Conegliano

Gaiarine, confermati gli incentivi per l'efficientamento della scuola primaria

GAIARINE (TV) - Il GSE – Gestore dei Servizi Energetici – ha confermato 2.350.000 di euri di incentivi a copertura degli interventi di efficientamento energetico della scuola primaria di Gaiarine.

«È una notizia che accogliamo con grande soddisfazione – afferma l’assessore al Bilancio Segat – perché questa somma consentirà di riportare in tempi brevi la cassa dell’ente in una situazione di maggiore tranquillità e di proseguire con le numerose opere attualmente in corso».

Oltre all’intervento sulla scuola primaria del capoluogo dopo aver ultimato il presso a Francenigo, l’Amministrazione comunale ha infatti avviato i lavori per la realizzazione di una nuova tribuna coperta e la sistemazione degli spogliatoi esistenti presso lo stadio comunale, intervento quest'ultimo ormai quasi concluso, per un investimento di oltre 700.000 euro.

Proseguono inoltre i lavori di restauro dell’ex cinema Lux, per un investimento complessivo di 2,3 milioni di euro. L’opera, di cui si stanno ultimando le finiture, è ormai prossima all’inaugurazione e sarà presto riconsegnata alla comunità, concretizzando un intervento atteso da decenni.

È inoltre in fase di conclusione il cantiere della pista ciclopedonale Albina-Lake, insieme a numerosi altri interventi di manutenzione di minore entità distribuiti sul territorio comunale.

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Alla luce di questi risultati – prosegue Segat – si rivelano infondati gli attacchi dell’opposizione sullo stato dei conti pubblici. Come abbiamo ribadito anche in Consiglio comunale, la partecipazione a numerosi bandi a rendicontazione richiede all’ente la capacità di anticipare risorse, anche ingenti, prima di ricevere i relativi finanziamenti. Anche ricorrendo, quando necessario, all’anticipazione di tesoreria – aggiunge l’assessore – i vantaggi per il Comune rimangono significativi e consentono di realizzare opere che, diversamente, non avrebbero mai visto la luce».

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Noi siamo per il fare e non ho dubbi che anche questi interventi ne siano la testimonianza - dichiara il Sindaco Diego Zanchetta- Come avevo detto in Consiglio comunale, serve tempo: quando ci si aggiudica un bando, infatti, le risorse vengono erogate a seguito della realizzazione e della rendicontazione dei lavori, mentre il Comune deve nel frattempo garantire i pagamenti alle imprese che stanno operando. Di conseguenza, l’ente può trovarsi temporaneamente esposto, ma una volta completati gli interventi e ricevuti i finanziamenti, le risorse rientrano. Capisco che denigrare chi lavora per rendere il Comune più attrattivo e moderno possa essere più facile che realizzare concretamente le opere, ma io e tutta la squadra amministrativa preferiamo di gran lunga fare. Con la certezza che, alla fine, sono le cose concrete a parlare: i proclami infondati possono destare clamore, ma sono i risultati a rimanere».

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Le difficoltà legate alle entrate proprie dell’ente – conclude Segat – non hanno quindi condizionato la volontà dell’Amministrazione di portare avanti il proprio programma di ammodernamento e sviluppo del territorio, né di cogliere le opportunità offerte dai finanziamenti disponibili».

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Manca solo l’ufficialità ma anticipo che qualche altro milioncino è in arrivo e quindi toccherà ad altre strutture comunali godere di migliorie, sempre più convinti che, come dicevo prima, sia segno di una Amministrazione competente, efficace ed efficiente, unita al valore di tutto il personale dell’ente che ci supporta in questa imponente mole di lavoro pur a ranghi ridotti nell’organico, e quindi non posso che ancora una volta ringraziarli tutti».
Treviso, Belluno

CSV Belluno Treviso, parte la formazione avanzata per il terzo settore

BELLUNO/TREVISO - Oltre 600 persone, in rappresentanza di amministrazioni pubbliche, associazioni ed Enti del Terzo Settore, hanno partecipato ai cinque incontri, appena conclusi, organizzati dal CsvBelluno Treviso, in collaborazione con Volontarinsieme e Comitato d’Intesa, per accompagnare il volontariato nella nascita dei nuovi Ambiti Territoriali Sociali (ATS).Un dato significativo, in termini di numeri e interesse dimostrato, che apre ora la strada alla fase successiva: un percorso di formazione avanzata pensato per trasformare la conoscenza della riforma in competenze e capacità di partecipazione concreta ai nuovi processi di programmazione e co-progettazione del welfare territoriale.

Gli incontri hanno coinvolto associazioni e amministratori dei territori dei cinque ATS che, dalla primavera 2027, saranno chiamati a diventare il nuovo riferimento per la programmazione e il coordinamento integrato dei servizi sociali: Conegliano, Asolo, Treviso, Feltre e Belluno.
«La partecipazione ai cinque incontri ci conferma che le associazioni hanno compreso l'importanza del cambiamento che sta interessando i nostri territori e sentono la necessità di essere preparate», sottolinea Giancarlo Cavallin, presidente del Csv Belluno Treviso. «Ma per noi questo è soltanto il primo passo. La vera sfida è fare in modo che il volontariato non si limiti a conoscere la riforma, ma sia nelle condizioni di partecipare ai processi che stanno prendendo forma. Per questo abbiamo costruito un percorso progressivo: dalla conoscenza degli ATS, alla comprensione di come si stanno organizzando nei territori, fino alla formazione avanzata e alla sperimentazione concreta della co-progettazione. Vogliamo mettere le associazioni nelle condizioni di dialogare con le istituzioni con maggiore consapevolezza e di portare dentro la programmazione del welfare la conoscenza dei bisogni, delle risorse e delle energie delle comunità».

Il primo ciclo del percorso è stato condotto dal dott. Gianfranco Pozzobon, già direttore dei Servizi Sociali presso le Ulss di Feltre, Cittadella e Venezia. Durante il percorso è stata inoltre presentata la pubblicazione “Costruttori di welfare -riforma degli ATS e amministrazione condivisa: per un volontariato che conta”, una guida, ideata dal Csv Belluno Treviso, in anticipo rispetto al panorama nazionale, pensata per accompagnare volontari e associazioni nelle diverse fasi di attuazione della riforma. Il prossimo passo: conoscere come gli ATS si stanno organizzando.

Nel mese di ottobre è previsto un incontro che coinvolgerà referenti della Regione del Veneto per approfondire come nasce la riforma, come viene attuata e quale ruolo può assumere il volontariato nel nuovo sistema.

