Conegliano

San Vendemiano, nasce il giardino terapeutico dove natura e arte si alleano per il benessere dell’anima

SAN VENDEMIANO (TV) – Giovedì 22 settembre 2026 in Via Europa 43 è stato inaugurato il “Giardino terapeutico”, all’interno della villa dove sono ospitate le sorelle che hanno dato vita all’”Associazione 100 volte Melius”.
L’idea, il progetto e la realizzazione sono il frutto di una stretta quanto proficua collaborazione tra suor Aline Pereira Ghammachi, le sorelle, Terra Fertile, la Ulss2, persone, enti e associazioni che si sono adoperati per dare forma a un sogno che, in una magnifica mattinata d’ottobre, si è svelato con orgoglio in tutta la sua bellezza.

Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti autorità civili e istituzioni, in particolare l’Assessore Regionale Paola Roma e il Consigliere Regionale Sonia Brescacin; in rappresentanza del Comune di San Vendemiano erano presenti il sindaco Guido Dussin e il vicesindaco Renzo Zanchetta.

La presentazione del giardino è stata introdotta da suor Aline, poi è seguito l’intervento del presidente di Terra Fertile Massimo Ciacchi il quale ha espresso la sua soddisfazione nonché la gratitudine verso quanti hanno sostenuto l’impegno, atto a concretizzare un’ idea volta a dare ampio respiro ad un desiderio nato per offrire giovamento a quanti soffrono interiormente. Qui potranno trovare sollievo e godere dell’armonia a diretto contatto con la natura. 

E’ stata letta una lettera del Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani con la quale ha fatto giungere “il suo apprezzamento per questo impegno corale che consente di affrontare una tematica che mi sta particolarmente a cuore. In un tempo caratterizzato da ritmi frenetici e difficoltà sempre più diffuse, offrire uno spazio di ascolto, incontro e contatto con la natura significa donare un’opportunità per ritrovare serenità, equilibrio e speranza”. “Questa iniziativa”, continua il Presidente Stefani “dal grande valore umano e sociale, capace di rispondere con sensibilità al crescente bisogno di benessere psicologico ed emotivo, sottolinea l’importanza della cura della persona, valorizzando non solo la salute fisica ma anche quella interiore”. “Sono certo che questo luogo sarà un prezioso punto di riferimento per il territorio in cui le fragilità trovano accoglienza e ciascuno può sentirsi sostenuto e meno solo. E’ questo il senso autentico di comunità, non lasciare indietro nessuno”.

Un grande attestato di stima e un immenso ringraziamento è stato rivolto squadra di giardinieri di Luca Cazziolati, preziosi e straordinari collaboratori.

E’ stato poi il turno di Andrea Mati, vivaista e umanista, originario di Pistoia e titolare del Vivaio Mati. Non nascondendo la palpabile emozione nitidamente espressa dalle sue parole, ha spiegato il concetto alla base del giardino terapeutico. E’ un giardino di cura, nato da un’esperienza personale e concepito con la cooperazione di psicologi e psichiatri; un percorso nel verde che contribuisce a trovare nella sintonia con la bellezza della natura la via verso la salvezza. Dietro ogni suo giardino c’è infatti un pensiero straordinario che si attua sempre con l’aiuto fattivo di validi collaboratori e, grato al gruppo di lavoro, ha voluto esprimere la sua riconoscenza anche “alla comunità che gli è stata affianco in maniera incredibile” proprio a San Vendemiano.

L’assessore Paola Roma ha sottolineato quanto “In un momento come questo è opportuno lavorare con il territorio e credo questo sia un luogo dove fermarsi e sentirsi accolti.” Ringraziando per quanto è stato fatto, ha posto l’accento sul benessere che qui le persone di tutte le età possono sperimentare, dai giovani agli anziani. Proprio a questi ultimi va offerta l’opportunità di essere ascoltati, aprendo loro le porte per sentirsi accolti, ha rimarcato l’assessore Paola Roma.

Il Sindaco Guido Dussin ha specificato quanto questo luogo “donato dalla signora Fanton, abbia sempre avuto un ruolo storicamente centrale. Ora questa centralità è stata riportata qui, con queste funzioni e con questa bellezza che ho visto e che tutti possiamo ammirare “, poi ha proseguito “Mi associo ovviamente alle parole del Presidente della regione Veneto e dell’assessore Paola Roma per quel che riguarda invece la finalità dell’opera” e ha poi continuato evidenziando la soddisfazione nel vedere tanti giovani adoperarsi per la realizzazione del giardino, dimostrando quanto sia importante dare vita a nuove opportunità attraverso una rilevante sinergia che può nascere nel territorio.

“Oggi, più che mai sentiamo queste esigenze utili a tutti i quanti noi, dobbiamo far scorrere al nostro interno una comunicazione che manca, perché gli egoismi in questo periodo sono invece la parte prevalente.” Il primo cittadino sottolinea l’importanza della donazione di quest’area, atto che ha contribuito in maniera significativa a far sorgere qualcosa di essenziale che riporta l’individuo a giuste condizioni di vita. Un dono che ora si è trasformato in un punto rilevante nella vita comunitaria.

Sono seguiti altri interventi da parte della rappresentanza della Ulss2 che ha ripreso una celebre frase “Se vuoi essere felice un giorno organizza una festa, se vuoi essere felice per una settimana organizza un viaggio, ma se vuoi essere felice tutta la vita impegnati in un giardino”.

Il giardino sarà teatro di laboratori, facendo così esperienza diretta con le piante, la terra, e nel contempo esprimere la propria creatività. Non mancheranno i prodotti che contribuiscono al benessere psicofisico, ma soprattutto ci saranno spazi dedicati all’ascolto, al confronto, al dialogo e alla lettura; un ruolo preminente sarà riservato alla lettura di poesie e psicopoesie, ma ci sarà spazio anche per altre forme d’arte in maniera che ogni espressività possa trovare voce in un’atmosfera di assoluta pace.

Nel giardino trovano spazio piante autoctone e altre provenienti dall’Amazzonia, tutte pronte ad abbracciare chiunque varchi la soglia del giardino o passeggi sul ponte del piccolo laghetto, oppure quando ci si concede una sosta per leggere o ascoltare una lettura, inebriato dalla meraviglia, dai colori e dalle fragranze.

Dopo i discorsi c’è stato lo spazio per l’incontro e la festa la visita al giardino, le foto e lo scambio di opinioni , nonché qualche suggerimento e ispirazione per rendere questo posto così magnifico un lembo di paradiso, dove la quiete e il ritrovarsi a tu per tu con l’ambiente e le persone giuste diventi stimolo per affrancarsi dal dolore e abbracciare la rinascita di sé stessi, ricominciando una nuova vita.

Dagli sguardi accesi di gioia che sfioravano ogni angolo del giardino oserei dire che l’obiettivo è stato raggiunto e oramai esso ha conquistato l’anima dei presenti che non mancheranno di promuovere l’esistenza di questa nuova realtà a disposizione di tutti. I miracoli esistono e si compiono, nascono da intuizioni apparentemente semplici, ma la grandezza che pulsa nel nucleo dell’idea infonde nelle persone il coraggio di portarle avanti. E’ dalle piccole cose che le grandi imprese si rivelano e così il bene nasce da uno zampillo d’acqua fresca le cui note ridondano dolcemente, fino a far maturare nell’anima la volontà di unire le forze delle persone di buona volontà; ecco che allora dal buio una mano si tende verso il prossimo e si intravede la luce tessere una rete indissolubile di autentica solidarietà.

