvò il 2 dicembre 1969. L’associazione, che ebbe quindi tra i suoi fondatori anche l’Amministrazione della città di cui avrebbe portato il nome, nacque ufficialmente Il 20 gennaio 1970 a Genova, nello studio del notaio Giuliano Dodero, con atto ai rogiti n. 4038 del fascicolo n. 32383 del repertorio.

La nuova compagine si sarebbe chiamata "ASSOCIAZIONE NAZIONALE CAVALIERI DELL'ORDINE DI VITTORIO VENETO – VICTORIA NOBIS VITA – EX COMBATTENTI DELLA GUERRA 1915-18" o, più semplicemente "ASSOCIAZIONE NAZIONALE CAVALIERI DELL'ORDINE DI VITTORIO VENETO". La sede - e non poteva essere diversamente - fu fissata nella città divenuta simbolo dell’affermazione italiana sull’impero austro-ungarico: Vittorio Veneto. Erano ammessi a farne parte tutti i veterani della guerra 1915-1918 che avessero la qualifica di Cavalieri dell’Ordine di Vittorio Veneto.

Il Cavalierato di Vittorio Veneto, istituito per esprimere la gratitudine della Nazione a tutti i combattenti della Grande Guerra e dei precedenti conflitti nei quali l’Italia era stata coinvolta, riguardava uomini che erano stati protagonisti di eventi accaduti almeno mezzo secolo prima. Lo scorrere del tempo era dunque destinato a ridurne le fila sino a quando Delfino Borromini, l’ultimo titolato ancora in vita, non si spense alla veneranda età di 110 anni, il 26 ottobre 2008.

L’Ordine di Vittorio Veneto fu dunque abrogato dall’art. 2268 comma .1 del Decreto Legge 66/2010, recante norme sul Codice dell’ordinamento militare.

Successivamente però, il legislatore si corresse e una modifica contenuta nel Decreto Legge. 20/2012, Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, all’art. 20, comma 2 e art. 10 comma 8, lo ripristinò, salvaguardandone l’esistenza.

Con la scomparsa dell’ultimo cavaliere, anche l’Associazione che aveva riunito fra di loro i titolati, aveva forse perduto la propria ragione di essere? Tutto ciò che ne rimaneva erano i simboli, ovvero il gonfalone e il labaro e l'archivio documentale conservati nella sede storica, da sempre collocata al nr. 13 di Piazza del Popolo a Vittorio Veneto. Il compito di rivitalizzarla e di tramandarne la memoria se lo assunse dunque la locale Consulta delle Associazioni d’Arma che si rivolse all’Amministrazione cittadina, essendo de facto il Comune di Vittorio Veneto l’unico membro dell’originale sodalizio ancora esistente ed il solo titolato ad avocare a se le competenze statutarie indispensabili ad approvare un nuovo statuto che potesse dare all’associazione obiettivi e finalità tali da rilanciarne l’azione. Toccò dunque al Consiglio comunale di Vittorio Veneto, con atto in data 20 settembre 2021, approvare il nuovo strumento statutario che ha trasformato l’associazione in ciò che è oggi: l’ideale, luogo della memoria» nel quale viene mantenuto vivo il ricordo di quanti combatterono su tutti i fronti della Grande Guerra e, con particolare riferimento ai combattenti italiani, a quanti furono insigniti del titolo di "Cavalieri di Vittorio Veneto" o non poterono ottenere l’onorificenza perché caduti o dispersi in battaglia o perché, reduci, vennero a mancare prima del 1968, anno nel quale il riconoscimento fu istituito.

L’azione dell’Amministrazione comunale fu guidata dalla volontà di ribadire la condivisione dei principi di patriottismo e di solidarietà nazionale, di cui è portatrice l’Associazione e dei quali non si voleva disperdere il patrimonio morale e gli ideali fondanti. A seguito di una convenzione sottoscritta con l’Amministrazione comunale, l’associazione gestisce il Memoriale dei Cavalieri di Vittorio Veneto. La struttura, nata da un’iniziativa del ricercatore Franco Giuseppe Gobbato, si trova all’interno del Museo della Battaglia e custodisce i nominativi di oltre 1.200.000 combattenti insigniti dell’onorificenza omonima.

I discendenti dei Cavalieri di Vittorio Veneto, rivolgendosi alla segreteria dell’Associazione, possono ora richiedere sia l’attestato comprovante che il loro antenato fu effettivamente insignito del cavalierato, sia il diploma di cittadinanza onoraria che nel 1968 fu conferita a tutti i titolati. Ma c’è di più. Il conferimento della cittadinanza onoraria, con delibera di Consiglio comunale adottata il 4 novembre 2017, è stato esteso a tutti i soldati italiani che presero parte alla Grande Guerra caduti, dispersi o venuti a mancare prima del 1968, anno in cui il cavalierato fu istituito. Ai loro discendenti è dunque possibile chiederne il rilascio, sempre rivolgendosi all’Associazione Cavalieri dell’Ordine di Vittorio Veneto.