A novembre sarà invece il momento di conoscere il punto di vista dei territori, con un incontro per ciascuno dei cinque ATS. Saranno i Comuni capofila a raccontare direttamente alle associazioni come si sta costruendo ciascun Ambito. Seguirà la formazione avanzata, prevista da dicembre 2026 alla primavera 2027. Saranno realizzati due percorsi formativi, uno per i due ATS della provincia di Belluno e uno per i tre ATS della provincia di Treviso. Al centro del programma saranno i cambiamenti in atto nei sistemi di welfare e il loro impatto su ruoli, compiti e responsabilità dei diversi attori; la costituzione degli ATS e il lavoro sociale associato come possibile leva di cambiamento; gli orientamenti e le normative relative a minori e famiglie, inclusione sociale, anziani e non autosufficienza, disabilità.

In ciascun ATS il percorso formativo accompagnerà i partecipanti verso una sperimentazione concreta di co-progettazione, rafforzando il dialogo strategico tra associazioni, Comuni e altri soggetti della comunità.

«Il nostro obiettivo finale è arrivare alla sperimentazione concreta, perché è nella pratica che si misura la capacità del Terzo Settore di essere interlocutore della Pubblica Amministrazione
», aggiunge infine Alessandro Franceschini, direttore del Csv BellunoTreviso. «Il volontariato possiede una conoscenza capillare dei territori, dei bisogni e delle risorse delle comunità. La sfida è trasformare questa conoscenza in una partecipazione strutturata ai processi di programmazione e progettazione».
Cultura, Conegliano

Conegliano, la mostra “Volti & Risvolti”: figurazione ed astrazione tra ciò che appare e quel che si cela dietro la materia

CONEGLIANO (TV) – Sarà inaugurata il 3 ottobre alle 18:00 a Conegliano, presso la Galleria d’arte “Quartiere Latino” a Corte delle Rose, la mostra “Volti & Risvolti”.

La mostra, a cura di Francesco Di Leo, invita il visitatore ad indagare nei dettagli, colti tra figurazione ed astrazione, nei volti, negli sguardi e nella bellezza di un viso; frammenti di vita che si nascondono appunto, manifestati in modo sottile, quasi enigmatico, capaci di interrogarci e che vorremmo scoprire, entrando con l’anima nei risvolti di un dipinto o di una scultura.
Ogni frammento che osserviamo dà adito alla nostra immaginazione e percezione, siamo portati ad interpretarlo secondo il nostro vissuto, le nostre esperienze, la nostra sensibilità e tutto ciò ci consente di intuire qualcosa che va oltre l’immagine, prefigurando sviluppi che coinvolgono direttamente la nostra anima.

Tra i tanti artisti le cui opere saranno esposte dal 3 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, ci sono ad esempio Finzi , artista che con il colore interpreta i toni della musica dodecafonica, facendoli vibrare con i colori grazie anche ai suoi studi cromatici e alla luce capace di trasmutare la passione per la musica in opere senz tempo. Poi si possono ammirare le opere di Magnolato, dove il rosso intenso si cala sotto una vegetazione inquieta, oppure di Simon Benetton che con la scultura lascia parlare l’altra faccia del quadro: lì dove il colore lascia, il metallo trattiene.
 
Attraverso questo percorso , proposto da Francesco Di Leo, si vivono veri e propri attimi nei quali la visione dei dettagli svela momenti espressivi intimi, quasi impercettibili eppure così decisi a manifestare ciò che si cela oltre, l’altro lato della materia ; così ogni risvolto diventa la frontiera da varcare come se qualcosa ci inducesse a esplorare la natura intrinseca di un sorriso, di un’espressione, mentre colori e forme ci accompagnano come una melodia silente in questo viaggio misterico di esplorazione e conoscenza.
All’improvviso ciò che normalmente è occultato dall’apparenza appare chiaro, visibile ed invisibile si intrecciano, la materia acquisisce un’altra voce, quella poco ascoltata dal timbro leggero, coinvolgente e straordinariamente bello e universale.

Monia Pin


La mostra sarà visitabile dal 3 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027
Orari: giovedì venerdì e sabato dalle 16:00 alle 19:00
Su prenotazione al nr. 3408255017
francescodileo19@gmail.com



Cultura, Vittorio Veneto

Santa Augusta, prosegue il restauro del percorso storico

VITTORIO VENETO (TV) - L’aggiornamento sul cantiere dopo il sopralluogo richiesto dal Comune il 25 maggio. Nel tratto dei «gradini rossi» si privilegia la conservazione dei materiali originali. La Sindaca Mirella Balliana: «I
lavori procedono nel rispetto dei tempi previsti, con l’attenzione necessaria a tutelare un luogo così importante per la nostra città».


Proseguono i lavori di recupero e restauro conservativo del percorso devozionale di Santa Augusta, a Vittorio Veneto. Le attività si concentrano attualmente sul cosiddetto «Tratto 3», caratterizzato da porzioni di percorso in acciottolato intervallate da gruppi di tre gradini a tutta larghezza, realizzati in pietra rossa «La Secca» di Castellavazzo. Secondo la relazione tecnica di aggiornamento del 14 settembre, le opere di recupero, sistemazione e integrazione della pavimentazione e degli elementi esistenti interessano attualmente circa la metà di questo tratto. L’aggiornamento fa seguito al sopralluogo del 25 maggio 2026, richiesto dal Comune per verificare lo stato di avanzamento del cantiere e approfondire, insieme ai tecnici, le modalità di intervento più adatte alla conservazione del
percorso.

«I lavori stanno procedendo nel rispetto dei tempi previsti – dichiara la Sindaca Mirella Balliana –. Il sopralluogo che abbiamo richiesto il 25 maggio e la successiva relazione di aggiornamento ci consentono di seguire da vicino l’evoluzione del cantiere e di informare i cittadini sugli interventi in corso. Santa Augusta è un luogo al quale la nostra comunità è profondamente legata: per questo vogliamo che il recupero sia condotto con la cura necessaria a preservarne il carattere storico, senza rinunciare agli interventi indispensabili per la sistemazione del percorso. Non si tratta semplicemente di rifare una pavimentazione – prosegue la Sindaca –. L’obiettivo è conservare quanto più possibile ciò che è arrivato fino a noi, recuperando i materiali originali e intervenendo in modo puntuale dove il degrado lo richiede. È un lavoro che comporta attenzione, verifiche continue e molte operazioni manuali. Proprio per questo è importante che l’avanzamento del cantiere venga valutato tenendo conto della natura conservativa dell’intervento».

