Vicenza

Miss Mondo Italia a Villa Bonin di Vicenza

VICENZA - Sabato 10 ottobre, a partire dalle ore 21:30, il Club e Dinner VILLA BONIN di Vicenza — incastonato nella splendida cornice dei Colli Berici — è tornato ad essere il palcoscenico di un evento all'insegna di bellezza, moda e intrattenimento. La serata ha ospitato una nuova tappa provinciale veneta del concorso Miss Mondo Italia 2027.
Un nuovo successo annunciato per il prestigioso format nazionale guidato da Antonella Marcon della Antonella Academy Agency, che segna nuovamente il sold-out nella celebre location vicentina.

Lo Spettacolo
L'evento ha preso il via con la sigla di Miss Mondo Veneto 2027, svelata dal balletto delle finaliste regionali. La conduzione è stata affidata al carismatico Riccardo Pagan (Mister Italia 2018 e finalista a Mister Universo), con la brillante collaborazione di Anna Mariotto, Miss Mondo Talent Veneto 2026 e semifinalista nazionale.

Le candidate sono state valutate dalla giuria attraverso tre prove principali:
Due sono state le uscite delle concorrenti:
• la prima con la prova di interpretazione, sfilando in costume,
• quindi con l’uscita in dress code da discoteca.
Una uscita riservata alle finaliste regionali venete di Miss Mondo Italia 2027, per contendersi due fasce specialissime:
- “MISS ANTONELLA ACADEMY AWARD” vinta da Sofia Vianello del Lido di Venezia, la ragazza che si è distinta per il portamento e la critica;
- “MISS ELEGANZA” vinta da Giada Cerroni di Bosaro (RO), la ragazza che si è distinta per l’eleganza.

Intrattenimento
L'evento è stato impreziosito da diversi momenti di alto profilo artistico:
• Musica dal vivo: le performance canore della giovanissima Matilde Palano e da Sophie Persegato, in rappresentanza della scuola Cuore e Musica, della vocal coach Susanna Zanellato di Piove di Sacco (PD).

Risultati della Selezione
Accesso alla finale regionale per:
1^ Classificata – FINALISTA REGIONALE: Sofia Lepore, di Parica (SO),
2^ Classificata – MISS GIL CAGNE’: Nicole Reato, di Chiuppano (VI),
3^ Classificata – MISS GIL CAGNE’: Greta Niedda, di Albignasego (PD).

Premiazioni Speciali
– MISS DEL WEB by AGRICOLA – Asia Bauce di Arzignano (VI),
grazie alla votazione web,
– MISS VILLA BONIN – Silvia Parpaiola, di Resana (TV)
– MISS SORRISO – Linda Zulian, di Giai di Gruaro (VE).

Antonella Marcon (Antonella Academy Agency), responsabile di Miss Mondo per il Veneto e il Trentino-Alto Adige, rivolge un sentito ringraziamento ai presentatori Riccardo Pagan e Anna Mariotto, alla giuria e a tutti i numerosi ospiti intervenuti.
Un doveroso e sincero grazie va anche al fotografo e videomaker Kendji, allo staff di Miss Mondo Veneto e al service audio-video.
Un particolare ringraziamento è rivolto alle aziende sponsor che hanno reso possibile l'evento, al sig. Fabio Facchini titolare di Villa Bonin per la splendida ospitalità e al sig. Oliver per la preziosa collaborazione

E se fossi tu la prossima semifinalista nazionale 2027? Realizza il tuo sogno: indossando la corona e salendo sul podio con lo scettro.
Non perdere il prossimo appuntamento: ti aspettiamo domenica 29 novembre al Fuoco e Fiamme di Canaro (RO).
 
Contatti e Social
• Siti web: missmondo.it | accademiamodaspettacolo.it
• Social: Cercaci su Facebook e Instagram come Antonella Agency e Miss Mondo Veneto.

