Conegliano, Trentino A.A.

Dersut presente alla Fiera di Bolzano per Hotel 2026

Dal 19 al 22 ottobre, oltre 400 espositori saranno presenti nei padiglioni di Fiera Bolzano per Hotel 2026. Una presenza importante per Dersut, storica torrefazione attiva sin dal 1947 nel territorio trevigiano che lo scorso 2025, ha inaugurato la nuova e moderna sede aziendale. La manifestazione rappresenta da sempre un’ importante occasione per presentare le novità, anticipare le evoluzioni del settore e promuovere la cultura del caffè, favorendo al contempo il confronto e la nascita di nuove sinergie, partnership e opportunità di business.

Il team di Dersut Caffè guiderà i visitatori alla scoperta delle ultime novità:
- i formati da 250 gr personalizzabili . La torrefazione proporrà alcune delle sue distintive miscele, nei nuovi formati pensati per soddisfare le esigenze di un numero sempre maggiore di consumatori che vogliono combinare la qualità con la versatilità del formato.
- la nuova collezione di tè Dersut! Miscele create su misura grazie all’esperienza di Ferri dal 1905. Una lavorazione artigianale italiana, materie prime selezionatissime, senza aromi artificiali aggiunti, con incarto e bustine ecosostenibili da fonti rinnovabili e compostabili. Una ricca varietà di infusioni, perfette per accompagnare ogni momento della giornata. 

L’ appuntamento è a Fiera Hotel Bolzano per conoscere i nuovi prodotti e la realtà aziendale degustando alcune tra le migliori miscele.

Dersut vi aspetta presso lo Stand C19/26 – Settore CD.
Cultura

La Bionda a tutta birra!

Non stiamo parlando di donne, perlomeno non solo, né di malto; se mai di doppio smalto, quello dei fratelli Carmelo e Michelangelo, con quest’ultimo che continua a tener vivo un marchio storico della musica leggera italiana (che poi tanto leggera non è, avendo inoltre varcato spesso i confini nazionali). Il minore dei due Blond Brothers - qui un richiamo a Belushi- Ayckroyd è d’obbligo - ha perso il fratello di sangue e d’arte, così come ha perso la splendida compagna Eva (bionda anch’ella, magari a tratti, come il casato della stessa coppia di autori). Se ne sono andati fisicamente entrambi, spiritualmente son però ancora con lui, come l’altrettanto amata disciplina cara a Euterpe; composta nel loro caso di mirabili accostamenti: fraseggi ritmici, scorrevoli melodie, adeguati arrangiamenti, contrappunti di un’esemplare carriera. Brani che hanno fatto sognare e ballare più generazioni e che ora si stemperano per dare spazio a nuove idee, altri progetti, per esempio quello legato allo studio approfondito della chitarra classica (la sua seicorde appare anche in qualche piccolo spezzone dimostrativo attraverso i social). Non ci addentriamo in un curriculum, lungo chilometri, di un music-maker dal nome rinascimentale. In Rete si trova quasi tutto ciò che i La Bionda hanno realizzato: produzioni internazionali, colonne sonore, canzoni per grandi interpreti: Vanoni, Martini, Lauzi… senza dimenticare la svolta Disco (specie riguardo al compianto Carmelo col quale per inciso mia figlia, quando doppiava, ha talvolta lavorato) e soprattutto i leggendari Logic Studios da cui sono passati celebrità mondiali, da Ray Charles a Lady Gaga passando per Battiato e Depeche Mode. Pionieri di uno stile popolare e raffinato insieme, cifra espressiva mai abbandonata, nemmeno quando il duo si è giocoforza smezzato. L’eredità culturale rimane intatta.
Venezia

Carmen Laterza presenta “L’ultima spiaggia”, il romanzo sulla tragedia di Vergarolla

PORTOGRUARO - Una serata dedicata alla cultura, alla storia e alla memoria quella svoltasi il 23 settembre a Portogruaro, in occasione della presentazione de “L’ultima spiaggia”, il libro di Carmen Laterza, candidato al Premio Strega 2024.
L’iniziativa, organizzata dalla Lega di Portogruaro, ha rappresentato un importante momento di approfondimento e confronto su una pagina particolarmente delicata della storia italiana ed europea. Numeroso e attento il pubblico presente, che ha seguito con interesse il dialogo con l’autrice, soffermandosi sui temi affrontati nel volume e sulle vicende legate alla questione orientale al termine della Seconda guerra mondiale.

A condurre il confronto con Carmen Laterza è stato Salaco Stefanuto, segretario della Lega di Portogruaro, in un dialogo interessante e coinvolgente che ha permesso di approfondire non soltanto gli aspetti letterari e narrativi dell’opera, ma soprattutto la dimensione umana e storica delle vicende raccontate.
Il libro, pubblicato e presentato al Premio Strega 2024 prende spunto da una vicenda realmente accaduta per raccontare, attraverso gli occhi di due giovani protagonisti, un periodo particolarmente complesso della storia italiana lungo il confine orientale italiano.La vicenda narrata dalla scrittrice, Carmen Laterza è ambientata a Pola nel 1946, quando la guerra è appena terminata ma la pace appare ancora lontana. I protagonisti sono Zeno e Alvise, due ragazzi che hanno appena concluso le scuole elementari. La loro amicizia si sviluppa in una città attraversata da profonde tensioni e trasformazioni. Da una parte ci sono le aspirazioni e le esperienze tipiche dell'adolescenza; dall'altra, una realtà sociale e politica che sta rapidamente cambiando.