Il recupero dei muri in pietra
Tra le lavorazioni più recenti figura il recupero dei muri di contenimento in pietrame che si trovano a monte del percorso. Le murature vengono pulite e liberate dagli elementi incoerenti o instabili; dove necessario, le porzioni danneggiate vengono ricomposte recuperando e riutilizzando il pietrame
rinvenuto sul posto, spesso originario. La posa avviene prevalentemente a secco, nel rispetto delle caratteristiche costruttive esistenti, con l’impiego puntuale di malta idraulica dove occorre stabilizzare alcuni elementi.

La conservazione dei «gradini rossi»
Le verifiche effettuate direttamente in cantiere hanno consentito di definire con maggiore precisione le modalità di recupero dei gradini in pietra rossa. Dopo la rimozione del terreno e della vegetazione, è emerso che la maggior parte degli elementi si trova in condizioni complessivamente buone. Alcuni presentano però fragilità localizzate: smontarli e movimentarli potrebbe provocarne la rottura o la perdita di parti della pietra. Per questa ragione, rispetto alla rimozione generalizzata inizialmente prevista dal progetto, è stata privilegiata la conservazione dei gradini direttamente nella loro posizione, limitando lo smontaggio e il successivo riposizionamento agli elementi che necessitano di un intervento più significativo. Le verifiche hanno individuato tre gruppi di gradini, ciascuno composto da tre elementi, sui quali concentrare queste operazioni.

La posa dell’acciottolato e il drenaggio delle acque
È stata inoltre avviata, lungo il Tratto 3, la posa della pavimentazione in acciottolato, detta «codolà». La soluzione concordata durante il sopralluogo del 25 maggio prevede un sottofondo di ghiaino sciolto, opportunamente steso e compattato, sul quale vengono posati i ciottoli secondo una disposizione coerente con quella delle porzioni storiche conservate. L’obiettivo è integrare le parti ripristinate con quelle esistenti, mantenendo una tessitura il più possibile omogenea. È prevista la successiva applicazione di resina nelle sole fughe e una finitura superficiale con materiale terroso e pietrisco fine, per favorire l’integrazione visiva della nuova pavimentazione con quella storica.

Particolare attenzione è dedicata anche allo smaltimento delle acque meteoriche, uno degli aspetti importanti per la conservazione del percorso. La soluzione individuata prevede un sistema drenante sotto la pavimentazione, con un tubo forato disposto parallelamente ai gradini e inserito in uno strato di ciottoli. Nei punti di scarico sono stati posizionati elementi in pietra per contrastare il dilavamento del terreno.

La sicurezza del cantiere
L’Amministrazione comunale richiama infine l’attenzione sulla necessità di rispettare il divieto di accesso alle aree interessate dai lavori. Sono stati segnalati ripetuti episodi di manomissione delle chiusure e di ingresso di persone estranee al cantiere, nonostante la presenza di divieti e transenne.
Si tratta di comportamenti che possono mettere a rischio la sicurezza delle persone e ostacolare il lavoro delle maestranze. «Chiediamo a tutti di rispettare le delimitazioni e le indicazioni presenti sul posto – conclude la Sindaca Balliana –. Comprendiamo il desiderio di tornare a percorrere la salita di Santa Augusta, ma la sicurezza dei cittadini e di chi sta lavorando deve essere garantita per tutta la durata del cantiere. Il modo migliore per accompagnare questo intervento è consentire alle maestranze di operare nelle condizioni necessarie».
Editoriali

Oltre la Terra: a cosa servono i viaggi nello spazio

Credo sia naturale per tutti noi esserci chiesti, almeno una volta nella vita, il motivo per il quale si investono montagne di denaro sullo spazio. In realtà le ragioni sono molteplici, curiose e, in un certo qual senso, vitali.


Innanzitutto, cosa impensata, l'investimento nello spazio rappresenta un motore economico globale ad altissimo rendimento che genera tecnologie rivoluzionarie, stimolando la New Space Economy verso un mercato in forte espansione basato su infrastrutture satellitari, capitali privati e nuove catene del valore. Questo settore promuove il ritorno economico e commerciale attraverso l'espansione del mercato spaziale globale, il potenziamento della connettività con migliaia di satelliti, il passaggio a un libero mercato e lo sviluppo di ambiti come il turismo suborbitale e la robotica lunare.


Le ricerche spaziali producono inoltre innovazioni applicate nella vita quotidiana fornendo GPS e telecomunicazioni per la logistica, dispositivi personali derivati dai sensori fotografici e Wi-Fi, e materiali avanzati. Parallelamente, le attività orbitanti garantiscono il monitoraggio del pianeta e la sicurezza attraverso satelliti efficaci contro i cambiamenti climatici, sistemi di previsione dei disastri in tempo reale e infrastrutture strategiche per la geopolitica e la difesa.


Inoltre, la ricerca scientifica e il futuro dell'umanità traggono beneficio dalla medicina in microgravità sulla Stazione Spaziale Internazionale per studiare l'invecchiamento cellulare e sviluppare nuovi farmaci, oltre a puntare sulla preservazione della specie contro le minacce cosmiche.


L'Agenzia Spaziale Europea gestisce un portafoglio di missioni all'avanguardia basato su dei pilastri strategici per invertire la rotta nei prossimi decenni e prevenire l'inabitabilità precoce del pianeta, coordinando programmi di punta come la sonda Hera verso l'asteroide Dimorphos per la difesa planetaria, BepiColombo per l'esplorazione di Mercurio e il telescopio Euclid per mappare l'universo oscuro. L'ESA supervisiona anche l'osservazione della Terra e il clima tramite il programma Copernicus e missioni dedicate come FLEX, Sentinel-3C e FORUM; oltre a curare infrastrutture, navigazione e autonomia con il programma Galileo e i vettori Ariane 6 e Vega-C, e a sostenere i voli abitati e la ricerca in microgravità con la missione εpsilon e i Moduli di Servizio Europei per la navicella Orion.


Inevitabile analizzare i tempi di inabitabilità della Terra che distinguono due scenari. Uno a breve termine legato alla tendenza antropica dei cambiamenti climatici, che tra poche centinaia di anni renderà il pianeta ostile a causa del superamento del limite della temperatura a bulbo umido, del collasso degli ecosistemi e dei punti di non ritorno. L’altro a lungo termine della fine astronomica della vita tra circa un miliardo di anni per l'aumento della luminosità solare, l'evaporazione degli oceani e la fine della fotosintesi.