Monia Pin


Cultura

Small Poetry Prizes

Tornando su un argomento già toccato, seppur marginalmente, tempo addietro. Che me ne faccio di un attestato di partecipazione, oltretutto digitale? Cos’è, la conferma di aver mandato una poesiola del cavolo a un concorso sovente altrettanto del cavolo? Al di là dello Strega, del Pascoli e pochi altri, quale potrà mai essere lo scopo dei premi minori, dei sempre più numerosi awards di periferia, con tanto di patrocini comunali e correlate menzioni al merito, se non quello di porgere una carezza alla vanità, per altro consentita e innocua, dei poeti domenicali? Perché, come diceva Croce - ratificato da De André - tutti buttiamo giù versi nella prima gioventù; dalla maggiore età in su però in campo rimangono i millantatori, magari involontari, e i poeti veri, molto rari. Trovo più gratificante un altro tipo di riconoscimento, per esempio qualora vieni a sapere che un remoto lettore si è identificato in una tua quartina, industriandosi poi per trovare il modo di comunicartelo. Credete che mi esprima così per invidia? Assicuro, no. Quella la esplicito per gli attacchi di Ginsberg, le profondità leopardiane, la sintesi filosofica di Quasimodo e Ungaretti, le drammatiche narrazioni di Lautreamont, alcune soavità di Montale, le sensuali maree della Valduga (unica esponente del femminino sacro e unica vivente in questo personale elenco); e ancora: le suggestioni evocative di Carducci, le solitudini metaforiche di Corbière, le immaginifiche iperboli mediterranee e latinoamericane del compianto amico Sal Passarella (con la prefazione di Nanda Pivano nel suo libro d’esordio e che dei premi letterari se ne infischiava). Altre voci destano la mia ammirazione, tanto da pensare a volte: mi sarebbe piaciuto averla scritta io la strofa di quel sonetto, la chiusa di quell’ode. Davvero tanti i riferimenti, gli insegnamenti, gli incitamenti, quasi tutti forgiati tra le pagine di in un glorioso passato, da Omero a Shakespeare. Dante no, troppo moralista, ma contestualizzandolo al suo tempo ci può stare. Ricapitolando: poetare durante le feste comandate va bene, specie rifacendosi a componimenti in rima baciata o in alternata consonanza. Riguardo al verso sciolto - purtroppo in qualche occasione legato alla maledizione di Montezuma - ci vuole comunque forma, non è sufficiente il sentimento, esso è già universale di suo; e non basta andare a capo. Perfino la famigerata intelligenza artificiale (che di parte non è, almeno in simili casi), interrogata in merito, più o meno riassumendo risponde: Conformismo delle giurie, tendono a preferire una scrittura che rispetti i canoni accademici. Da ciò si intuisce che i vincitori seriali tendono a presentare componimenti redatti secondo il gusto tradizionale delle giurie stesse; per di più inviano continuamente a decine di concorsi, ritagliandosi statisticamente la possibilità di una buona classifica. Reti preposte, comunità di settore, circuiti chiusi autoreferenziali, conventicole dove vige il giro di ruota, ovvero premiarsi allegramente a vicenda. Pare che anche il portale di WikiPoesia interagisca secondo quanto sopra specificato, cioè seguendo un criterio di iscrizione associativa. Come posso conoscere dal di dentro il meccanismo? Obiezione accettabile. Ma mica si deve necessariamente passare col rosso per capirne il pericolo. Comunque, una volta mi son lasciato tentare (una volta con doppio significato). Sono stato pure scelto e pubblicato, senza tassa di lettura, nell’antologia di Artecultura, edizioni allora prestigiose. Non l’avevo mai sbandierato, lo riporto giusto qui dato il tema. La poesia non si premia. Se mai si omaggia. Questo il mio pensiero dominante. Chiudo con una lirica-manifesto, intro di uno scarno libretto nel quale rivolgo piccole dediche a chi, in un ampio varco spazio-temporale, ha smosso il mio estro creativo quand’era dormiente: Scriveremo poesie a tremila gradi / per toglierci di dosso le voglie e il freddo / le cercheremo fuori dai Caffè letterari / oppure in riva al vuoto o cantate al vento / Poesie da macello per cani e straccioni / poesie pisciate via nelle brutte stagioni / poesie che se occorre rompono… le convenzioni // La poesia sta nascosta sotto le pietre e i ceppi / confusa alle foglie secche, scorre nei rigagnoli / la poesia è la blutopia per eccellenza / la poesia è rivoluzione e fa miracoli!
Sport, Friuli V.G.

Il Gran Galà Libertas celebra il volontariato sportivo del Friuli Venezia Giulia

Valorizzare le persone che, con passione, dedizione e spirito di servizio, contribuiscono ogni giorno alla crescita dello sport di base e delle comunità locali. È questo l’obiettivo della prima edizione del Gran Galà Libertas, promosso dal Centro Regionale Sportivo Libertas Friuli Venezia Giulia, che si è svolta venerdì 23 ottobre nell’Auditorium comunale di Pasian di Prato, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo sportivo e dell’associazionismo.

La serata ha visto l’assegnazione di circa cinquanta riconoscimenti a persone e realtà che si distinguono per il proprio contributo alla vita sportiva e sociale del territorio. Un’iniziativa nata per dare visibilità a un patrimonio di volontariato, competenze e impegno spesso lontano dai riflettori, ma fondamentale per la vitalità dello sport regionale.

Al centro dell’intervento del presidente regionale Libertas, Lorenzo Cella, il significato del riconoscimento e il valore dell’impegno quotidiano di chi contribuisce alla crescita del movimento sportivo: «Il vostro impegno costante, la vostra lealtà e la vostra generosità siano un esempio per i più giovani e una certezza per tutti noi». Il presidente Cella ha inoltre sottolineato come il traguardo raggiunto con questa prima edizione rappresenti un punto di partenza per il futuro, con l’ambizione di fare del Gran Galà un appuntamento stabile del calendario regionale.

A illustrare il significato e gli obiettivi dell’iniziativa è stato quindi Paolo Comini, consigliere regionale Libertas e ideatore del progetto: «Quando pensiamo allo sport amatoriale, la mente corre spesso ai risultati, ai tempi e alle medaglie. Ma chi vive questo mondo sa che lo sport è soprattutto fatto di storie, passione e gesti silenziosi che rendono possibile ogni attività sul territorio», ha sottolineato Paolo Comini, consigliere regionale Libertas e ideatore del progetto, evidenziando il valore educativo e sociale delle associazioni e di quanti dedicano tempo ed energie alla crescita dello sport di base.

Il sindaco di Pasian di Prato, Juli Peressini, ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale, accogliendo l’iniziativa che ha scelto il territorio cittadino per celebrare il contributo di chi opera quotidianamente a favore dello sport e della comunità

Il lavoro di individuazione dei premiati, coordinato attraverso la rete regionale e il contributo dei Comitati provinciali, ha permesso di valorizzare esperienze significative in diversi ambiti. I riconoscimenti hanno riguardato le categorie Socialità e Inclusione, Impegno e Costanza, Etica e Fair Play, Simpatizzanti e Giornalisti e Organi d’informazione, dando spazio ad atleti, dirigenti, tecnici, associazioni, sostenitori e professionisti della comunicazione.

Alla manifestazione è intervenuto Andrea Pantano, presidente nazionale Libertas, che ha condiviso con i rappresentanti regionali e provinciali dell’organizzazione una serata dedicata al valore dello sport amatoriale e delle persone che lo rendono possibile. Presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali e del mondo sportivo, tra cui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, il sindaco di Pasian di Prato Juli Peressini con l’assessore comunale Ivan Del Forno, la coordinatrice regionale di Sport e Salute, Erika Dessabo, insieme ai presidenti provinciali Libertas (Laura Paronit, Gorizia; Ivo Neri, Pordenone; Venanzio Ortis, Udine) e il presidente Lega Calcio Friuli Collinare, Daniele Tonino.