Italia

Il valore dell'arte: come i capitali privati salvano e rilanciano la cultura

Per comprendere appieno l'evoluzione di chi investe oggi nella cultura, è utile guardare a chi lo ha fatto nei secoli scorsi, quando il mecenatismo era profondamente legato al potere politico, alla religione e alla ricerca dell'immortalità personale. Lo stesso termine "mecenate" affonda le sue radici nell'antica Roma, prendendo il nome da Gaio Cilnio Mecenate. Questo influente consigliere dell'imperatore Augusto dedicò la sua vita e le sue ricchezze a proteggere e sostenere poeti straordinari come Virgilio e Orazio, trasformando di fatto la letteratura e l'arte in un formidabile strumento per promuovere la grandezza e gli ideali dell'Impero Romano.
 

È tuttavia con il Rinascimento italiano che il mecenatismo raggiunge il suo periodo d'oro, diventando il motore che ha reso l'Italia il centro culturale del mondo. A Firenze, la famiglia Medici ha incarnato questo ruolo alla perfezione. Contemporaneamente, a Roma, i Papi rinascimentali agivano come veri e propri sovrani, utilizzando l'arte per celebrare il trionfo e la grandezza della Chiesa. Anche nelle altre corti italiane la competizione politica si giocava a colpi di bellezza monumentale, come dimostrano Ludovico il Moro a Milano o le famiglie Gonzaga a Mantova e gli Este a Ferrara.
 

Spingendosi oltre i confini italiani, i grandi sovrani europei continuarono questa tradizione per affermare l'assolutismo e il prestigio nazionale. I grandi mecenati del passato usavano la bellezza essenzialmente come un manifesto politico. Il loro obiettivo primario era impressionare i rivali, dimostrare il proprio diritto a governare e, soprattutto, assicurarsi che il loro nome e la loro stirpe vivessero in eterno attraverso i capolavori immortali che avevano contribuito a far nascere.
 

Oggi il modo in cui i ricchi e le grandi aziende investono nella cultura è profondamente cambiato rispetto al passato, trasformandosi da semplice gesto di generosità personale in una vera e propria strategia organizzata che si è evoluta in un impegno collettivo e aziendale che coinvolge fondazioni di famiglia, holding e marchi globali del lusso.
 

Questo cambiamento non avviene per caso, ma risponde a logiche economiche e d'immagine ben precise. Investire in cultura permette infatti alle aziende e ai magnati di migliorare il valore percepito del proprio marchio, di ottenere importanti agevolazioni fiscali grazie a strumenti normativi dedicati e di diversificare i propri patrimoni puntando sull'arte come bene d'investimento sicuro. Inoltre, vari studi dimostrano che legare il nome di un'azienda alla bellezza e alla cultura genera un impatto sociale positivo e contribuisce persino ad aumentare la produttività interna rispetto alla concorrenza. Questa tendenza si inserisce perfettamente anche nei moderni criteri di sostenibilità e responsabilità sociale d'impresa, dove il rispetto per il territorio e la comunità diventano centrali per il successo a lungo termine.
 

Nel panorama internazionale e soprattutto in Italia, questo nuovo mecenatismo si sviluppa attraverso modelli differenti. Da un lato ci sono i giganti della moda e del lusso che aprono spazi espositivi e poli d'arte contemporanea; dall'altro i magnati della tecnologia che preferiscono sostenere l'istruzione, la conservazione digitale e la ricerca scientifica; infine, vi sono centinaia di imprese di vari settori che scelgono di finanziare la cultura per creare un legame profondo con il territorio in cui operano.
 

Nel nostro paese questo fenomeno è guidato dai grandi capitani d'industria e dai marchi storici, che spesso si sostituiscono allo Stato nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio artistico nazionale. Molti imprenditori hanno legato il proprio nome al salvataggio e al restauro di monumenti simbolo del Paese: basti pensare a Diego Della Valle che ha finanziato il monumentale recupero del Colosseo, alla famiglia Bulgari che ha permesso il restauro di Piazza di Spagna e delle Terme di Caracalla, o a Renzo Rosso che ha restituito splendore al Ponte di Rialto a Venezia, senza dimenticare l'impegno costante di firme come Dolce & Gabbana nel sostenere l'arte e il teatro.

Accanto al recupero del passato, grande spazio è dato alla creazione di luoghi dedicati all'arte contemporanea e alla rinascita dei territori.