Per mitigare questi impatti climatici, i modelli scientifici e gli Accordi di Parigi indicano la necessità di limitare il riscaldamento globale attuando la transizione energetica, riducendo le emissioni di metano, rimuovendo la CO2 dall'atmosfera e modificando i consumi tramite scenari socio-economici di riferimento. Questi ultimi sono il percorso sostenibile SSP1, con investimenti che si spostano verso tecnologie pulite, l'efficienza energetica e l'uguaglianza globale per emissioni che scenderanno a "Net Zero" intorno al 2050; la via di mezzo SSP2, con tendenze sociali ed economiche che seguono i modelli storici, pertanto la transizione avverrà ma a rilento e questo è il percorso più vicino alle attuali politiche dei governi mondiali; infine lo sviluppo fossile spinto SSP5, ossia uno sviluppo economico accelerato ma basato sull'uso intensivo di carbone e petrolio innescando l'inabitabilità di molte aree terrestri entro un paio di secoli.


Per garantire invece un futuro a lunghissimo termine, gli scienziati cercano esopianeti abitabili situati nelle zone più vicine alle proprie stelle utilizzando metodi di rilevamento indiretti come il transito e le velocità radiali, avvalendosi di strumenti come i vari telescopi in orbita, e dando la caccia a firme biologiche nei sistemi più promettenti. Per superare le enormi distanze interstellari, si studiano tecnologie teoriche di propulsione a velocità relativistiche come le vele solari laser e la propulsione nucleare a impulsi o a fusione, affiancate da metodi di preservazione dell'equipaggio umano come l'ibernazione e il torpore indotto o le navi generazionali.


Secondo gli studi attuali l'esodo spaziale avverrà gradualmente attraverso la fase interplanetaria con le basi lunari e le colonie su Marte nei prossimi decenni, seguita dall'industrializzazione del Sistema Solare e infine dal viaggio interstellare verso altri sistemi stellari dopo secoli.


Tuttavia, per vivere a lungo nello spazio occorre superare barriere biologiche critiche causate dalla microgravità, come il collasso muscolo-scheletrico e l'atrofia ossea, la sindrome neuro-oculare dovuta al ristagno di fluidi, l'atrofia cardiovascolare e l'anemia spaziale, il silenzio del sistema immunitario e l'esposizione alle radiazioni cosmiche, trovando una soluzione definitiva nello sviluppo di sistemi di gravità artificiale basati su moduli rotanti.


In poche parole, prima o poi l’uomo dovrà abbandonare l’amata Terra e, se riuscirà a farlo nel tempo necessario per non estinguersi come specie, dovrà essere grato agli sforzi che oggi si fanno in campo spaziale.

Economia, Trentino A.A.

UFI Hydrogen inaugura in Trentino il nuovo polo industriale per le tecnologie dell’idrogeno

A Serravalle di Ala un sito di 14.000 m², di cui 6.000 m² coperti, che integra ricerca, sviluppo, testing, prototipazione e produzione industriale delle tecnologie MEA. Il piano di sviluppo di UFI Hydrogen prevede investimenti nell’ordine di 50 milioni di euro entro il 2029 e una crescita progressiva dell’organico verso circa 100 posti di lavoro sul territorio
Con il nuovo Polo Idrogeno a Rovereto, il Trentino sta costruendo un ecosistema di circa 40.000 m² e investimenti nell’ordine di 100 milioni di euro, dalla ricerca alla validazione industriale e alla produzione


ALA (TN) - È stato inaugurato ieri a Serravalle di Ala il nuovo polo industriale e tecnologico di UFI Hydrogen S.p.A., società italiana del Gruppo UFI Filters dedicata allo sviluppo e all’industrializzazione delle tecnologie MEA (Membrane Electrode Assembly), componente strategico per l’elettrolisi, le fuel cell e le nuove applicazioni dell’elettrochimica. Costituita nel 2023 a valle di un percorso di ricerca e sviluppo avviato nel 2017 all’interno dell’UFI Innovation Center, UFI Hydrogen porta oggi a piena dimensione industriale una tecnologia nata dalla ricerca e orientata al mercato.

Il sito di Serravalle si estende su 14.000 m² complessivi, di cui 6.000 m² coperti, e riunisce nello stesso polo ricerca e sviluppo, testing, prototipazione, industrializzazione, produzione e showroom tecnologico. Già operativo dal primo trimestre 2025, rappresenta il centro industriale di UFI Hydrogen in Europa. Il piano di sviluppo prevede investimenti nell’ordine di 50 milioni di euro entro il 2029 e una crescita progressiva dell’organico verso circa 100 posti di lavoro sul territorio.

UFI Hydrogen: dalla ricerca alla produzione industriale
UFI Hydrogen nasce con l’obiettivo di industrializzare uno dei componenti più critici della catena del valore dell’idrogeno: la MEA, la membrana catalizzata nella quale avviene la reazione elettrochimica. Negli elettrolizzatori PEM consente di separare le molecole d’acqua per produrre idrogeno attraverso energia rinnovabile; nelle fuel cell permette di riconvertire l’idrogeno in energia elettrica.

La piattaforma tecnologica dell’azienda copre quattro direttrici principali: produzione di idrogeno tramite elettrolisi, generazione di energia attraverso fuel cell, conversione elettrochimica della CO₂ per la sintesi di e-fuels e compressione elettrochimica dell’idrogeno per applicazioni di stoccaggio e trasporto. La capacità di sviluppare e industrializzare MEA e CCM proprietarie colloca UFI Hydrogen in un segmento tecnologico altamente specializzato, con competenze presenti in un numero limitato di operatori a livello internazionale. UFI Hydrogen è inoltre l’unica azienda italiana selezionata nell’IPCEI Hy2Move, l’Importante Progetto di Comune Interesse Europeo dedicato alla mobilità a idrogeno, nell’ambito del quale il progetto R2RMEA ha ricevuto l’autorizzazione a un finanziamento fino a circa 22 milioni di euro per lo sviluppo e l’industrializzazione di MEA innovative per fuel cell attraverso processi produttivi roll-to-roll.

Dall’idrogeno alle nuove applicazioni dell’energia
Le linee di sviluppo di UFI Hydrogen guardano ai settori industriali hard-to-abate, al trasporto pesante e allo stoccaggio energetico, ma anche a nuove esigenze di energia affidabile, programmabile e resiliente legate alla crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale, della robotica umanoide e dei droni. In questi mercati, fuel cell e sistemi elettrochimici possono rappresentare soluzioni complementari all’elettrificazione e alla rete, contribuendo alla disponibilità di nuova capacità energetica a basse emissioni.