«
Conosco da tanti anni il mondo dello sport e conosco bene la passione, l’entusiasmo e il senso di servizio che tante persone hanno coltivato e fatto crescere nel tempo, trasmettendo questa voglia di sport anche ai più giovani – ha detto il ministro Luca Ciriani – lo sport è una scuola di vita. Fare sport significa impegnarsi, lavorare per raggiungere un obiettivo, ma anche imparare ad accettare la sconfitta. Perché lo sport insegna proprio questo: si può cadere, ma ci si può sempre rialzare. Una sconfitta non è la fine, ma può diventare un punto di ripartenza, con ancora più forza e determinazione. Questi sono i grandi insegnamenti dello sport, valori che accompagnano gli atleti durante tutta la loro vita. Dietro una gara che dura pochi secondi o pochi minuti possono esserci settimane, mesi e anni di lavoro, allenamenti e sacrifici. In quel breve momento si concentra un percorso intero, fatto di impegno e dedizione. Ecco perché lo sport è così importante: insegna a non arrendersi, a dare sempre il massimo, a rispettare gli avversari e a riconoscere il valore dell’impegno, indipendentemente dal risultato. Chi vince merita un applauso, ma merita rispetto anche chi ha dato tutto sé stesso, perché il vero valore dello sport non si misura soltanto con una medaglia, ma anche con il percorso fatto per conquistarla».

La cerimonia è stata accompagnata da momenti musicali con le giovani interpreti Martina Preisser Zoratti e Carmen Petrongari, che hanno contribuito a rendere la serata un’occasione di incontro e condivisione, accompagnate dalla maestra di canto Marina Bargone e dal chitarrista Michele Pirona.

Il Gran Galà Libertas nasce con l’intento di riconoscere e raccontare le esperienze che testimoniano il valore educativo, inclusivo e aggregativo dello sport. Un patrimonio che, attraverso il lavoro delle oltre 300 associazioni affiliate alla Libertas in Friuli Venezia Giulia, rafforza il legame tra sport e comunità e rappresenta una risorsa preziosa per il futuro del territorio.

Italia, Economia, Veneto

Distretto manufatturiero unico del Nord, le cinque Regioni rafforzano l'alleanza

Il Distretto manifatturiero unico del Nord prosegue il proprio percorso per rafforzare la competitività del sistema produttivo e costruire una posizione comune sulle politiche industriali nazionali ed europee. Dopo gli appuntamenti di Milano e Torino, le cinque Regioni – Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto – si sono riunite oggi a Milano, in occasione del World Manufacturing Forum, per un terzo incontro che ha visto il coinvolgimento del sistema bancario e delle rappresentanze regionali industriali, con l'obiettivo di trasformare le esigenze delle imprese in proposte concrete per le politiche industriali.

Presenti i cinque assessori regionali allo Sviluppo economico: Vincenzo Colla (Emilia-Romagna), Alessio Piana (Liguria), Guido Guidesi (Lombardia), Andrea Tronzano (Piemonte) e Massimo Bitonci (Veneto).

La giornata si è articolata in due momenti di confronto: il primo con i rappresentanti regionali e nazionali dell'Associazione Bancaria Italiana (ABI) e il secondo con i vertici delle Confindustrie regionali, per condividere le principali esigenze del sistema produttivo e individuare priorità e proposte comuni a sostegno della competitività delle imprese.

Per ABI hanno partecipato Alessandro Azzi, presidente della Commissione regionale Lombardia; Cristian Berselli, presidente della Commissione regionale Emilia-Romagna; Stefano Cappellari, presidente della Commissione regionale Piemonte; Sergio Bava, presidente della Commissione regionale Veneto, e Gianluca Guaitani, già presidente della Commissione regionale Liguria. Presente anche Gianfranco Torriero, Vice Direttore Generale Vicario di ABI nazionale.

Per Confindustria hanno partecipato i presidenti regionali Giuseppe Pasini (Lombardia), Andrea Amalberto (Piemonte), Mario Gerini (Liguria) e Riccardo Fava (Emilia-Romagna). Per il Veneto era presente Carlo Stilli, Direttore Generale di Confindustria Veneto.

Accesso al credito e politiche industriali al centro del confronto
Il confronto con ABI ha posto al centro l'accesso al credito e gli strumenti necessari a sostenere gli investimenti delle imprese, con particolare attenzione alle piccole e medie realtà produttive che costituiscono una componente fondamentale delle filiere manifatturiere del Nord.

Il confronto ha consentito di approfondire le principali esigenze del sistema produttivo in vista dei prossimi provvedimenti nazionali in materia di credito, con particolare riferimento alla necessità di procedere alla riforma del Fondo Centrale di Garanzia, al fine di assicurare maggiore certezza e stabilità alle imprese.

È emersa inoltre l'importanza di sviluppare strumenti di sostegno al credito innovativi, quanto più possibile uniformi e coordinati tra le Regioni, con particolare attenzione alle micro e piccole imprese, al sostegno delle startup, ai processi di patrimonializzazione e al passaggio generazionale. Tra le ipotesi da approfondire anche l'introduzione di strumenti di garanzia di filiera, che valorizzino la solidità delle imprese capofila per facilitare l'accesso al credito delle aziende fornitrici.

In questa prospettiva, è stata concordata l'istituzione di un tavolo tecnico congiunto tra le cinque Regioni e le rappresentanze territoriali di ABI, con l'obiettivo di individuare, nell'arco dei prossimi tre mesi, soluzioni operative e strumenti condivisi per facilitare l'accesso al credito, sostenere gli investimenti e accompagnare la crescita e la competitività del sistema produttivo.

Il successivo incontro con le rappresentanze regionali di Confindustria ha consentito di proseguire il lavoro sulle priorità comuni del sistema industriale, a partire dal rafforzamento delle filiere produttive, dal sostegno agli investimenti, dall'innovazione e dalla necessità di creare condizioni più favorevoli alla competitività delle imprese.

Il confronto con il sistema regionale industriale e bancario rappresenta un ulteriore passo nel percorso delle cinque Regioni, che insieme contribuiscono a oltre la metà del PIL nazionale. L'obiettivo è superare la frammentazione degli interventi e costruire una posizione comune, capace di incidere sulle scelte di politica industriale.

Nuovi ambiti di collaborazione e prossimo appuntamento a Verona
Nel corso della giornata, le cinque Regioni hanno inoltre concordato di ampliare il lavoro comune a due nuovi ambiti strategici: l'internazionalizzazione delle imprese e l'attrazione degli investimenti.

Sul primo fronte, l'obiettivo è sviluppare un progetto condiviso che coinvolga le imprese delle cinque Regioni su una filiera produttiva e un mercato estero individuati congiuntamente. Sul secondo, è stata condivisa la volontà di definire un patto per l'attrazione degli investimenti, mettendo a sistema competenze, strumenti e opportunità dei diversi territori.