Il momento più drammatico della vicenda è legato alla strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Pola. Quel giorno, mentre sulla spiaggia si svolgeva una manifestazione sportiva legata alle gare della Coppa Scarioni, una violentissima esplosione provocò una strage tra i cittadini, tutti italiani, presenti all’evento. Furono 65 le vittime accertate, ma le fonti istituzionali italiane parlano di oltre un centinaio i morti non identificati causati dagli ordigni esplosi lungo la spiaggia, moltissimi i bambini.
Anche sulle cause e sulle responsabilità dell'esplosione sono state formulate nel tempo diverse ricostruzioni. L’inchiesta militare inglese, intitolata Sabotage in Pola, nel dicembre del 1946, indicò immediatamente una pista che conduceva all’Ozna, servizio segreteo slavo, anche se non si è mai giunti ad una sentenza, l’ipotesi di un sabotaggio rimase un ipotesi concreta.
Attraverso le domande e le riflessioni proposte da Stefanuto, l’autrice ha ripercorso alcuni degli avvenimenti e delle esperienze che fanno da sfondo al libro, mettendo in evidenza la tragedia compiuta sulla spiaggia di Vergarolle e le conseguenze che l’evento drammatico ebbe sull’intera comunità italiana di Pola.
 
“A ottant'anni dalla tragedia, conclude Salaco Stefanuto, il ricordo di Vergarolla continua infatti a essere legato alla più ampia storia degli italiani in Istria e alle drammatiche conseguenze del secondo dopoguerra lungo i territori del confine orientale. La presentazione del libro “L'ultima spiaggia” si propone dunque come un momento nel quale letteratura e memoria storica si incontrano. Un libro può diventare anche uno strumento per avvicinare il pubblico a vicende drammatiche realmente accadute e poco conosciute, restituendo dignità ed un volto umano alle vittime, alle famiglie ed agli esuli istriani, travolti dagli eventi drammatici della storia”.

Cultura, Conegliano

Moriago della Battaglia, al via la decima edizione del "Festival della Cultura"

MORIAGO DELLA BATTAGLIA (TV) – Dieci anni di cultura, incontri, libri, arte e musica. È un traguardo importante quello raggiunto dal Festival della Cultura di Moriago della Battaglia che domenica 4 ottobre inaugurerà ufficialmente la sua decima edizione. L’appuntamento è fissato alle ore 16.00 alla Casa del Musichiere (Via Manzoni 2) a Moriago con un pomeriggio dedicato alla letteratura e all’arte.

Ospite dell’inaugurazione sarà infatti la scrittrice Elena Rui, finalista al prestigioso Premio Strega 2026 con il suo libro “Vedove di Camus”, che porterà al Festival la propria esperienza e il racconto legato alla sua opera. Sarà poi anche presente il maestro Vico Calabrò, artista di fama internazionale e protagonista dell’esposizione pittorica allestita proprio in occasione dell’evento di apertura della rassegna culturale. La mostra, dal titolo “Tra cielo e terra: il viaggio e il sogno di un maestro contemporaneo”, sarà presentata dalla critica d’arte Lorena Gava e sarà accompagnata dall’intrattenimento musicale del Coro Libere Armonie. Nel dettaglio, l’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino a sabato 25 ottobre e potrà essere visitata il sabato dalle 16 alle 19 e la domenica e i giorni festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.

«Arrivare alla decima edizione rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio, ma soprattutto la conferma di quanto sia importante continuare ad investire nella cultura e nella capacità di una comunità di incontrarsi, confrontarsi e condividere esperienze – sottolinea Giuseppe Tonello, Presidente del Festival della Cultura – Ecco perché abbiamo voluto celebrare questo anniversario portando a Moriago protagonisti di primo piano della letteratura e dell’arte. D'altronde, il Festival è nato con l’obiettivo di creare occasioni di incontro e di crescita attraverso la cultura e, dopo dieci anni, quella stessa idea continua ad essere il nostro punto di riferimento».

L'inaugurazione e tutte le iniziative del Festival sono ad ingresso libero.

Il Festival, organizzato dall’Associazione culturale Moriago Racconta, gode del patrocinio della Regione del Veneto, della Provincia di Treviso e del Comune di Moriago della Battaglia.