FBK: a Rovereto un’infrastruttura dalla ricerca alla validazione industriale
A pochi chilometri dal polo industriale di UFI Hydrogen, nel 2026 sono iniziati nell’area industriale di Rovereto i lavori del nuovo Polo Idrogeno del Trentino, infrastruttura scientifica e tecnologica promossa dalla Provincia autonoma di Trento e sviluppata con Fondazione Bruno Kessler - FBK e Trentino Sviluppo. Le nuove facility del Centro Sustainable Energy di FBK occuperanno circa 25.000 m² e sono realizzate attraverso programmi europei e risorse provinciali per un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro. Il Polo è concepito per accompagnare le tecnologie dalla ricerca sui materiali alla prototipazione fino alla validazione su scala industriale, con capacità di testing per idrogeno e batterie fino alla scala dei megawatt. La partnership strategica tra UFI Hydrogen e FBK, in particolare con il Centro Sustainable Energy, riguarda attività di ricerca e innovazione sulle MEA di nuova generazione e rafforza il collegamento tra competenza scientifica e capacità industriale.

Un ecosistema trentino da circa 40.000 m² e investimenti nell’ordine di 100 milioni di euro
La complementarità tra il polo industriale di UFI Hydrogen a Serravalle di Ala e le nuove infrastrutture di FBK a Rovereto sta dando forma in Trentino a un ecosistema territoriale di circa 40.000 m², sostenuto da due distinti programmi di investimento che valgono complessivamente nell’ordine di 100 milioni di euro. In pochi chilometri vengono così concentrate competenze che coprono l’intera catena dell’innovazione: ricerca fondamentale e applicata, sviluppo tecnologico, testing, prototipazione, validazione industriale, scale-up e produzione. Il Polo si inserisce nella strategia della Provincia autonoma di Trento per la transizione energetica e lo sviluppo di filiere industriali innovative, facendo leva sulle competenze scientifiche del territorio e sulla collaborazione tra istituzioni, ricerca e imprese. L’obiettivo è consolidare un collegamento stabile tra sviluppo tecnologico, sperimentazione e produzione industriale, accelerando il trasferimento sul mercato di tecnologie europee per l’idrogeno, le batterie e l’elettrochimica e contribuendo alla competitività e alla sicurezza energetica europea.

Dichiarazioni
Per Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, delegato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni: “L’inaugurazione del nuovo impianto produttivo e dello showroom tecnologico rappresenta un investimento in tecnologie strategiche per la transizione, capaci di creare competitività e posti di lavoro attorno alle grandi potenzialità dell'idrogeno. L'Italia ripone particolare attenzione all'idrogeno verde, allo sviluppo delle sue componenti. Il settore è stato interessato da importanti investimenti, anche attraverso il PNRR, e presenta grandi potenzialità per l'industria, l'automotive, i trasporti e il settore civile. Il Governo ha predisposto una strategia nazionale e sta rafforzando la centralità euro-mediterranea dell'Italia, anche attraverso progettualità come il Corridoio Sud dell'idrogeno e la dorsale italiana, nella prospettiva di uno sviluppo programmatico di questa fonte. In questo percorso si inserisce anche la predisposizione del disegno di legge delega sull'idrogeno, punto fermo per intervenire in modo organico sulla disciplina dello sviluppo del settore, sull'assetto regolatorio e sulle infrastrutture necessarie alla produzione e al consumo. La sfida dell'idrogeno si vince unendo ricerca, industria e territorio. Il Trentino rappresenta un esempio avanzato di questo modello di integrazione, anche grazie al vostro impegno e alla vostra visione”.

Secondo Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy: “L’inaugurazione di questo impianto non rappresenta soltanto l’apertura di un nuovo sito industriale, ma dimostra la capacità della filiera italiana dell’idrogeno di trasformare investimenti e innovazione in realtà produttive concrete. L’idrogeno può svolgere un ruolo importante per la sicurezza energetica e per la decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da riconvertire. L’Italia dispone di competenze industriali, ingegneristiche e tecnologiche di eccellenza lungo l’intera catena del valore, e realtà come questa contribuiscono a rafforzare un ecosistema capace di creare sviluppo, innovazione e nuove competenze. È la conferma della necessità di proseguire in Europa sulla strada della neutralità tecnologica, offrendo alle imprese un quadro stabile per continuare a investire nelle tecnologie del futuro”.

Tommaso Foti, Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione, ha dichiarato: “L’inaugurazione del nuovo stabilimento di UFI Hydrogen rappresenta un momento importante per il Trentino e per il futuro della filiera italiana dell’idrogeno. È un luogo in cui ricerca, innovazione e produzione industriale si incontrano per sviluppare tecnologie strategiche per la sicurezza energetica, la decarbonizzazione e la competitività delle nostre imprese. Un investimento che genera anche occupazione qualificata, valorizza le competenze e contribuisce a riportare in Italia professionalità altamente specializzate. Il Governo ha posto l’idrogeno al centro di una strategia che coniuga transizione energetica e competitività, sostenendo attraverso il PNRR e REPowerEU investimenti lungo l’intera catena del valore. L’obiettivo è fare in modo che le tecnologie della transizione non vengano soltanto acquistate all’estero, ma siano sempre più sviluppate e prodotte in Italia. Realtà come UFI Hydrogen dimostrano che possiamo unire ricerca d’eccellenza, capacità imprenditoriale e competenze per rafforzare le filiere strategiche e rendere l’Italia protagonista della transizione energetica”.

Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia Autonoma di Trento, ha affermato: “Abbiamo voluto puntare con decisione su innovazione e ricerca, investendo in un settore strategico e con importanti prospettive di sviluppo come quello dell’idrogeno. Questa realtà dimostra la capacità del nostro territorio di attrarre investimenti, competenze e professionalità, generando nuove opportunità di crescita e occupazione e contribuendo, al tempo stesso, alla rigenerazione dell’area. L’obiettivo è consolidare un ecosistema in cui ricerca, innovazione e impresa possano lavorare insieme, rafforzando il ruolo del Trentino nello sviluppo delle nuove tecnologie energetiche. Per raggiungere questo risultato servono partner scientifici e industriali di primo piano, e UFI rappresenta un interlocutore importante in questo percorso”.