Il prossimo appuntamento della Cabina di Regia è previsto il 9 dicembre a Veronafiere, dove proseguirà il confronto con ulteriori rappresentanze del sistema economico e produttivo, attraverso incontri dedicati agli stakeholder che hanno richiesto un'interlocuzione con le cinque Regioni.
Cultura, Treviso

Nasce la Teatri Trevigiani Srl

TREVISO - Oggi a Ca’ Spineda, è stata presentata la società Teatri Trevigiani Srl. La società ha per oggetto la gestione, anche attraverso la concessione in godimento a soci e a terzi, del Teatro Eden e del Teatro delle Voci, entrambi situati a Treviso e di proprietà della Fondazione Cassamarca. I soci sono: Fondazione Cassamarca, che partecipa con una quota del 48,97% e, ciascuno con quota del 7,29%: I Virtuosi Italiani, Massimo Scattolin, Giancarlo Andretta, Chroma srls, Pierpaolo Giacomini Tiveron, Paola De Crescenzo e Sonia Furian.

A breve sarà pronto un calendario di eventi in cui non mancheranno artisti di fama internazionale sia del panorama musicale, sia della danza e dello spettacolo. L’inaugurazione ufficiale è prevista nella seconda metà di ottobre. Fondazione  Cassamarca, il Presidente Luigi Garofalo: “
Quello che presentiamo oggi è un progetto unico nel suo genere perché affidiamo la gestione di due importanti strutture nelle mani di persone di fama nazionale e internazionale che provengono dal mondo dell’arte e la rappresentano in diverse discipline. L’attività che sarà proposta non sarà in competizione con quella degli altri teatri, ma piuttosto sarà complementare e andrà ad arricchire l’offerta anche con proposte nuove. Il nostro vuole essere un progetto inclusivo e aperto in modo che anche la comunità possa proporre iniziative artistiche da  svolgervi. Anche Fondazione è lieta di partecipare alla programmazione con la rassegna dedicata alla tragedia greca, come pure con i concerti e altre proposte nuove legate alla poesia e come spero, al cinema come forma d’arte ”Alberto Martini, Amministratore Teatri Trevigiani Srl e Direttore de I Virtuosi Italiani: “Si tratta di un progetto unico nel suo genere perché mette in campo artisti che provengono da settori diversi e tutti con grandi competenze nelle loro discipline come pure nella gestione I due teatri sono proposti alla città come luoghi di incontro e condivisione. 

Vogliono essere inclusivi e aperti anche a proposte di altri, tenendo sempre come cifra la qualità. A breve sarà pronto un calendario di eventi che, posso già anticipare, vedrà protagonisti artisti di fama mondiale tra i quali come Uto Ughi, Paolo Fresu, Ettore Pagano, Ramin Bahrani, Mischa Maisky. Massimo Scattolin Sono felice dell’avvio di questo progetto che permette di far godere alla città di spazi unici. I due teatri sono infatti strutture uniche nel loro genere. In Europa esistono al massimo 2 o 3 sedi con queste caratteristiche e, in Italia, il Teatro Eden è uno dei due teatri Liberty ancora esistenti.

Gli amministratori
La società sarà amministrata da due figure molto note nel panorama musicale non solo nazionale: i maestri Alberto Martini e Massimo Scattolin. Alberto Martini Nato a Verona, si è diplomato in violino a pieni voti presso il Conservatorio della sua città perfezionandosi poi con il M° C. Romano al Conservatorio di Ginevra. Nel corso della sua carriera ha collaborato stabilmente come Primo Violino di Spalla con molte e importanti orchestre e con i più grandi direttori d’orchestra come R. Muti, R. Chailly, V. Gergiev, D. Yurovsky, M. W. Chung, G. Sinopoli, Y.Temirkanov ecc.

L’attività discografica, che lo vede protagonista come direttore e concertatore è ricchissima, con più di 60 CD registrati per le case discografiche più importanti del mercato ed oltre 400 mila dischi venduti in tutto il mondo .Ha ricevuto vari premi discografici, tra i quali: “Cinque Stelle” premio Goldberg,il “Diapason d’Oro”, le “Choc de la Musique” oltre a varie 5 stelle della rivista italiana MUSICA.Dal 2008 a tutt’oggi è il direttore musicale e artistico de I Virtuosi Italiani.Nel dicembre 2021 ha ricevuto il Diapason d’O de l’Année 2021 per il Cd WarnerClassics – Erato intitolato “Amici & Rivali”.

Attualmente insegna violino presso il Conservatorio “L. Marenzio” di Brescia e viene regolarmente invitato a tenere Masterclass in prestigiose università straniere e nelle giurie di prestigiosi Concorsi Internazionali. Massimo Scattolin. Dopo alcuni incontri con il celebre Maestro Andrès Segovia, ha studiato con Alirio Diaz, il quale definì quella di Massimo Scattolin una squisita arte chitarristica e musicale. Trevigiano, ha iniziato giovanissimo la sua attività concertistica come solista, per dedicarsi poi alla musica da camera; successivamente si è specializzato nell'esecuzione dei principali concerti per chitarra e orchestra, meritandosi la dedica di opere di grandi compositori come Archer, Piazzolla e Morricone. In Europa, Cina, Australia e nelle Americhe la sua arte ha conquistato pubblico e critica, che lo ha unanimemente definito "uno dei migliori esecutori della chitarra"; è il primo chitarrista italiano titolare di cattedra di master al"Mozarteum" di Salisburgo.

La sua preparazione gli permette di spaziare dal jazz al teatro, dal classico al contemporaneo: collabora infatti con celebri artisti come Julius Berger, Carlos Bonell, Giuliano Carmignola, Domenico Nordio, Massimiliano Damerini, Tullio De Piscopo, Roberto Fabbriciani, Franco Mezzena, Paolo Tagliamento, RiccardoCucciolla, Ugo Pagliai, Paola Gassman, Il “Grupo Compay Segundo - Buena Vista Social Club”, il Quartetto Amati ecc…Con molti di questi, oltre che come solista, ha inciso numerosi CD. Suona una chitarra “lattice braced” costruita dal maestro Enzo Guido, equipaggiata con corde Dogal “Maestrale”. a compagine societaria. Oltre alla Fondazione Cassamarca, la compagine societaria ad oggi è composta da: I Virtuosi Italiani.

Il complesso de I Virtuosi Italiani, nato del 1989, è una delle formazioni più attive e qualificate nel panorama musicale internazionale, regolarmente invitata nei più importanti teatri, festival e stagioni in tutto il mondo. Numerose sono le collaborazioni con solisti e direttori di rilevanza internazionale. Hanno collaborato all’allestimento dell’Apollon Musagete di Stravinsky con il New YorkCity Ballet; nel 2001 hanno eseguito tutte le opere in un atto di Rossini per l’Opera Comique di Parigi e hanno tenuto due concerti al Konzerthaus di Vienna.

I Virtuosi Italiani si sono esibiti per i più importanti teatri e per i principali entimusicali italiani e sono stati protagonisti di numerose tournée all’estero, con concerti nelle più importanti sale del mondo quali la Royal Albert Hall, la Carnagie Hall, la Sala Filarmonica di San Pietroburgo, il Seoul InternationalMusic & Arts Center, la Herkules Saal, il Bunka Kaikan, la Sala del Conservatorio Tchaikovsky, Zaryadye Concert Hall, ecc.Nel 2018 I Virtuosi Italiani hanno realizzato un CD con le più famose ouverture dalle opere di Rossini per il 150° anniversario dalla morte pubblicato dalla casa discografica CPO. Nel settembre 2018 è stata pubblicata la registrazione per laprestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, dedicata a una monografia di Morten Lauridsen che nel giugno 2019 ha ricevuto la nomination degli Opu sClassic Awards 2019, il più importante premio per la musica classica in Germania.Nel dicembre 2021 è stato assegnato il Diapason d’or de L’année 2021.