Per informazioni: 380.4610710 – info@moriagoracconta.it.
Treviso

San Biagio di Callalta ospiterà "Mestieri e Delizie"

SAN BIAGIO DI CALLALTA (TV) – Una giornata dedicata ai mestieri, ai prodotti della terra, all’artigianato e alle tradizioni locali. Domenica 4 ottobre, dalle ore 10.30 alle 18.00, Via Postumia Centro a San Biagio di Callalta ospiterà "Mestieri e Delizie", mostra-mercato dell’artigianato e dell’agricoltura pensata per valorizzare produzioni, saperi e realtà del territorio. Per l’intera giornata il centro città diventerà così una vetrina delle eccellenze locali con espositori e produttori chiamati a raccontare un territorio nel quale agricoltura e artigianato continuano a rappresentare non soltanto attività economiche, ma anche un patrimonio di conoscenze, tradizioni e identità da tramandare. 

Ad arricchire il programma ci sarà poi, alle 11.00, l’incontro con l’influencer Carlotta Berti che al Polo culturale Skholè (Via Postumia Centro 65) presenterà il suo libro "Co digo, digo! Usi, costumi e gergo dei veneziani". L’appuntamento sarà ad ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili e si terrà anche in caso di maltempo a differenza della mostra-mercato che, nel caso, verrebbe annullata.

«Con questo evento vogliamo portare nel cuore di San Biagio una giornata capace di raccontare le tante eccellenze che nascono dal lavoro, dalla creatività e dalla passione delle persone del nostro territorio – commenta il Sindaco di San Biagio di Callalta, Valentina Pillon - Artigianato e agricoltura custodiscono infatti saperi che appartengono alla nostra storia, ma sono allo stesso tempo realtà vive, capaci di innovarsi e di creare economia e condivisione. Si tratta poi di un’occasione per incontrare produttori e artigiani e riscoprire ciò che viene realizzato vicino a noi. Ci tengo quindi a ringraziare tutte le associazioni, le categorie economiche e le realtà che hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa».

L’evento è patrocinato dal Comune di San Biagio di Callalta, nell’ambito del Distretto del Commercio Terre di Callalta, in collaborazione con l’associazione Callis Alta e la Pro Loco, mentre partner della manifestazione sono Confartigianato Treviso, Confagricoltura Treviso, Confcommercio Mandamento di Treviso e Coldiretti Treviso.

Per informazioni è possibile contattare il numero 0422.894360 oppure scrivere all’indirizzo biblioteca@comune.sanbiagio.tv.it.


Salute, Veneto

Incontro di orientamento alla Scuola di Formazione Specifica in Medicina Generale della Regione del Veneto

VENEZIA - "In Veneto, presso le Medicine di Gruppo Integrate c’è un personale di studio e infermieristico di cui la Regione non intende disperdere il patrimonio di competenze e professionalità acquisito negli anni. La questione riguarda, quindi, l’attuale modalità di remunerazione ai MMG dei suddetti relativi, che rimarrà in vigore fino al 31 dicembre di quest’anno. È stata infatti riscontrata una disomogeneità di trattamenti economici e contrattuali nel contesto regionale, ancorché all'interno delle stesse Aziende Ulss. Pertanto, dal primo gennaio dell’anno prossimo la Regione, in occasione della definizione del nuovo modello di Aggregazioni Funzionali Territoriali, intende uniformare la modalità di copertura, fondandola su una remunerazione per quota capitaria uguale su tutto il territorio regionale. Lo abbiamo già ribadito anche in sede di delegazione trattante della Medicina generale alle rappresentanze sindacali".

Sono parole dell’assessore regionale alla Sanità e alla Programmazione sanitaria, Gino Gerosa, a margine della giornata di orientamento 2026 che si è tenuto sabato 26 a Villa Nievo Bonin Longare, sede della Fondazione Scuola di Sanità Pubblica, e dedicato al tema “Assistere nel territorio. Come ricerca e formazione della Scuola Formazione Specifica di Medicina Generale possono rispondere alle sfide dell’assistenza primaria, delle Aggregazioni Funzionali Territoriali e delle Case della Comunità”.

“La formazione e la ricerca hanno un valore strategico nella costruzione della medicina di domani – ha aggiunto l’Assessore -. In un momento di profonda trasformazione dell’assistenza territoriale e di crescente complessità organizzativa, infatti, è necessario mettere in relazione competenze, esperienze e punti di vista diversi. La Scuola di Formazione Specifica in Medicina Generale del Veneto è un luogo istituzionale aperto al confronto, nel quale ricerca, formazione e programmazione hanno potuto dialogare”.

L'evento  ha raccolto una partecipazione ampia e trasversale, riunendo allievi ed ex allievi, tutor MMG territoriali e tutor mentori di classe, coordinatori, docenti, componenti del Comitato Scientifico, figure istituzionali, responsabili e professionisti delle Cure Primarie e della sanità regionale. Tutti hanno potuto confrontarsi, portando letture differenti della stessa realtà, tra esperienza sul campo, formazione, ricerca e responsabilità istituzionale.

Il filo conduttore della mattinata è stato lo sguardo dalla Scuola di oggi alla Scuola di domani. La prima è il patrimonio costruito negli anni: esperienza, formazione, tutoraggio, competenze e relazioni. La seconda è la capacità di trasformare questo patrimonio in nuove sinergie, mettendo a sistema competenze e professionalità.