L’Amministrazione cittadina ha così inteso onorare la memoria di quanti non poterono ottenere il titolo di Cavalieri di Vittorio Veneto perché morti in battaglia, dispersi o mancati prima dell’anno 1968.



Cultura, Pordenone, Friuli V.G.

"Poesie di confine” per la festa della Patria del Friuli

SACILE (PN) - Ci sarà anche il Piccolo Teatro Città di Sacile tra le numerose Associazioni del territorio impegnate nella celebrazione ufficiale della Festa della Patria del Friuli / Fieste de Patrie dal Friûl che nel weekend dal 3 al 6 aprile, giorno della grande festa popolare, si ritroveranno a Sacile, scelta quest’anno dall’ARLeF per ospitare questo importante evento ufficiale, in sinergia con l’Amministrazione cittadina.

Grazie alla collaborazione della Biblioteca Civica “Romano Della Valentina”, il Piccolo Teatro ha scelto di proporre una serata di spettacolo, con un reading poetico-musicale che andrà in scena sabato 5 aprile alle ore 20.45 nel Salone delle Feste di Palazzo Ragazzoni (ingresso libero), di cui sarà protagonista un trio di artisti formato dalle attrici Caterina Comingio e Serena Ervas, con il musicista Romano Todesco alla fisarmonica.

Il titolo “Poesie di confine. Tra Veneto e Friuli, tra ieri e oggi” restituisce già il senso di questo progetto, che ha ritrovato e in parte rielaborato una pièce che aveva visto il suo primo debutto qualche anno fa, quando la Regione Friuli Venezia Giulia puntato l’attenzione sull’anniversario del passaggio delle terre friulane dal Patriarcato di Aquileia alla Serenissima (1420/2020), aprendo nuovi ambiti di riflessione sul significato della Storia e sui rimandi tra il passato e il presente.

A questo si aggiunge anche l’idea di giocare sull’idea del “confine” che proprio il territorio lungo il Livenza traccia ancora tra due Regioni, ma che in realtà, come tutti i confini, fu sempre permeabile non solo a eserciti e popoli, ma anche a tradizioni, lingue e influenze culturali. Tutto ciò sta alla base di una ricerca letteraria che ci ha guidato a creare un ponte tra generazioni lontane, eppure legate proprio a quel territorio veneto-friulano che ancora oggi riconosciamo come forte segno di appartenenza.

L’idea del reading, che è partita da un confronto prima di tutto sulla lingua – il friulano e il dialetto veneto – ha così recuperato dall’oblio alcune poesie di Giovanni Battista Donato, un letterato del Cinquecento nato a Venezia, che, trasferitosi in Friuli nell’area tra Sesto al Reghena e Gruaro, non esitò a scrivere proprio in friulano testi che trovano corrispondenza emotiva tra il paesaggio agreste circostante, con le sue stagioni, e lo scorrere delle stagioni umane. Accanto a queste liriche, altre rime scelte di Ercole Carletti, scrittore e linguista vissuto a Udine tra Otto e Novecento, tra i fondatori della Società Filologica Friulana, di padre originario di Pordenone e madre istriana.

E infine l’oggi, con i componimenti di Fabio Franzin, poeta contemporaneo dalla notevole, e pluripremiata, produzione, nato a Milano da famiglia veneta, che proprio nella parlata trevigiana tipica dell’area tra Oderzo e Motta di Livenza (sempre lungo lo stesso “confine”) trova il suo ideale mezzo espressivo. Dalle sue raccolte sono state scelte alcune poesie dove ancora una volta il territorio e la vita campestre, insieme alle riflessioni più personali sull’esistenza, lasciano nell’animo echi non distanti da quelli dei secoli precedenti. Segno che i poeti, al di là del Tempo e delle lingue, sanno sempre quali corde toccare per far vibrare ciò che di più profondo l’uomo custodisce dentro di sé. 
Conegliano

In servizio due nuovi Carabinieri nella caserma di Col San Martino

FARRA DI SOLIGO (TV) - In questi giorni altre due unità sono state destinate all’organico della Stazione dei Carabinieri di Col San Martino. Hanno preso servizio, infatti, due giovani Carabinieri neo giunti che ieri, accompagnati dal Comandante della locale Stazione sono stati presentati al Sindaco Perencin.

Con l’odierna manovra del Comando Legione Carabinieri “Veneto” la Caserma dei Carabinieri di Col San Martino, che ha competenza sui territori di Farra di Soligo, Miane e Moriago della Battaglia ha visto consolidare il suo organico. Un ulteriore traguardo che segue l’acquisizione, nel 2024, dell’immobile sede della Stazione Carabinieri di Col San Martino, continuativamente occupato dai militari dell’Arma sin dal 1981, al patrimonio dello Stato.

“Accogliamo nel nostro Comune questi due nuovi carabinieri” sottolinea il Sindaco “augurando loro buon lavoro da parte di tutta la comunità. La presenza in loco dei Carabinieri è l’unico strumento per trasmettere sicurezza alla gente, cosa che presuppone, per il personale in servizio, sacrificio, estrema disponibilità, equilibrio e maturità. Questo sarà il compito anche dei militari di nuova leva, da dimostrare con i fatti, nell’operare quotidiano in mezzo alla gente per la sicurezza delle comunità.”