 Hannoc ollaborato con artisti come Franco Battiato, Goran Bregovic, Uri Caine, Chick Corea, Paolo Fresu, Ludovico Einaudi, Michael Nyman, Cesare Picco, Enrico Rava, Antonella Ruggiero, Gianluigi Trovesi, Richard Galliano e molti altri. Massimo Scattolin (vedi sopra)Giancarlo Andretta.

E’ nominato il 20 maggio 2021 membro della Accademia Reale di Svezia. Già Direttore Principale e consulente alla Direzione artistica del teatro dell’Opera di Goteborg (2010 – 2013) e dell’Opera di Graz (1994 – 1997); è stato Direttore ospite del Teatro Reale dell’Opera di Danimarca a Copenhagen (2001 –2010) e Direttore Stabile dell’Orchestra Sinfonica di Aarhus (2000 – 2010); ha ricoperto inoltre l’incarico di Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica di Granada (2010 – 2015). Dal 1990 al 1995 Direttore assistente all’Orchestra della Radio Televisione di Vienna; è stato Direttore artistico e principale dell’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta (2000 – 2002) e dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza (1996 – 2003).Oggi 3 settembre si trova a Budapest per delle prove di sala con alcuni solisti del Don Giovanni che verrà prodotto in novembre con l’Orchestra Filarmonica di Ungheria nella Sala B. Bartok di Budapest. Chroma srls

La società dal gennaio 2025 ha preso in gestione il Teatro delle Voci di Treviso. L’amministratore è la prof.ssa Manuela Pagot. Laureata presso Accademia Nazionale Danza a Roma e perfezionata presso l’Accademia Teatro La Scala. E’ direttrice artistica e docente di Danza insieme Asd, prima scuola nata a Treviso e centro di formazione per giovani danzatori. Dal 2025 è legale rappresentante di Chroma srls, società che gestisce il Teatro delle Voci in compartecipazione con la Fondazione Cassamarca. 

Oltre ad aver organizzato numerosi stage con ballerini di fama internazionale, nel luglio del 2025 ha prodotto il gala internazionale Stelle di Domani, ideato da Alessio Carbone, che ha visto le eccellenze delleAccademie internazionali esibirsi a Treviso.Nel 2007 ha prodotto da sola uno spettacolo d’eccellenza della Scuola di Ballo Teatro La Scala, facendo esibire 40 allievi al Teatro Dal Monaco. E’ in contatto con compagnie e corpi di ballo italiani e stranieri che le permettono di portare a Treviso spettacoli di eccellenza .Pierpaolo Giacomini Tiveron Ufficiale Generale dell'Esercito in pensione, laureato in Scienze Strategiche, ha partecipato a numerose missioni in Italia e all'estero.

Ha assunto incarichi di Comando, di Staff e Dirigenziali in numerosi reparti e allo Stato Maggiore dell'Esercito, ultimo incarico presso il Nato Rapid DeployableCorps-Italy a Solbiate Olona. Residente a Treviso, appassionato di danza e musica d'Opera, segue le attivitàdella moglie Manuela Pagot direttrice di Danza insieme ASD e responsabile dellagestione del Teatro delle Voci dal 2025.Paola De Crescenzo Diplomata alla Scuola di Teatro Galante Garrone di Bologna, è stata membro dell'Ensemble del Teatro Due di Parma. Ha collaborato, inoltre, con il DeutschesTheater di Berlino, il Zagreb Youth Theatre, il Teatro dell'Opera di Budapest e ilTeatro di Opole, in Polonia.È stata diretta, tra gli altri, da Roberto Andò, Luca Ronconi, Gigi Dall’Aglio, Carlo Cerciello e Claudio Longhi. Antigone, Mirandolina, Titania, Edda Ciano, Didone sono alcuni tra i ruoli da lei interpretati. 

È attualmente in scena con "Emma", spettacolo ispirato a Madame Bovary di Flaubert e del cui testo è anche autrice.

Sonia Furian
Laureata in Scienze Politiche con specializzazione in economia e relazioni internazionali presso l'Università di Padova, ha maturato una solida esperienza professionale in ambito amministrativo, contabile e finanziario. Dopo aver iniziato la sua carriera nelle vendite internazionali presso Navalmar S.p.A., ha sviluppato un'esperienza di oltre vent'anni in studi professionali e aziende industriali, occupandosi di contabilità, controllo di gestione, gestione di progetti e consulenza fiscale. Ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità, tra cui Responsabile del Controllo di Gestione e Finanza presso Cytech Srl. Ha gestito progetti di pianificazione finanziaria, rapporti bancari, start-up aziendali e riorganizzazioni amministrative in contesti complessi e diversificati, dal tessile all'ingegneria meccanica ai servizi sanitari. Grazie alle sue competenze trasversali, che spaziano dalla consulenza contabile alla gestione strategica dei processi, ha ricoperto ruoli in enti aziendali e di governance come consigliere in varie quotate in Borsa come Asco power Spa, AP Reti Gas North Srl e SolidworldGroup Spa. Grazie alla sua tradizione familiare e alla formazione e alla passione musicale in particolar modo lirica, ha organizzato vari Festival e Concerti in collaborazione anche con alcune amministrazioni comunali come ad esempio Asolo e Conegliano.

Le strutture Teatro Eden
Inaugurato nel 1910 con Madama Butterfly, il Teatro Eden si caratterizza per
l ’architettura in stile Liberty. Sorge nella zona denominata Eden, a Treviso, dove fu edificato per volontà dell’industriale Graziano Appiani. La scelta del nome Eden, sin dall’origine, voleva essere un riferimento chiaro a luogo di bellezza epace. Progettato dall’Ing. Modonesi, l’edificio presenta molte caratteristiche che lo rendono originale, tra queste il pavimento della sala costituito da formelle esagonali in gres opaco con struttura a nido d’ape e altri elementi decorativi tipici della produzione Appiani.

Oggi, insieme al Teatro di Schio, è considerato l’unico esempio di teatro in stile Liberty in Italia. Nel settembre 2002 la Fondazione lo ha acquistato dal Comune di Treviso, dal quale lo aveva avuto precedentemente in concessione attraverso la sottoscrizione di una convenzione che aveva permesso il suo completo restauro e la sua riapertura nel dicembre 1999.Nel 2025 si è concluso un secondo importante intervento di restauro che oggi consente di avere a disposizione un edificio di pregio storico in puro stile Liberty che è dotato di attrezzature sceniche all’avanguardia. Dispone di 451 posti a sedere, di cui 360 nel parterre e 85 nel loggiato al piano primo. 

L’acustica è stata studiata dall’Università di Padova e curata attraverso simulazioni per la combinazione ottimale di materiali e tecnologie. Così dicasi delle predisposizioni degli impianti speciali di sala.T eatro delle Voci - Situato a Treviso, nel quartiere di San Liberale, il Teatrodelle Voci nasce a seguito di un importante intervento di ristrutturazione di unex cinema convertito a studio di registrazione e teatro sperimentale dalla Fondazione Cassamarca, che si è ispirata ai più grandi studios e teatri di avanguardia europei. Oggi, l’importante dotazione tecnologica che contiene lo rende un contenitore privilegiato che offre molteplici opportunità d'espressione all'immaginazione. La struttura multifunzionale è stata infatti progettata per accogliere le diverse forme dello spettacolo e della cultura contemporanea. Gli spazi consentono allestimenti per ogni tipo di attività.
Economia, Veneto

Veneto, 80 miliardi di export e oltre 16 milioni di arrivi turistici tra Venezia e Verona

PADOVA - EY, leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, assistenza fiscale e legale, transaction e consulenza, presente in Italia con 9.500 persone, ed EY Private, area aziendale di EY che da sempre è vicina alle imprese, hanno presentato oggi a Padova la terza e ultima tappa dell’EY Private Roadshow 2026, l’iniziativa territoriale dedicata alla valorizzazione delle eccellenze imprenditoriali del territorio. L’evento ha riunito professionisti, imprenditori e rappresentanti dell’ecosistema economico veneto per approfondire opportunità, sfide e strategie di crescita delle imprese.