È il caso della Fondazione Prada a Milano, che unisce archeologia industriale e architettura moderna, della fondazione creata da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo a Torino per promuovere i giovani artisti, o della straordinaria visione di Brunello Cucinelli, che ha trasformato l'intero borgo umbro di Solomeo in un centro internazionale di cultura, teatro e artigianato. Questa rete di sostegno si estende infine anche a cantine storiche, marchi del design e società finanziarie attraverso premi d'arte, sponsorizzazioni e progetti di recupero nei musei.
Tutto ciò dimostra come la cultura possa diventare un motore di crescita sociale ed economica per l'intero Paese.

Salute, Treviso

AIL Treviso rinnova il sostegno psicologico ai pazienti oncologici del Ca' Foncello

TREVISO – Continua nella Marca il sostegno psicologico per i pazienti onco-ematologici, adulti e pediatrici, e per le loro famiglie. AIL – Sezione Provinciale di Treviso ha difatti rinnovato il proprio impegno a fianco dell’Ulss 2 Marca Trevigiana mettendo a disposizione un finanziamento di 84.000 euro per garantire la prosecuzione del progetto “Dalla misurazione del distress alla presa in carico psicologica di pazienti onco-ematologici adulti e in età pediatrica e loro caregiver: interventi ad implementazione della qualità di vita”.

L’iniziativa si sviluppa prevalentemente nell’ambito dell’Unità operativa complessa di Ematologia e Trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche, dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, coinvolgendo anche i pazienti dell’area di Emato-oncologia pediatrica in collaborazione con la dott.ssa Cristina Pizzato e con la dott.ssa Caterina Mercuri quale Direttrice dell’Unità operativa semplice di Psicologia Ospedaliera. Il finanziamento consentirà di sostenere l’attività di due professionisti specializzati, uno psicologo e uno psicologo-psicoterapeuta, integrati nel percorso assistenziale e in stretta collaborazione con medici e personale infermieristico. L’obiettivo è affiancare alla cura della malattia un’attenzione costante al benessere emotivo della persona intercettando tempestivamente le situazioni di disagio e accompagnando pazienti e familiari nelle diverse fasi del percorso terapeutico.

Nel dettaglio, il progetto prevede colloqui individuali e familiari, valutazioni del distress psicologico, supporto durante i ricoveri e i trattamenti con particolare attenzione ai pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche e a quelli in isolamento protettivo. Sono inoltre previsti interventi di telepsicologia per le persone che, per le condizioni cliniche o le difficoltà negli spostamenti, incontrano ostacoli nell’accesso alle prestazioni in presenza, oltre ad attività di ricerca e formazione rivolte al personale sanitario. Il ruolo del supporto psicologico garantito dall’ AIL è dunque fondamentale per i pazienti seguiti presso la struttura di Ematologia di Treviso e non solo. Basti pensare che in tutta Italia l’AIL sostiene oltre 40 servizi di assistenza psicologica offrendo ogni anno un supporto specialistico a circa 7.000 pazienti e familiari.

«
Grazie alla sezione locale AIL Treviso questa presenza, costante e preziosa, è garantita anche presso la nostra struttura – commenta la Prof.ssa Anna Candoni, Direttore U.O.C. di Ematologia e Trapianto di cellule staminali ematopoietiche del Ca’ Foncello - I professionisti affiancano e affiancheranno i pazienti e i loro familiari in ogni fase del percorso di cura, operando in stretta sinergia con il personale medico e infermieristico nel reparto di degenza nella sezione di trapianto di cellule staminali ematopoietiche, negli ambulatori specialistici e nel day hospital. Si tratta di un importante e concreto aiuto per le persone assistite, i loro caregiver e l'intera équipe sanitaria. D’altronde, l'obiettivo è quello di garantire che, accanto alle migliori terapie mediche, vi sia sempre uno spazio protetto per l'ascolto, la comprensione e per l'accoglienza delle emozioni che accompagnano la malattia ponendo al primo posto il rispetto per la sensibilità e la dignità di ogni persona».

Così, invece, Sergio Leonardi quale Presidente di AIL Treviso: «Sostenere la continuità di questo progetto significa ribadire che prendersi cura di una persona non vuol dire occuparsi soltanto della malattia, ma anche delle paure, delle fragilità e delle difficoltà che accompagnano un percorso di cura spesso lungo e impegnativo. Con questo finanziamento vogliamo quindi essere vicini ai pazienti e alle loro famiglie offrendo loro un supporto specialistico che possa aiutarli ad affrontare ogni fase della malattia con maggiore consapevolezza e sostegno. Un impegno che portiamo avanti grazie alla generosità dei nostri sostenitori e alla collaborazione con l’Ulss 2 nella convinzione che l’assistenza psicologica sia una componente essenziale di una presa in carico davvero attenta alla persona».