La lectio magistralis del professor. Gianfranco Damiani, dedicata agli sviluppi della Primary Health Care per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, ha aperto una riflessione che è poi proseguita con il tema della ricerca territoriale come possibile identità scientifica della medicina generale. Il contributo del dottor Giancarlo Ruscitti, Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto e la tavola rotonda hanno aperto al confronto di più dimensioni.

Il messaggio emerso sottolinea come le sfide dell’assistenza primaria richiedano competenze diverse che sappiano lavorare insieme, in una logica di integrazione tra professionisti, servizi, formazione, ricerca e istituzioni.

Questo primo incontro restituisce la prospettiva con cui la Scuola di Formazione Specifica in Medicina Generale del Veneto guarda al proprio futuro: non soltanto per formare i medici di medicina generale, ma per costruire il sistema nel quale quei professionisti saranno chiamati a lavorare. Un’occasione che ha mostrato la possibilità concreta di tenere insieme ciò che spesso viene considerato separatamente: ricerca e operatività, formazione e programmazione, esperienza e innovazione, professionisti e istituzioni.

“È proprio questa apertura, insieme alla capacità di creare dialogo e lavoro in squadra, a rappresentare uno degli elementi distintivi della Scuola FSMG del Veneto e a renderla un possibile volano per l’evoluzione della medicina generale e dell’assistenza territoriale – conclude l’assessore Gerosa -. La Scuola di oggi fa tesoro della propria storia, quella di domani guarda alle sinergie da costruire. Il punto d’incontro è il sistema: una comunità di competenze che impara a lavorare insieme per una salute più sostenibile."
Cultura, Vittorio Veneto

Piccolo Rifugio, il concerto della gratitudine a Vittorio Veneto

VITTORIO VENETO (TV) - Un concerto come regalo, per dire grazie a chi gli vuole bene. Lo organizza il Piccolo Rifugio, che a Vittorio Veneto accoglie oltre 40 uomini e donne con disabilità.

In occasione dei 50 anni dalla morte della fondatrice Lucia Schiavinato e in vista dei 70 anni dall’apertura (agosto 1957) il Piccolo Rifugio vuole ringraziare lavoratori, volontari, amici, donatori, istituzioni e Chiesa per l’affetto e il sostegno, fondamentali per una vita più felice alle persone con disabilità. Domenica 4 ottobre 2026 alle 16, nell'aula magna del Seminario di Vittorio Veneto, si esibirà il Venice Cello Quartet, composto da quattro violoncellisti under 30 Manuel Dal Bianco, Anna Trapani, Elettra Bastanzetti (già volontaria al Piccolo Rifugio) e Costantino Cecchi. Il programma del concerto propone un viaggio musicale dal barocco al romantico al moderno, con brani di Bach (con l’”Aria sulla quarta corda”, già sigla di Quark in televisione), Pachelbel, Dowland, Goltermann, Fitzenhagen, Wagner, Pärt, Nino Rota (dal “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli), Scott Joplin, Sollima, Piazzolla, The Turtles. Su www.piccolorifugio.it il programma di sala dettagliato.I l concerto si svolge nel giorno in cui si ricorda San Francesco. Per questo a intervallare i brani musicali saranno brevi letture di brani dedicati a San Francesco dell’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco e di brani degli scritti Lucia Schiavinato, fondatrice del Piccolo Rifugio: due spiriti accomunati dall'amore per il Signore, e dall'amore per i più fragili nel mondo.

Presentatrice del concerto Marzia Gava dell'associazione Lucia Schiavinato. L’ingresso, naturalmente, è libero. Il successivo grande appuntamento di comunità per il Piccolo Rifugio sarà la Little Run del 26 dicembre 2026 a Vittorio Veneto.

Per informazioni: 3473677957.Ufficio stampa: t
Economia, Vicenza

Banca delle Terre Venete al fianco di Fondazione OIC

VICENZA – Rendere la somministrazione dei farmaci più sicura, precisa ed efficiente, personalizzare le dosi sulla base della terapia prescritta a ciascun ospite e, allo stesso tempo, costruire un modello organizzativo capace di mettere direttamente in relazione la struttura sociosanitaria con la farmacia dell’Azienda sanitaria.

È questo l’obiettivo del progetto “Deblistering e confezionamento automatizzato”, sostenuto da Banca delle Terre Venete con un contributo liberale di 70 mila euro a favore di Fondazione Opera Immacolata Concezione ETS, destinato al Centro Residenziale San Giovanni in Monte di Barbarano Mossano, nel Vicentino.

Il progetto è stato presentato oggi, mercoledì 30 settembre, nella sede amministrativa di Banca delle Terre Venete a Vicenza, alla presenza dei vertici della Banca, di Fondazione OIC e di ULSS 8 Berica. Sono intervenuti Gianfranco Sasso, Presidente di Banca delle Terre Venete; Andrea Cavagnis, Presidente di Fondazione OIC ETS; Eugenio Adamo, Direttore Generale di Banca delle Terre Venete e Leopoldo Ciato, Direttore dei Servizi Socio Sanitari ULSS 8 Berica. Presente inoltre Margherita Andretta, Direttore Assistenza Farmaceutica Territoriale ULSS 8 Berica, direttamente coinvolta negli aspetti tecnici e organizzativi legati al percorso del farmaco.