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Con l’ultima tappa dell’EY Private Roadshow 2026 completiamo un percorso di confronto con imprese ed ecosistemi territoriali sulle trasformazioni che stanno ridefinendo il sistema Paese. L’indagine condotta da EY Private in collaborazione con SWG mostra che, di fronte all’incertezza, le aziende stanno intervenendo concretamente sui propri modelli operativi e di mercato: il 70% punta sulla digitalizzazione dei processi e il 61% sulla diversificazione dei mercati di vendita. In questa fase, accompagnare gli imprenditori significa aiutarli a integrare tecnologia, competenze e visione strategica, trasformando il cambiamento in una leva di crescita sostenibile nel tempo”, commenta Massimo Meloni, EY Italy Private Leader e Italy Audit Leader.

L’analisi di EY-Parthenon sul territorio veneto
Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati di un’analisi di EY-Parthenon sul tessuto macroeconomico territoriale della regione Veneto, curata da Mario Rocco, Partner EY-Parthenon, Valuation, Modelling & Economics Leader per l’Italia. Secondo lo studio, il Veneto si conferma una delle principali piattaforme industriali ed esportatrici del Paese, anche grazie a una forte specializzazione manifatturiera. In questo contesto, il rallentamento della domanda europea, principale mercato di sbocco delle imprese venete, rappresenta uno dei principali elementi di attenzione per le prospettive economiche del territorio.

Pur con una crescita del PIL reale – stimata al 6,3% tra il 2019 e il 2027 – inferiore rispetto al Nord (8,5%) e alla media nazionale (8,1%), il Veneto continua a mostrare un andamento economico nel complesso positivo. Permangono tuttavia differenze tra le province della regione: Padova rappresenta la principale economia del Veneto, con un PIL pari a 39,2 miliardi di euro nel 2023, seguita da Verona (38,5 miliardi), Vicenza (36,4 miliardi), Treviso (35,8 miliardi) e Venezia (32,4 miliardi). Belluno e Rovigo, meno dinamiche delle altre province, rappresentano circa l'8% dell'economia regionale. Accanto alla solidità del proprio tessuto produttivo, il Veneto si distingue anche sul fronte della ricerca e sviluppo: nel 2023 la spesa in R&S ha raggiunto 2,4 miliardi di euro, collocando la regione tra quelle con i più elevati livelli di investimento in innovazione – nonostante il rapporto al PIL registri dei valori leggermente inferiori alle media italiana – e con un numero di addetti alla ricerca in rapporto al PIL superiore alla media italiana.

Una delle principali caratteristiche della regione è la sua forte vocazione industriale. Il Veneto si conferma infatti la seconda regione italiana per incidenza dell'industria sul valore aggiunto complessivo: il comparto industriale pesa per il 28% del totale regionale, contro una media nazionale pari al 20%, mentre i servizi rappresentano il 64% del valore aggiunto. Tra i principali comparti figurano il commercio all'ingrosso e al dettaglio e le attività immobiliari, entrambi con un peso del 12%, seguiti dalla fabbricazione di computer, elettronica e macchinari (7%), dalle attività professionali e scientifiche (6%) e dalle costruzioni (6%).

Dal lato della domanda interna, i consumi delle famiglie sono attesi crescere a tassi non particolarmente dinamici (1,2% e 1,0% rispettivamente nel 2026 e 2027), anche a causa della debole crescita dei salari reali. Sul fronte estero, l'export continua a rappresentare uno dei principali motori dell'economia regionale: nel 2025 le esportazioni di beni hanno raggiunto circa 80 miliardi di euro, pari a circa il 40% del PIL della regione. Macchinari e apparecchiature rappresentano il 20% dell'export regionale, seguiti da altre attività manifatturiere (15%), tessile e abbigliamento (13%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (12%). Il 58% delle vendite all'estero è diretto verso i paesi dell'Unione Europea, che continuano a rappresentare il principale mercato di riferimento per le imprese venete e il principale elemento di attenzione per le prospettive dell'export regionale.

Sul fronte della trasformazione digitale, l’82% delle imprese venete presenta almeno un livello base di digitalizzazione e il 16% utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, in linea con la media italiana. Il turismo rappresenta un importante fattore di sostegno per l'economia del Veneto: nel 2024, il saldo della spesa turistica in rapporto al PIL si è attestata su livelli superiori alla media italiana e in crescita rispetto agli anni precedenti. Nel 2025 Venezia e Verona hanno registrato rispettivamente 10,8 milioni e 6 milioni di arrivi turistici, confermandosi le principali destinazioni della regione, seguite da Padova con 2 milioni di arrivi. Rispetto ai livelli pre-pandemia, Belluno evidenzia la performance migliore tra le province venete, con una crescita del 27% rispetto al 2019, seguita da Verona (17%) e Venezia (8%).

Aggiunge Maurizio Rubinato, Partner EY e Responsabile Assurance Area Nord Est: “La forte vocazione industriale e l’apertura ai mercati internazionali, con 80 miliardi di export nel 2025, sono elementi distintivi dell’economia veneta. A questi punti di forza si affianca il turismo, che contribuisce in modo significativo alla vitalità economica della regione. Nel 2025 Venezia e Verona hanno registrato rispettivamente 10,8 milioni e 6 milioni di arrivi turistici, confermando la capacità attrattiva della regione verso visitatori italiani e stranieri. La sfida per i prossimi anni sarà rafforzare tradizione industriale, apertura internazionale e pluralità di vocazioni produttive, accompagnando l’evoluzione delle imprese in un contesto globale incerto. In questo scenario, l'apertura della nuova sede di EY a Padova rappresenta un ulteriore rafforzamento di una presenza già consolidata sul territorio e conferma l'impegno del network nell’affiancare le imprese locali nei percorsi di trasformazione, innovazione ed evoluzione dei modelli di business”.

Premiate quattro aziende venete
In occasione della terza e ultima tappa del Roadshow a Padova sono stati premiati quattro imprenditori veneti che si sono distinti per i loro valori e il loro contributo, non solo in ambito locale ma anche nazionale e internazionale:

Barbara Beltrame, Vicepresidente di AFV Beltrame Group, vince il premio Tradizione e Futuro d’Impresa “per aver saputo accompagnare l'evoluzione di una storica impresa familiare attraverso cinque generazioni, coniugando continuità dei valori, apertura al cambiamento e visione internazionale. Un percorso che testimonia come radici solide, capacità di innovare e attenzione alle sfide dei mercati globali possano trasformarsi in un motore di crescita e sviluppo duraturo”.

Luigi Gorza, CEO di ARD Raccanello, vince il premio Visione e Responsabilità d'Impresa “per aver promosso un modello di crescita fondato su una visione di lungo periodo, accompagnando l'evoluzione dell'impresa attraverso scelte orientate all'innovazione, alla sostenibilità e alla responsabilità. Un percorso che dimostra come il cambiamento possa diventare un'opportunità per rafforzare la competitività aziendale e generare valore duraturo”.

Giannandrea Dubbini, Presidente e Amministratore Delegato di Diemme Caffè, vince il premio Valore oltre il Prodotto “per aver costruito un modello imprenditoriale capace di andare oltre la qualità del prodotto, integrando competenze, formazione, servizio e vicinanza al cliente. Un percorso che dimostra come la conoscenza del settore, la cura delle relazioni e la capacità di affiancare i clienti possano diventare leve distintive di crescita e competitività”.