Per Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: "L’inaugurazione ad Ala di Trento del nuovo polo industriale dedicato alle tecnologie per la produzione di idrogeno rappresenta un importante investimento sul futuro del territorio e del nostro Paese. Il piano di sviluppo prevede 50 milioni di euro di investimenti entro il 2029 e una crescita dell’organico fino a 100 posti di lavoro. Sono numeri che significano soprattutto opportunità per i giovani: lavoro qualificato, possibilità di costruire il proprio futuro in Italia e condizioni per trattenere i nostri talenti e richiamare chi ha scelto di andare all’estero. È la dimostrazione che anche in Italia è possibile creare occupazione legata all’innovazione e alle tecnologie del futuro. Il Governo deve accompagnare questo percorso sostenendo gli investimenti, rafforzando la formazione e favorendo una sempre più stretta collaborazione tra scuola e impresa. L’obiettivo è creare le condizioni perché la crescita industriale si traduca in nuova occupazione e sviluppo per i territori".

Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei Deputati, ha dichiarato: “In un mercato del lavoro che cambia rapidamente servono innovazione, sviluppo e investimenti capaci di creare occupazione e competitività. La politica deve accompagnare le imprese che scelgono di investire in nuove tecnologie, creando le condizioni normative e gli strumenti necessari per favorirne la crescita. Resta centrale il tema del costo dell’energia, che continua a pesare su aziende e famiglie: occorre lavorare sulla diversificazione delle fonti e sulle nuove tecnologie, continuando nel frattempo a sostenere concretamente il sistema produttivo”.

Giorgio Girondi, Cavaliere del Lavoro, Presidente di UFI Hydrogen e Presidente del Gruppo UFI Filters, ha spiegato: “La storia di UFI è sempre stata guidata dalla capacità di guardare avanti, anticipare il futuro, investire nelle nuove tecnologie e trasformare una visione in industria. Con UFI Hydrogen abbiamo fatto una scelta precisa: non creare semplicemente una nuova divisione, ma una società dedicata, con competenze, management e investimenti propri. Crediamo che l’idrogeno e l’elettrochimica possano rappresentare una nuova frontiera industriale e vogliamo contribuire a costruirla dall’Italia, con tecnologia europea e ambizione globale. Le applicazioni non appartengono più soltanto al futuro: stanno già diventando realtà. Fincantieri ha recentemente varato Viking Libra, una nave da crociera che integra un sistema a celle a combustibile alimentato a idrogeno, mentre nell’aviazione sono già in corso importanti programmi per sviluppare sistemi di propulsione a idrogeno. Anche nel trasporto pesante camion a celle a combustibile stanno entrando progressivamente in sperimentazione e in utilizzo sulle strade europee. Credo che l’Europa debba guardare con grande attenzione a questo modello e creare le condizioni perché l’idrogeno possa affiancare le altre soluzioni come vettore energetico addizionale, soprattutto nei settori più difficili da elettrificare. Se prodotto utilizzando energia rinnovabile, l’idrogeno permette di immagazzinare energia, trasportarla e renderla nuovamente disponibile quando e dove serve, senza emissioni di CO₂ nel punto di utilizzo. L’Europa non può limitarsi a inventare il futuro: deve anche produrlo. Tutto parte dall’acqua, l’elemento più semplice e vitale. Dall’acqua ricaviamo idrogeno e ossigeno e, attraverso l’idrogeno, possiamo nuovamente produrre energia. È un processo che ci riporta alla natura e che può aumentare la capacità energetica a nostra disposizione senza continuare ad affidarsi a petrolio e metano”.

Secondo Stefania Crotta, Direttore Generale Programmi e Incentivi Finanziari del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: “L’idrogeno rappresenta uno dei componenti fondamentali del mix energetico per accompagnare la transizione ecologica. Dopo gli investimenti realizzati attraverso il PNRR, prosegue l’attuazione della Strategia nazionale sull’idrogeno. In questa direzione stiamo lavorando a una nuova misura, finanziata attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, che sarà coprogettata con territori e imprese. L’obiettivo è ampliare le opportunità per le aziende, sostenendo non solo l’utilizzo dell’idrogeno, ma anche l’efficientamento dei processi produttivi, la cattura del carbonio e l’integrazione delle fonti rinnovabili”.

Per Alfredo Becchetti, Presidente del GSE (Gestore dei Servizi Energetici): “Questo Polo rappresenta una visione concreta del futuro dell’energia. L’Italia deve superare una logica che considera separatamente le diverse fonti e tecnologie: è dalla loro integrazione che possiamo costruire una maggiore autonomia energetica, produrre energia pulita a costi più sostenibili e contrastare la povertà energetica, sostenendo famiglie, imprese, pubblica amministrazione e trasporti. L’energia è un diritto e per questo è fondamentale mettere insieme ricerca scientifica, innovazione e investimenti. La capacità di creare una sinergia tra impresa, ricerca e sviluppo tecnologico è una delle grandi risorse del nostro Paese, e questo Polo ne rappresenta una dimostrazione concreta”.

Marco Lazzaroni, CEO di UFI Hydrogen, ha osservato: “Con l’inaugurazione della nuova sede e plant di UFI Hydrogen ad Ala diamo forma industriale a una visione tecnologica nata dalla ricerca e dall’innovazione. La MEA è il chip dell’elettrochimica: una tecnologia strategica sulla quale stiamo costruendo una piattaforma italiana ed europea per l’idrogeno e le fuel cell. Nell’era dell’intelligenza artificiale, la disponibilità di potenza energetica diventerà sempre più un fattore di competitività: la sfida è sviluppare tecnologie innovative capaci di rendere disponibile nuova capacità energetica in modo affidabile, programmabile e resiliente. Una piattaforma con applicazioni concrete nei settori hard-to-abate, nei data center, nella robotica umanoide, nei droni e nel trasporto pesante, portando la ricerca fino all’industrializzazione e contribuendo all’autonomia tecnologica ed energetica europea”.

Secondo Sandra Savino, Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Economia e delle Finanze: “Quello che inauguriamo non è soltanto un nuovo stabilimento produttivo, ma il risultato di un percorso iniziato diversi anni fa con un investimento nella ricerca che oggi si traduce in tecnologia, capacità produttiva, occupazione qualificata e sviluppo del territorio. Soprattutto è un esempio concreto di ciò di cui il nostro Paese ha bisogno: imprese capaci di investire e innovare, centri di ricerca di eccellenza, istituzioni in grado di creare le condizioni affinché le idee possano diventare progetti industriali. UFI Hydrogen nasce da competenze italiane e opera in un settore strategico come quello della tecnologia e dell'idrogeno verde. In Trentino ricerca scientifica e capacità industriale si incontrano all'interno di un ecosistema che riguarda l'Europa e i mercati internazionali. La competitività del nostro sistema economico si gioca sempre di più sulla capacità di trasformare la conoscenza in innovazione e l'innovazione in produzione. Per questo dobbiamo continuare a favorire un contesto nel quale risorse pubbliche, investimenti privati, ricerca scientifica e capacità imprenditoriale possono lavorare insieme e produrre valore duraturo”.