Non soltanto bustine personalizzate: il valore è nell’integrazione con la farmacia ULSS

L’investimento di Banca delle Terre Venete è destinato all’acquisto dei materiali, delle attrezzature e delle dotazioni necessarie alla distribuzione e alla somministrazione delle dosi personalizzate dei farmaci, rafforzando sicurezza e qualità dell’assistenza agli ospiti più fragili.

Ma l’elemento realmente distintivo del progetto non risiede soltanto nell’automazione del confezionamento. Il sistema prevede infatti l’utilizzo dei macchinari già presenti presso la farmacia centrale dell’ULSS 8 Berica, dove vengono predisposte, per ciascun ospite, speciali buste contenenti le dosi esatte dei medicinali prescritti.

Le informazioni sulle terapie vengono trasmesse dalla struttura attraverso un flusso informatizzato di dati: è quindi la farmacia dell’Azienda sanitaria a preparare quanto effettivamente necessario sulla base delle prescrizioni e del fabbisogno reale dei singoli ospiti. Un modello che permette di intervenire sull’intera filiera del farmaco: dalla prescrizione alla preparazione, dalla distribuzione fino alla somministrazione.

Meno eccedenze, maggiore appropriatezza e sicurezza
La possibilità di programmare con maggiore precisione i quantitativi necessari consente di ridurre le scorte eccedenti nelle strutture e il rischio che farmaci non utilizzati arrivino alla scadenza. Il beneficio si estende pertanto oltre la singola RSA. Il modello permette infatti di rendere più efficiente anche l’approvvigionamento, facendo arrivare alle strutture ciò che realmente serve, nelle quantità richieste dalle terapie effettivamente prescritte.

Ne deriva un vantaggio per l’intera filiera: maggiore sicurezza per l’ospite, maggiore tracciabilità, migliore gestione delle scorte, contenimento delle eccedenze e utilizzo più appropriato delle risorse sanitarie. La virtuosità dell’esperienza nasce quindi dall’integrazione tra Fondazione OIC e ULSS 8 Berica, in un percorso nel quale la tecnologia diventa lo strumento per collegare in maniera più efficace prescrizione, preparazione e somministrazione del farmaco.

Più sicurezza per gli ospiti, più tempo da dedicare alla persona
La personalizzazione delle confezioni consente inoltre di associare puntualmente ciascuna dose alla terapia prescritta e al singolo ospite, contribuendo a ridurre il rischio di errore e rendendo più controllato l’intero percorso. La digitalizzazione permette una tracciabilità puntuale delle terapie e consente di alleggerire alcune attività manuali e organizzative svolte dagli operatori. Un elemento particolarmente significativo per Fondazione OIC, perché il tempo recuperato attraverso processi più efficienti può essere restituito alla cura, all’assistenza e alla relazione con l’ospite.

«Mettere innovazione e tecnologia al servizio della persona significa rendere sempre più sicuri e personalizzati i percorsi di cura – dichiara Andrea Cavagnis, Presidente di Fondazione Opera Immacolata Concezione ETS. – Il sostegno di Banca delle Terre Venete a questo progetto rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra realtà del territorio possa tradursi in nuove opportunità per migliorare la qualità dell’assistenza alle persone più fragili. Ma il valore di questa esperienza va oltre l’introduzione di una nuova tecnologia: significa costruire, insieme a ULSS 8 Berica, un processo sempre più integrato, nel quale competenze e strumenti diversi concorrono a rendere più sicura ed efficiente la gestione delle terapie. È un investimento tecnologico, ma prima ancora è un investimento sulla persona, sulla qualità della cura e sulla capacità del territorio di lavorare insieme».

Il sostegno di Banca delle Terre Venete
Il progetto nasce anche grazie al sostegno di Banca delle Terre Venete, sviluppato a partire dal confronto con la filiale di Vedelago Centro, che ha permesso di conoscere da vicino l’iniziativa e accompagnarne lo sviluppo. Il contributo della Banca permette di sostenere i costi legati alla verifica della somministrazione sicura, all’acquisto dei lettori barcode, delle scatole porta-bustine, delle ulteriori attrezzature necessarie, del supporto tecnico all’avvio del progetto e dei carrelli sanitari utilizzati per la distribuzione dei farmaci.

«Sostenere questo progetto significa investire in maniera tangibile nella salute delle persone più fragili e nella qualità dell’assistenza – afferma Gianfranco Sasso, Presidente di Banca delle Terre Venete –. Abbiamo scelto di contribuire all’acquisto delle dotazioni necessarie al confezionamento e alla distribuzione personalizzata delle terapie perché crediamo che l’innovazione, quando viene messa al servizio della cura, possa rafforzare concretamente la sicurezza e la qualità dell’assistenza. Il nostro intervento nasce da una duplice volontà: essere al fianco di una realtà che ogni giorno garantisce un percorso clinico di qualità e sostenere innovazioni capaci di generare valore per le persone e per l’intera comunità».