Matteo Fabbrini, CEO di FABA, vince il premio Innovazione Educativa “per aver sviluppato un progetto imprenditoriale capace di coniugare innovazione, tecnologia e contenuti educativi, offrendo a bambini e famiglie esperienze di apprendimento coinvolgenti e accessibili. Un percorso che dimostra come la crescita d'impresa possa andare di pari passo con la generazione di un impatto positivo sulle nuove generazioni”.

Il roadshow di EY Private 2026 è stato realizzato in collaborazione con Julius Baer e ha coinvolto durante le sue tappe imprenditori locali, istituzioni e associazioni di categoria per valorizzare il tessuto territoriale e il loro impegno per la crescita economica del nostro Paese.
Cultura, Treviso

La musica come voce dell'anima : Christian Joseph Saccon , l'ultimo "violinista romantico"

Dai concorsi internazionali alle grandi orchestre, fino all’insegnamento al Conservatorio: la storia di un interprete che ha fatto dell’espressività e della profondità emotiva la cifra della propria musica

CONEGLIANO (TV) – C’è chi considera la musica una questione di tecnica e chi, invece, ne fa una forma di racconto capace di dare voce alle emozioni più profonde. Il Maestro Christian Joseph Saccon, noto violinista trevigiano e docente al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, appartiene a quest’ultima tradizione, ovvero quella degli interpreti per i quali ogni nota deve trasmettere qualcosa di autentico. Una sensibilità che, nel corso di una carriera costellata di riconoscimenti, collaborazioni prestigiose e importanti esperienze concertistiche, gli è valsa la reputazione di interprete dal temperamento spiccatamente romantico. Motivo per il quale è oggi riconosciuto come “ultimo violinista romantico”.

Nato a Treviso nel 1968, e cresciuto tra il capoluogo e Conegliano, Saccon si diploma con il massimo dei voti al Conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto sotto la guida del maestro Giuseppe Volpato, ultimo allievo della scuola violinistica veneziana di Luigi Ferro. La sua formazione prosegue poi con alcuni dei più importanti esponenti della tradizione violinistica europea, tra cui Viktor Liberman, Viktor Pikaizen, Tibor Varga, Norbert Brainin, Corrado Romano, Franco Gulli, Uto Ughi, Bruno Giuranna Asciolla, Alain Meunier e Pavel Vernikov. Il talento trova presto conferma nei risultati ottenuti nei concorsi nazionali e internazionali. Tra il 1988 e il 1999 conquista diversi premi raggiungendo le fasi finali di competizioni di rilievo come il concorso “J.S. Bach” di Parigi (Francia), il “Tibor Varga” di Sion (Svizzera), il “Lipizer” di Gorizia e il “Carl Nielsen” di Odense (Danimarca). Parallelamente prende forma un percorso orchestrale di primo piano che lo vede impegnato con l’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, nell’ambito dell’Accademia Filarmonica della Scala sotto la direzione di Riccardo Muti, e con I Solisti Veneti. Inoltre, nel 2002 vince il concorso per il ruolo di primo violino e solista dell’Orchestra Sinfonica Giovanile della Cassa di Risparmio di Roma.

L’attività concertistica lo porta così ad esibirsi in Italia e all’estero, sia come solista che nell’ambito della musica da camera. D’altronde, il suo repertorio attraversa le grandi pagine di Čajkovskij, Brahms, Mendelssohn, Mozart, Viotti e Wieniawski accanto ai capolavori di Paganini, Bach, Milstein, Kreisler, Ysaÿe e Vécsey. E nel 2015 firma anche un’impresa di particolare rilievo musicologico: la prima esecuzione mondiale in epoca moderna del Concerto “La Tempesta” di Niccolò Paganini, da lui riscoperto e revisionato dopo circa due secoli. Anche la discografia testimonia il valore del suo lavoro interpretativo. La registrazione del Concerto per violino di Brahms con la MAV Orchestra di Budapest riceve infatti apprezzamenti dalla critica, con il musicologo Alberto Cantù che definisce la sua lettura “di riferimento” sottolineandone la limpidezza esecutiva e il pathos degli interpreti di un’altra epoca.

Accanto al palcoscenico Saccon ha però dedicato una parte importante della propria carriera anche alla formazione delle nuove generazioni. Dopo aver insegnato nei conservatori di Bergamo e Torino, dal 2022 è difatti docente di violino al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Il suo approccio didattico e artistico si fonda su una convinzione precisa: la padronanza tecnica, pur essenziale, non basta se non è accompagnata dalla capacità di dare un significato personale alla musica. Una visione maturata anche attraverso un’esperienza drammatica. Nel 2009 un grave incidente stradale, avvenuto mentre rientrava da un concerto insieme alla madre, segna profondamente la sua vita: la donna perde la vita ed il prezioso violino che il musicista aveva con sé rimane gravemente danneggiato. Nonostante il successivo restauro lo strumento non tornerà però più nelle sue mani, a causa del forte legame con quella tragedia, finendo così in Giappone.

Da allora Saccon suona un importante violino Giuseppe Fiorini del 1924, strumento che lo accompagna nell’attività concertistica e nell’insegnamento. La sua sensibilità interpretativa gli ha comunque consentito di essere chiamato a suonare anche altri strumenti di straordinario valore storico. E un nuovo appuntamento di particolare prestigio attende proprio Saccon a novembre quando sarà protagonista di un concerto al Teatro Eleonora Duse di Asolo. Per l’occasione arriverà eccezionalmente in città un prezioso strumento del Museo del Violino come il Golden Bell (“Campana d’oro”), violino del 1668 appartenuto ad Antonio Stradivari in giovane età. Un’opportunità rara per ascoltare dal vivo uno strumento di straordinario valore storico affidato alla sensibilità interpretativa di un musicista che ha fatto della ricerca espressiva e del dialogo con la tradizione violinistica una cifra distintiva del proprio percorso artistico.

Per Christian Joseph Saccon, in definitiva, il violino non è soltanto uno strumento da padroneggiare, ma un mezzo attraverso cui esprimere la propria interiorità. «
Un violinista può dirsi davvero tale solo quando arriva a piangere suonando il proprio strumento» è solito dire il M° Saccon. Una frase che riassume una concezione dell’arte nella quale tecnica, sensibilità ed emozione sono inseparabili.
Venezia, Veneto

Gli studenti di ITS Marco Polo Academy tra i protagonisti di Radar Venezia 2026

VENEZIA - Si rinnova la collaborazione tra ITS Marco Polo Academy e Venice Fashion Week, da quest’anno Radar Venezia, organizzata da Venezia da Vivere. Gli studenti del secondo anno del corso “Art Moving & Set Up Manager”, coordinati dalla docente Elisa Monaci, sono stati i protagonisti di due appuntamenti della settimana della moda veneziana, in programma fino al 24 ottobre: hanno partecipato all’organizzazione della sfilata di moda sartoriale Always in Venice – Always Support Talent, che si è svolta lunedì 19 ottobre alla Sala Capitolare della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, e hanno contribuito alla progettazione dell'allestimento della mostra The Very Last Layer della stilista e designer sudafricana Romi Loch Davis, inaugurata martedì 20 ottobre a Palazzo Venart.