Per Ferruccio Resta, Presidente della Fondazione Bruno Kessler: “Competitività industriale, sicurezza e resilienza dell’Europa dipendono dalla capacità di sviluppare tecnologie strategiche e ridurre le dipendenze. FBK raccoglie questa sfida operando nell’intelligenza artificiale centrata sulla persona, nei chip, nella cybersecurity e nell’energia. Il Polo idrogeno traduce questo impegno sul territorio grazie alla lungimiranza della politica trentina e alla collaborazione con partner industriali come UFI. Nasce così un ecosistema unico nel panorama nazionale, che unisce istituzioni locali, tessuto economico e ricerca, rafforzando la sinergia con l’Università di Trento. In un mondo in continua trasformazione, il nostro compito è dare alla conoscenza la forza di diventare capacità industriale e opportunità per le persone”.

Secondo Joanna Drake, Direttore Generale Aggiunto presso la Direzione Generale della Ricerca e dell’Innovazione della Commissione europea: “L’inaugurazione del nuovo impianto produttivo di UFI Hydrogen rappresenta un traguardo importante per un’azienda che, in soli tre anni, ha dimostrato una significativa capacità di crescita e innovazione. L’idrogeno riveste un ruolo fondamentale nella decarbonizzazione dell’industria europea e la Commissione europea è impegnata a sostenere ricerca e innovazione, accelerando il passaggio dallo sviluppo scientifico all’applicazione su larga scala e all’ingresso sul mercato. Attraverso il partenariato Clean Hydrogen sono già stati impegnati circa 900 milioni di euro per progetti lungo l’intera catena del valore. La collaborazione tra industria, ricerca e istituzioni è essenziale per rafforzare la leadership tecnologica dell’Europa, ridurre i costi e costruire un ecosistema dell’idrogeno competitivo e resiliente, contribuendo al tempo stesso alla transizione verde e alla competitività europea”.
Veneto

Cucina ed attenzione. Parliamo con Guido Morari, personificazione della ristorazione e dell’accoglienza

D.: Signor Morari, La vediamo, con piacere, sempre attivo, nonostante l’età, nel campo della ristorazione…

R.: Non diciamo “nonostante l’età”, perché Lei sa che, finché c’è la gioia del lavoro, l’età è dettaglio. Resto, nel campo della ristorazione, per tener alto il nome di Verona e tentare di distogliere dallo sfrenato consumismo…

D.: Quando si è reso conto, che la via da seguire, per un suo definitivo lavoro, sarebbe stata la ristorazione?

R.: Fin da bambino – avevo 12 anni e la mia famiglia conduceva una trattoria, in Borgo Venezia – ho imparato ad amare la cucina veronese, tutta tradizione, e, come vede, tale passione, continua ancora…

D.: Da cosa Le deriva tale volontà di operare, di ricevere e di servire, con spontaneità e sincera accoglienza, quasi rito, il veronese ed il turista…?

R.: La mia volontà di continuare ad operare deriva dagli insegnamenti dei miei genitori, insegnamenti affinati, in decenni di impegno, in diversi locali, che ho gestito, e resi storia della città scaligera. Veronesi, artisti da ogni parte del globo e turisti, non occasionali, hanno imparato a conoscere Verona, all’allora Ristorante “Marconi”…

D.: Passione, dunque, spontaneità e fine accoglienza, che qualche anno fa, Le hanno fatto attribuire il noto premio veronese, Rubiani…

R.: Un riconoscimento inaspettato, che mi ha profondamente commosso e che non è stato un premio ad una carriera conclusa, perché, sempre, con soddisfazione, sono ancora, con piacere, al lavoro…

D.: Come avvenne la sua introduzione nel mondo della ristorazione, cui Lei aggiunge sempre studiata, sincera accoglienza? Quell’accoglienza, che, spesso, risulta al cliente, non solo gradita, ma, al tempo, altamente invitante…, a gustare un pasto, in veramente serena tranquillità…

R.: Quella dell’accoglienza è stata una scelta… Oggi, è più semplice vendere al cliente un piatto, anche malcotto, che soffermarsi ad accogliere e fare sentire alle persone di non essere minimamente di disturbo, ma veramente ed unicamente “ospiti”…!

D.: Quando ha iniziato ad occuparsi di ristorazione? Dove ha iniziato tale attività? Si è trattato di un’iniziativa spontanea…, nata in operosa famiglia, dicevamo, dianzi…

R.: Come, in precedenza, ho raccontato, ho sempre avuto l’accompagnamento della famiglia, anche quando gli ospiti celebravano i genuini piatti di mia madre, talché io ho seguito la sua strada, trasformandola, per passione, in mia…

D.: Ha operato, solo qui a Verona o anche in altre città?

R.: Posso dirLe che essendo Verona una grande città, solo operando in essa e servendo dovutamente il mondo, che la visita o la frequenta, si trova salutare soddisfazione…

D.: Ha svolto la Sua attività sempre nello stesso locale, o…

R.: In vari locali… Ricordando, ancora, la già citata attività, con i miei, in Borgo Venezia, ho concretizzato la stessa, portandola, con me, al “Marconi”, al “Dante” e al “Maria Callas”…, sempre in Verona…

D.: Pensiamo che, data l’esperienza accumulata, in decenni, Lei abbia potuto trasmettere importanti competenze, tanto di cucina, come di accoglienza, anche a giovani operatori del settore…

R.: Il fatto che l’impegno del lavoro, in ristorazione, richieda collaboratori, ha fatto sì che abbia avuto accanto a me diversi giovani, ormai, invecchiati, che molto bene hanno appreso e messo in pratica i canoni della buona cucina e della migliore accoglienza…

D.: Quanto tempo, nella sua vita, ha dedicato alla ristorazione? Quali esperienze ha potuto raccogliere ed accumulare, durante la Sua attività?

R.: Ho dedicato al mio compito tanto tempo, mai dimenticando la mia famiglia, base del mio modo di operare e realtà, che mi ha donato esperienze importanti, come, per esempio, quando ebbi a portare la cucina veronese alla Regia Corte belga, incontrando la straordinaria regina Paola…, e quando ebbi la soddisfazione di vedermi assegnata una medaglia d’oro, dalla Francia…

D.: Durante lo svolgimento del Suo compito, avrà avuto, certamente, modo di conoscere anche personaggi speciali…

R.: Ho avuto il grande piacere di ospitare Maria Callas, Luciano Pavarotti, il presidente Pertini, l’avvocato Agnelli, per citarne solo alcuni…

D.: Pensando al Suo operoso passato, tutta passione, come vede lo stesso… Si ritiene soddisfatto?