Una nuova organizzazione del percorso del farmaco
«Per gli ospiti più fragili questo significa innanzitutto aumentare i livelli di sicurezza nella somministrazione delle terapie, riducendo il rischio di errori – sottolinea Fabio Toso, Direttore Generale di Fondazione Opera Immacolata Concezione ETS –. La personalizzazione delle confezioni consente di associare in modo puntuale ogni dose alla terapia prescritta, rendendo più controllato l’intero percorso del farmaco. Ma i vantaggi si estendono all’intero sistema di gestione. Una programmazione più precisa permette di contenere le eccedenze, migliorare la gestione delle scorte e rendere più efficiente la distribuzione. Il valore aggiunto di questo progetto è proprio il rapporto diretto con la farmacia dell’ULSS 8 Berica, perché permette di passare da una logica prevalentemente legata alla disponibilità di scorte a una gestione sempre più costruita sulle necessità effettive delle terapie prescritte. Il risultato atteso è anche quello di liberare tempo prezioso per gli operatori sanitari, che potranno dedicarne una quota maggiore alla cura, all’assistenza e alla relazione con gli ospiti. Per Fondazione OIC innovare significa proprio questo: utilizzare la tecnologia per rendere i processi più sicuri ed efficienti e restituire ai professionisti ciò che ha più valore, il tempo da dedicare alla persona».

Il ruolo di ULSS 8 Berica
La partecipazione di ULSS 8 Berica costituisce uno degli elementi centrali dell’iniziativa. Attraverso la farmacia aziendale e i professionisti coinvolti nel progetto viene infatti costruito il collegamento tra le terapie prescritte nelle strutture e la preparazione personalizzata delle dosi.

Un’integrazione che apre una prospettiva più ampia sul rapporto tra servizi sociosanitari territoriali e sistema sanitario, con possibili ricadute in termini di appropriatezza, sicurezza, sostenibilità e organizzazione. Nel corso della presentazione Leopoldo Ciato, Direttore dei Servizi Socio Sanitari ULSS 8 Berica, ha affrontato il valore della collaborazione tra i partner coinvolti. Gli aspetti più strettamente tecnici e farmaceutici vedono inoltre il coinvolgimento di Margherita Andretta, Direttore Assistenza Farmaceutica Territoriale ULSS 8 Berica.

Digitalizzazione, tracciabilità e ricerca
La digitalizzazione dell’intero percorso del farmaco, dalla prescrizione fino alla somministrazione, consentirà di garantire una tracciabilità puntuale delle terapie.

In prospettiva, i dati aggregati prodotti dal sistema potranno inoltre essere valorizzati attraverso attività di analisi e ricerca per approfondire gli effetti delle terapie somministrate. La disponibilità di informazioni maggiormente strutturate potrà contribuire a migliorare la conoscenza delle risposte ai trattamenti e favorire lo sviluppo di percorsi terapeutici sempre più personalizzati sulle caratteristiche e sui bisogni della singola persona.

Un progetto che guarda oltre San Giovanni in Monte
Il Centro Residenziale San Giovanni in Monte di Fondazione OIC, a Barbarano Mossano, partecipa direttamente all’iniziativa e rappresenta il riferimento tecnologico e di supporto tecnico del progetto. L’esperienza assume tuttavia una valenza che va oltre la singola struttura. I risultati potranno fornire elementi utili per valutare, insieme agli attori del sistema sanitario regionale, possibili sviluppi futuri del modello.

Un progetto che unisce così innovazione, sicurezza delle terapie, appropriatezza, sostenibilità ed efficienza, attraverso la collaborazione tra sanità pubblica, sociosanitario e sistema economico del territorio. Per Fondazione OIC, impegnata da settant’anni nella cura e nella presa in carico delle persone fragili, la tecnologia diventa quindi uno strumento per rendere i processi più sicuri ed efficienti, ma soprattutto per rafforzare la qualità della cura e restituire ai professionisti più tempo da dedicare alla persona.


Cultura, Conegliano

Cerimonia finale per il Premio Giuseppe Toniolo 2026

PIEVE DI SOLIGO (TV) - L’appuntamento è fissato per mercoledì 7 ottobre, a partire dalle ore 20.45, nell’auditorium Battistella Moccia di Pieve di Soligo, nella centrale piazza Vittorio Emanuele II: è in programma la cerimonia finale dell’undicesima edizione 2026 del Premio Giuseppe Toniolo, organizzato dall’Istituto diocesano “Beato Toniolo. Le vie dei Santi” insieme alla Diocesi di Vittorio Veneto, Pastorale sociale e del lavoro, Azione Cattolica vittoriese e parrocchia del Duomo S. Maria Assunta di Pieve di Soligo, in collaborazione con la rete culturale Vite Illustri Pieve di Soligo (VIP) e con il contributo della Città di Pieve di Soligo. È l’evento pubblico che ritorna puntuale per ospitare la serata finale del Premio, distinto in tre sezioni principali: “Pensiero”, di livello nazionale, “Azione & Testimoni” e diocesana “Giovani”, quest’ultima sostenuta dalla Città di Pieve di Soligo.