“Desidero inoltre ringraziare l’Arma per la preziosa collaborazione dimostrata nel tempo nel controllo del territorio e nella prevenzione in tema di sicurezza, nonché per il fondamentale ruolo di presidio territoriale della legalità” conclude il Sindaco.
Cultura, Conegliano

Libernauta Junior: pioggia di premi per l’Istituto comprensivo di Farra di Soligo

FARRA DI SOLIGO (TV) - Il Concorso “Libernauta Junior”, che ha come obiettivi principali quelli di contribuire allo sviluppo dell’immaginario, attraverso esperienze di narrazione e di diffondere la pratica della lettura individuale, è un concorso a premi rivolto agli studenti delle secondarie di primo grado promosso dal Comune di Conegliano con i Comuni di Cappella Maggiore, Farra di Soligo, Fregona, Mareno di Piave, Pieve di Soligo, San Vendemiano e Vazzola tramite il Progetto Giovani di Conegliano e l’Associazione Altrestorie, che invita a leggere uno o più libri a scelta, tra quelli elencati dal concorso, e premia la creatività degli studenti in varie categorie.

Anche nell’edizione 2024/2025, la 16^, l’Istituto di Farra di Soligo si è contraddistinto per il numero di premi vinti. Hanno aderito al concorso 12 scuole del territorio con la realizzazione davvero straordinaria di più di 1600 disegni copertina e 187 messaggi. Giovedì 27 marzo scorso si è svolta presso l’Auditorium “Dina Orsi” di Conegliano la cerimonia di premiazione durante la quale sono stati proclamati i vincitori.

Sono state ben sei le opere degli alunni della Scuola Secondaria “Zanella”, scelte dalla giuria: una copertina premiata e altre 5 segnalate. Una alunna ha vinto uno dei premi della sezione “messaggi”: che grande soddisfazione!
L’incontro con gli scrittori che si terrà nei mesi di aprile maggio segna il momento conclusivo di questo percorso articolato che prende l’avvio con la lettura estiva dei testi contenuti in una lista di 15 libri.

Prossimamente gli alunni della nostra scuola avranno modo di conoscere e di confrontarsi con gli scrittori F. Appel e L. Malagoli, autori di “Telemark. Sabotaggio all’atomica” una graphic novel pensata per le classi terze, e G. Assandri autore di “Berlino 1936. La storia di Luz Long e Jesse Owens”, incontro riservato alle classi prime e seconde. Gran parte dei disegni realizzati verrà presto esposta in una piccola mostra allestita nei locali della scuola.

Un doveroso ringraziamento per la buona riuscita dell’attività va alla prof.ssa Balliana che coordina il progetto, alle insegnanti di Arte prof.sse Casagrande e Gusatto per il loro instancabile lavoro e al Comune di Farra di Soligo che ha finanziato l’intero progetto. “Gli studenti delle scuole di Farra si sono contraddistinti anche in questo progetto a cui il Comune aderisce da tempo” commenta il vice Sindaco Silvia Spadetto, presente alla cerimonia di premiazione, “un apprezzamento particolare va agli studenti che hanno ricevuto un riconoscimento diretto per i loro disegni, ma un ringraziamento va comunque a tutti per l’impegno e la partecipazione dimostrati.”
Cultura, Friuli V.G.

Fedriga, Gorizia-Nova Gorica stimolo processo adesione Balcani

Gorizia e Nova Gorica sono per la prima volta una Capitale europea unica tra due Stati.

Ed è un fatto importantissimo rimarrà nella storia della capitale europea della cultura e rappresenta forse quello che deve essere lo spirito europeo che forse tante volte viene dimenticato e in alcuni casi forse tradito da chi dovrebbe invece rappresentarlo al meglio".

Lo ha detto il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, parlando a margine della plenaria del Comitato europeo delle Regioni a Bruxelles.

"Questa collaborazione non può che rappresentare uno stimolo per rafforzare il processo di adesione. Guardo in particolar modo a tutti i Balcani occidentali su cui proprio il Friuli-Venezia Giulia ha sempre fatto e continuerà a fare da ponte fondamentale - ha segnalato Fedriga -. Questo lo dico nell'interesse di avvicinare quei Paesi sempre di più all'Europa, nell'interesse europeo. Perché avere quei Paesi insieme a noi vuol dire anche riuscire garantire tutte le filiere produttive oggi in pericolo. Perché abbiamo consegnato pezzi di filiera produttiva al Far West e questo consegna le chiavi delle nostre imprese a paesi terzi", che "vuol dire consegnare il futuro di sviluppo, il futuro del lavoro e il futuro dei diritti sociali. Perché senza imprese senza lavoro non esistono diritti sociali non esiste democrazia". "Penso che avvicinare l'Europa penso possa essere un passaggio fondamentale".
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Ultimo aggiornamento: 04/04/2025 14:04