R.: Certamente… Infatti, sto ancora lavorando, pur facendo fatica a tirare i remi in barca e a girarmi verso il passato…

D.: Raccomanderebbe a giovani, intenzionati di scegliere, come lavoro, la via da Lei, così produttivamente e soddisfacentemente, percorsa?

R.: Certamente, per il fatto, che godo del piacere di ricevere “ospiti” e mai clienti…

Grazie, sig. Morari e buon futuro, accompagnato da ulteriori soddisfazioni…!

Pierantonio Braggio
Cultura, Conegliano

“ALI SULLE COLLINE”, una rassegna per celebrare il centenario del primo volo Venezia-Vienna 

SAN VENDEMIANO (TV) – Cent’anni fa un volo destinato ad entrare nella storia dell’aviazione civile italiana collegava Venezia (Italia) e Vienna (Austria). Per ricordare il centenario del primo volo civile italiano su questa tratta il Comune di San Vendemiano, insieme a SV Arte, propone “Ali sulle Colline. Cent’anni dal volo Transadriatica Venezia-Vienna”, un articolato programma di iniziative culturali che prenderà il via sabato 26 settembre e proseguirà fino all’8 novembre. L’inaugurazione è in programma alle 17.45 nelle sale espositive del Municipio (Via Alcide de Gasperi 55) dove sarà allestita l’esposizione curata da Claudia Meneghin in collaborazione con Lorena Gava. Al termine dell’inaugurazione è previsto anche un intervento musicale della cantante Giada Valenti ed un brindisi.

La mostra – gratuita e visitabile il sabato dalle ore 15 alle 18 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 - riunisce fotografie storiche, cimeli e documenti legati ai primi voli civili dall’aeroporto “G. Nicelli” del Lido di Venezia, il tutto accanto ad una selezione di opere d’arte contemporanea dedicate al tema del volo. Tra i materiali esposti trova spazio anche un motore stellare con elica originale insieme ad apparati fotografici d’epoca e altri cimeli che permettono di ripercorrere gli anni pionieristici del volo civile. Tra gli artisti presenti figura anche al celebre illustratore Renato Casaro, autore dell’opera “In attesa del volo” scelta per la locandina della manifestazione e il cui scatto d’autore di Pietro Casonato è stato concesso dall’Associazione Ca’ Lozzio Incontri di Oderzo. Al centro del percorso c’è la figura dell’ingegnere Renato Morandi nato ad Ancona nel 1902 e fondatore, insieme alla famiglia, della Società Anonima di Navigazione Aerea “Transadriatica”. Nel 1925 la compagnia si trasferì poi a Venezia scegliendo il Lido come base contribuendo così allo sviluppo dei primi collegamenti aerei civili italiani con aeroplani terrestri.

Nell’agosto del 1926 Morandi fu protagonista del primo volo civile italiano tra Venezia e Vienna, un’impresa che avrebbe aperto una nuova fase per l’aviazione commerciale nazionale. La sua vita si interruppe però tragicamente nel 1930 all’aeroporto del Littorio mentre fotografava un velivolo della propria compagnia. Da lì la Transadriatica è poi successivamente confluita nella compagnia dalla quale è nata Alitalia, facendo così di Morandi una figura centrale nella storia dell’aeronautica civile italiana. Una vicenda rimasta per lungo tempo poco conosciuta e tornata alla luce anche grazie al dottor Pier Paolo Becich di San Servolo, attuale proprietario della villa appartenuta alla famiglia Morandi nella frazione di San Michele a San Pietro di Feletto, e autore del libro “Il Leone Alato” quale romanzo moderno ispirato proprio alla storia della Transadriatica.

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Ricordare il centenario del primo volo Venezia-Vienna significa riportare all’attenzione una pagina importante della nostra storia, ma anche guardare al futuro – commenta l’Assessore alla Cultura di San Vendemiano, Giada Dal Cin – Abbiamo quindi voluto costruire un percorso che unisse documenti, cimeli, arte e momenti di approfondimento affinché la memoria diventi uno strumento per avvicinare soprattutto le nuove generazioni ad una storia fatta di intuizioni, competenze, coraggio e capacità di guardare oltre ciò che già esiste. La vicenda di Renato Morandi racconta proprio questo: come un’idea possa trasformarsi in un progetto capace di cambiare il modo di viaggiare e di mettere in comunicazione luoghi e persone. È un messaggio che riteniamo ancora attuale e che San Vendemiano vuole condividere attraverso un programma aperto a tutti».

Così, invece, la curatrice e storica dell’arte Lorena Gava: «Le tele e le foto esposte spaziano tra stili e linguaggi differenti, dalle geometrie dinamiche che ricordano il futurismo fino alle sfumature più astratte e concettuali. Il tutto per un mosaico di visioni contemporanee sospese tra terra e cielo».

IL PROGRAMMA
Il programma proseguirà poi con quattro appuntamenti collaterali. Giovedì 8 ottobre alle ore 20.30 sarà presentata la collezione “Il volo nella Storia dell’Arte”, a cura di Lorena Gava, con un intervento di Claudia Meneghin dedicato ad Amelia Venturini, artista ideatrice della “Rondinella” quale simbolo della Transadriatica. Mercoledì 14 ottobre alle 20.30 sarà invece presentato “Il Leone Alato” di Pier Paolo Becich di San Servolo. E ancora, giovedì 22 ottobre alle 20.30 il Colonnello Roberto Sardo terrà la conferenza “La Frontiera delle nuvole”. Infine, venerdì 6 novembre alle 18 Pietro Lando presenterà il volume “Nei cieli di San Marco. Storia del volo a Venezia, dal 1784 a oggi” seguito dal concerto di chiusura della Piccola Orchestra Veneta diretta dal maestro Giancarlo Nadai.

L’iniziativa è patrocinata dalla Regione del Veneto, dall’Associazione delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio dell’Umanità, e dall’aeroporto “G. Nicelli” del Lido di Venezia. Partner del progetto sono l’Associazione Ca’ Lozzio Incontri, Perin Generators Group, Comitato Imprenditori Veneti, Piave 2000 e Diotisalvi.

Per info cultura@comune.sanvendemiano.tv.it - Tel. 0438.408970
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Ultimo aggiornamento: 28/09/2026 20:06