Il Premio è intitolato alla figura e all’opera del grande economista e sociologo cattolico nato a Treviso nel 1845 e morto a Pisa nel 1918, proclamato Beato dalla Chiesa nel 2012 e le cui spoglie mortali sono custodite nella tomba all’interno del Duomo di Pieve di Soligo, città natale della moglie Maria Schiratti.

Con il tema di quest’anno -
“L’urgenza della pace, oggi, in tutto il mondo: verso un’alleanza di cultura, società e istituzioni internazionali, anche nel segno di Giuseppe Toniolo” - si rende omaggio a uno degli elementi distintivi e di straordinaria attualità del pensiero e dell’azione del grande economista e sociologo cattolico, oggi Beato, che nel suo ultimo anno di vita, mentre infuriava la Grande Guerra, con grande lungimiranza e visione di bene comune chiese al Pontefice Benedetto XV la nascita di un Istituto cattolico di diritto internazionale per la pace. La rassegna della città pievigina ha ormai conquistato una sua notorietà e valenza di respiro nazionale.

Lo confermano i nomi di alcuni dei premiati delle passate edizioni, a partire dal 2016:dall’arcivescovo di Assisi e grande studioso del Toniolo Domenico Sorrentino, al compianto imprenditore Leonardo Del Vecchio, dall’economista Stefano Zamagni, dalle case editrici AVE di Roma e Vita e Pensiero di Milano alla Fondazione Grenfellove Marco e Gloria, dal giornalista e scrittore Antonio Polito alla Fondazione OIC di Padova per “Civitas Vitae”, dal docente Alberto Guasco al giovane intellettuale francese Jean de Saint-Cheron, fino al fondatore di “Immischiati” e presidente Fondazione per la natalità Gianluigi De Palo e, nel 2025, il fisico e inventore Federico Faggin e il gruppo musicale dei “The Sun”. Vanno compresi inoltre le singole personalità, le varie realtà culturali, educative e sociali e i giovani studenti e laureati del territorio veneto e diocesano di Vittorio Veneto che nel tempo sono stati insigniti del prestigioso riconoscimento.

La cerimonia finale del 7 ottobre – giorno anniversario della morte di Giuseppe Toniolo – sarà preceduta alle ore 18.30 in Duomo dalla concelebrazione eucaristica presieduta dal vicario generale della Diocesi di Vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Gianluigi Papa, e animata dalle esecuzioni del Coro dell’Accademia Tetracordo diretta dal maestro Mariagrazia Marcon.

Alla serata, presentata da Elisa Nadai, interverrà il Vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Riccardo Battocchio. Dopo i saluti introduttivi della presidente dell’Istituto Beato Toniolo, Annalina Sartori, dell’arciprete della parrocchia del Duomo di Pieve di Soligo, monsignor Luigino Zago, e del sindaco della Città di Pieve di Soligo, Stefano Soldan, ci sarà prima la consegna degli attestati di riconoscenza e poi avverrà la proclamazione dei vincitori del Premio Toniolo 2026.Seguiranno i “Dialoghi su Giuseppe Toniolo, modello di santità laicale per l’oggi. Verso il 15°anniversario della beatificazione (29 aprile 2027)”, che saranno intessuti da Giuseppe Fioroni, vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, da don Renzo Beghini, presidente della Fondazione Giuseppe Toniolo di Verona, da monsignor Nicola Longobardo, presidente dell’Associazione Accademia Studi Giuseppe Toniolo APS di Napoli e da Marco Zabotti, direttore scientifico e vice presidente IBT.

Al termine della serata sarà anche illustrato il tema del Premio Giuseppe Toniolo 2027.Media partner dell’evento sono il settimanale diocesano L’Azione, l’emittente vittoriese La Tenda Tv e il quotidiano online Qdpnews.it. La cerimonia del 7 ottobre sarà trasmessa in diretta streaming sul sito web e sui canali youtube e facebook de La Tenda Tv e sulla pagina FB dell’Istituto Beato Toniolo. Informazioni sul sito web www.beatotoniolo.it e all’indirizzo mail info@beatotoniolo.it.
L’ingresso alla cerimonia è libero e fino a esaurimento dei posti disponibili in sala.
Treviso

Cantina futurista, a Treviso la vinificazione si guarda dal ristorante

TREVISO - I fratelli Enrico e Alberto Fagotto trasformano 750 metri quadrati in via Fonderia a Treviso in una “urban winery” d'avanguardia con ristorante e cocktail bar. Durante tutto il mese di settembre, all'ora dell'aperitivo, gli ospiti possono osservare dal vivo dietro grandi vetrate la vinificazione delle uve di Incrocio Manzoni macerato, Traminer a macerazione leggera, Malbech, Teroldego in invecchiamento, Ciliegiolo in anfora e Vermentino col fondo. Il percorso culminerà il prossimo 3 ottobre con un grande evento interamente dedicato alla celebrazione della vendemmia

Treviso scommette sull'innovazione enogastronomica con un concept che unisce la cultura della terra alla visione della metropoli contemporanea. In via Fonderia 41, gli spazi di Cantina Futurista prendono vita grazie all'intuizione dei fratelli Enrico e Alberto Fagotto, originari di Montebelluna, capaci di fondere le rispettive esperienze professionali in un'iniziativa unica per il territorio veneto.