Ideata e promossa dalla piattaforma Venezia da Vivere e inserita tra i Grandi Eventi del Comune di Venezia, portando in città un programma diffuso di incontri, mostre, sfilate, atelier aperti e progetti internazionali, Radar Venezia 2026 nasce dall’esperienza di dodici anni della Venice Fashion Week e propone un nuovo percorso dedicato alla creatività contemporanea, che in questa edizione tenta ancor di più di mettere in relazione moda, alto artigianato, arte, design, formazione e produzione. Tra le iniziative figurano gli Atelier Aperti, dedicati a botteghe, studi e manifatture, e la Radar Night, che coinvolge boutique e negozi di moda e design.

Per la sfilata di moda Always in Venice, ospitata nella Scuola Grande San Giovanni Evangelista – luogo simbolico per l’arte e la storia della città e sede di differenti eventi che animano la vita culturale veneziana – gli studenti dell’ITS Marco Polo sono entrati nella dimensione dinamica e organizzativa di un evento dal vivo, dove tempi, persone, abiti e spazi devono coordinarsi con precisione. I ragazzi hanno svolto diversi compiti legati alla gestione dell'evento, assumendo il ruolo di allestitori, addetti all’accoglienza dello spazio e vestiaristi dei 20 modelli che hanno sfilato con abiti realizzati da 11 designer.

La mostra The Very Last Layer, dedicata alle creazioni della stilista sudafricana Romi Loch Davis, è invece ospitata negli spazi del luxury hotel Palazzo Venart. Questa sede, edificio di valore storico e pregio artistico, configura un contesto sfidante nella progettazione degli allestimenti e nella valorizzazione degli oggetti da esporre; la mostra costituisce quindi un'importante esperienza professionalizzante sul campo, in cui mettere in pratica le competenze sviluppate nel percorso “Art Moving & Set Up Manager”. Nello specifico, gli studenti si sono occupati della progettazione e realizzazione dell'allestimento, della comunicazione dell'evento e della movimentazione dei capi di design, seguendo le diverse fasi necessarie per portare i manufatti dal luogo di conservazione allo spazio espositivo.

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Il contributo dei nostri studenti alla realizzazione degli eventi di Radar Venezia 2026 rappresenta un'importante occasione di applicazione sul campo delle competenze acquisite durante il percorso formativo, dichiara Damaso Zanardo, presidente dell’ITS Marco Polo Academy –. Attraverso attività svolte in contesti di rilievo internazionale e in sedi di particolare valore storico e culturale, i ragazzi del corso Art Moving & Set Up Manager si confrontano direttamente con le dinamiche organizzative e operative del settore. La collaborazione conferma l'impegno del nostro ente formativo nel promuovere percorsi strettamente connessi al mondo del lavoro e alle professioni della cultura».

Il corso “Art Moving & Setup Manager” si sviluppa in un biennio, per un numero complessivo di 1.200 ore di didattica e laboratori, orientati sui modelli organizzativi attuati da Fondazioni e da aziende leader nel settore, e di 800 ore di tirocinio aziendale (orientamento nel primo anno, finalizzato nel secondo), con docenti che si occupano di allestimenti, di trasporti, di comunicazione, di prodotti editoriali e di logistica. Gli studenti del corso ITS imparano a saper colloquiare con artisti, architetti e curatori, dialogano con la Soprintendenza, con Musei e Fondazioni, con i diversi uffici che collaborano per l’organizzazione di grandi mostre. Devono sapersi rapportare con le dogane, sapere a che temperatura può viaggiare un “Tintoretto” o un’opera di Warhol, o come va valorizzato uno spazio espositivo attraverso il posizionamento delle luci.







Italia

Oltre la protesta: il disagio che sfida il sistema

Il fine settimana del 17 e 18 ottobre 2026 ha segnato un momento di profonda tensione sociale e politica che ha travalicato i confini nazionali, inserendosi in un clima d'inquietudine diffuso in gran parte d'Europa. Le manifestazioni, nate per dare voce a un reale disagio economico legato al carovita, all'inflazione crescente, al costo insostenibile degli alloggi per gli studenti e alla pressione fiscale, hanno registrato un'ampia partecipazione sia del mondo universitario sia degli studenti delle scuole superiori.
 
Tuttavia, in diverse città italiane come Milano, Torino e Bologna, la dimensione politica e pacifica della protesta si è intrecciata e sovrapposta a una deriva di guerriglia urbana e di devastazione. In particolare, nel centro di Milano, attorno alle vie dello shopping e del lusso, si sono verificati saccheggi sistematici ed episodi di violenza che hanno causato danni ingenti e decine di feriti tra le forze dell'ordine. Tali azioni sono state condotte da gruppi di giovanissimi, coordinati in modo spontaneo attraverso le piattaforme social e spinti da forme di rabbia ed emarginazione piuttosto che da tradizionali appartenenze ideologiche.
 
Si tratta di ragazzi in grandissima parte minorenni (con la presenza anche di ragazzini di 12 o 13 anni), provenienti da contesti periferici o di forte marginalità sociale, che si sentono "invisibili" all'interno di una metropoli percepita come sempre più cara, polarizzata e irraggiungibile. Spesso questi giovani non vengono attirati da una precisa rivendicazione accademica o scolastica, ma dal fascino della rivolta fine a sé stessa, del saccheggio e dell'azione di gruppo amplificata dal contesto virtuale.
 
Questa specifica dinamica, purtroppo nuova, ha sollevato un articolato dibattito istituzionale e politico sulle cause e sulle possibili risposte. La Presidenza della Repubblica ha richiamato alla necessità di un approccio equilibrato: ha condannato senza esitazione la violenza e ribadito la piena solidarietà a chi garantisce la sicurezza, sollecitando al contempo una riflessione profonda che non si limiti alla sola risposta repressiva, ma cerchi di affrontare le ragioni strutturali del malessere giovanile.

 Per contro, la risposta del Governo e delle forze di Centrodestra si è focalizzata sulla linea della fermezza e della tolleranza zero, individuando nell'estremismo e nelle fragilità della gestione locale le responsabilità dei disordini, e proponendo misure d'emergenza come l'incremento dei contingenti militari, fermi preventivi per i minori e normative più severe.

A questa narrazione si sono opposti il Sindaco di Milano e l'area di Centrosinistra. 

Pur respingendo con fermezza ogni forma di vandalismo, essi hanno rifiutato l'idea di una militarizzazione della città, evidenziando come la sicurezza pubblica rimanga di competenza statale e sottolineando l'urgenza di dare risposte concrete ai problemi reali delle famiglie e degli studenti, quali l'accesso alla casa e la perdita del potere d'acquist 
Nel dibattito si inserisce infine la lettura delle Sinistre radicali e dei movimenti d'area. Pur prendendo le distanze dagli infiltrati e dalle azioni violentemente distruttive, essi interpretano l'attacco alle vetrine del lusso come il sintomo esplicito di un'invidia sociale e di una polarizzazione economica sempre più esasperata nelle grandi metropoli moderne.
 
L'evento italiano non è rimasto isolato, ma si colloca all'interno di un'ondata continentale di malcontento che, nel medesimo fine settimana, ha attraversato Paesi come la Francia (dove le proteste contro il costo della vita sono sfociate in gravi scontri e nell'imposizione del coprifuoco), la Spagna, il Portogallo, il Belgio e l'Albania.
 
Ciò conferma come la crisi economica e l'emergenza abitativa stiano generando fratture sociali e generazionali diffuse in tutto il contesto europeo: tensioni che trascendono le reali proteste scolastiche e assumono i connotati di uno scontro dal basso per il riscatto sociale, una vera e propria rivoluzione, capace nel tempo di mettere in crisi l'intero sistema.

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Ultimo aggiornamento: 24/10/2026 21:13