La struttura si estende su 750 metri quadrati complessivi — divisi tra i 600 metri quadrati del piano terra e i 150 del soppalco — ed è stata progettata per ospitare l'intero ciclo di produzione del vino. Il cuore pulsante del locale è rappresentato dalla cantina a vista, separata dalle sale del ristorante da imponenti lastre di vetro. Al centro della sala principale, una grande vasca da vinificazione racchiude un olivo secolare, simbolo di un dialogo costante tra natura e architettura.

Per tutto il mese di settembre, in concomitanza con i riti della raccolta, i clienti che frequentano il locale durante l'aperitivo hanno la possibilità di assistere dal vivo al processo produttivo. Attraverso le vetrate è possibile osservare le varie lavorazioni dei vitigni selezionati: dall'Incrocio Manzoni macerato al Traminer a macerazione leggera, fino alla lavorazione di Malbech, Teroldego destinato all'invecchiamento, Ciliegiolo affinato in anfora e Vermentino col fondo. Un’esperienza sensoriale diretta che culminerà il 3 ottobre con una grande giornata di festa e approfondimento dedicata alla vendemmia. Le bottiglie vinificate “in diretta” saranno poi disponibili alla mescita a partire dall’anno prossimo, dopo l’affinamento.

“Cantina Futurista nasce per far vivere l’emozione della vendemmia nel cuore della città, portando la campagna dentro il ristorante”, commentano i fratelli Fagotto. “Volevamo creare un luogo in cui la passione per l’enologia e l’arte della miscelazione si potessero fondere senza filtri. Vedere i clienti che sorseggiano un calice mentre, al di là del vetro, osservano la lavorazione delle uve in anfora o le fermentazioni, significa aver realizzato il nostro sogno. Non offriamo solo cibo o vino, ma un’esperienza produttiva reale e trasparente, dove ogni bottiglia e ogni distillato raccontano la nostra storia e la ricerca dell'eccellenza”.

Enrico Fagotto, enologo con esperienze maturate in diverse regioni italiane e negli Stati Uniti, cura la vinificazione cittadina avvalendosi di anfore e barrique. La produzione iniziale conta già 20 etichette proprietarie e una linea di Metodo Classico con invecchiamento minimo di tre anni, realizzate selezionando la materia prima da conferitori di fiducia.

Parallelamente, Alberto Fagotto, bartender con un passato nei locali di punta tra l'Italia e Londra, gestisce la sala, la cucina e il cocktail bar. L'offerta beverage non si limita ai vini: Cantina Futurista propone una linea di otto distillati prodotti in esclusiva su ricette originali (tra cui Gin, Bitter, Amaro, Vodka e Rum Blanca), oltre a una selezione di whisky e rum premium sviluppata in collaborazione con lo storico distributore Rossi e Rossi (Wilson & Morgan).

L'intervento di ristrutturazione dell'ultimo anno ha portato anche alla creazione di uno shop interno, di una stanza di stoccaggio a temperatura controllata a 15 gradi e alla sistemazione del plateatico affacciato sul canale della Piavesella. Un punto di incontro pensato per un pubblico adulto e consapevole, dove la cultura del cibo e della miscelazione si fonde con lo spettacolo della trasformazione dell'uva.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – IL MENÙ E LA CARTA DEI VINI

La proposta enogastronomica di Cantina Futurista (via Fonderia 41, Treviso) si presenta come un manifesto di sapori decisi e accostamenti creativi, dove la tradizione veneta viene reinterpretata attraverso una lente contemporanea e sperimentale.
La carta dei vini rispecchia l'anima artigianale del locale, con una forte predilezione per le fermentazioni spontanee e le tecniche di macerazione.

Le Bollicine: La selezione di spumanti si apre con i vini "col fondo", come il Caneva (da uve Glera) e il Duro (da uve Durella). Per chi predilige il Metodo Classico, sono presenti etichette prestigiose come il Riesling Italico "Hahahahah" o il Pinot Nero "Pino", affinato per ben 36 mesi.

Bianchi e Orange: Tra i bianchi si spazia da blend armoniosi di Bronner e Chardonnay a vitigni autoctoni come la Boschera fermentata in acciaio e barrique. Nota di merito per i vini macerati (orange wine), come il Sovinier Gris lasciato a contatto con le bucce per 40 giorni o il Famoso da lieviti indigeni macerato per 45 giorni.

I Rossi: La proposta dei rossi è altrettanto variegata, offrendo sia vini freschi vinificati in acciaio, come il Pinot Nero "Ombra Rosso", sia etichette più strutturate e invecchiate in legno, come il Sangiovese romagnolo "Amen" o il blend di Merlot, Cabernet e Marzemino denominato "Moro". Una menzione speciale va al "1/2 Pieno", un particolare Sangiovese passito lavorato con metodo solera.
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Ultimo aggiornamento: 02/10/2026 20:05