Infine, oltre a queste insopprimibili attività per pazienti e caregiver, le due professioniste garantiscono, con la collaborazione di altri professionisti, la gestione della Formazione di Base e Permanente ai Volontari di AIL Treviso nonché la realizzazione del Progetto Scuola “Ogni dono è un nodo” destinato agli studenti degli ultimi anni degli Istituti di secondo grado che ha, tra l’altro, la finalità di portare nuove adesioni: all’AVIS per il dono di sangue e all’ADOCES per donazione di cellule staminali emopoietiche.

Mondo, Economia, Conegliano

Somec-Fabbrica sbarca in Europa: nasce il nuovo polo integrato

SAN VENDEMIANO (TV) – Somec S.p.A. (Euronext Milan: SOM), specializzata nella progettazione, produzione e installazione di opere complesse chiavi in mano in ambito civile e navale, annuncia la costituzione di Fabbrica Europe S.r.l., nuova società controllata da Somec S.p.A. e parte della divisione Horizons, sistemi ingegnerizzati di architetture navali e facciate civili.

Fabbrica Europe, con sede a San Biagio di Callalta (TV), rappresenterà il centro di coordinamento delle attività commerciali, progettuali e operative del Gruppo nel mercato europeo delle curtain wall.

Si apre così una nuova fase di sviluppo del business del Gruppo nel segmento delle facciate continue, attraverso una piattaforma operativa integrata, efficiente e competitiva che farà leva sulla capacità produttiva, sui macchinari, sulle competenze specialistiche e sul know-how già presenti. Il relativo modello industriale
“Lean Curtain Wall Factory” consentirà inoltre un rapido adattamento delle risorse e capacità manifatturiere ai volumi e alle caratteristiche dei singoli progetti, anche dei più articolati e complessi.

La nuova società combina la solidità e la credibilità internazionale del Gruppo Somec con l’esperienza maturata negli Stati Uniti da Fabbrica LLC e con una base produttiva italiana orientata alla realizzazione di soluzioni su misura. L’obiettivo industriale è replicare in Europa, adattandolo alle specificità del mercato locale, il modello organizzativo e di business sviluppato con successo oltreoceano da Fabbrica LLC.

Inoltre, figure manageriali di comprovata esperienza nel settore di riferimento accompagneranno la strategia di sviluppo:

Carlo Dal Cin ricopre il ruolo di Chief Operating Officer, con la responsabilità di coordinare le attività operative e l’implementazione dei processi produttivi. Dal Cin vanta oltre vent’anni di esperienza maturata in contesti internazionali nella progettazione, ingegnerizzazione e realizzazione di facciate architettoniche complesse. Nel corso della sua carriera ha sviluppato competenze trasversali nelle aree operations, project management, produzione e procurement, operando sia in Europa sia in Nord America. Prima dell’ingresso in Fabbrica Europe ha ricoperto il ruolo di Deputy General Manager del gruppo internazionale Permasteelisa.

Massimo Mazzer contribuirà invece allo sviluppo commerciale della società e al rafforzamento delle relazioni con clienti e partner strategici grazie ad oltre trent’anni di esperienza nel settore e una profonda conoscenza dei principali mercati europei e nordamericani. Il suo percorso professionale spazia dalla progettazione e dal project management allo sviluppo commerciale e alla direzione aziendale. Prima dell’ingresso in Fabbrica Europe ha ricoperto il ruolo di Sales Director UK & Europe presso Permasteelisa e in precedenza, quello di Managing Director di Cimolai Architectural.

Oscar Marchetto, Presidente del Gruppo Somec, dichiara: «La nascita di Fabbrica Europe rappresenta un passaggio importante nel percorso di sviluppo della divisione Horizons e nella strategia di crescita del Gruppo. Consolidiamo così competenze progettuali, capacità produttiva ed esperienza internazionale per costruire una piattaforma europea efficiente, flessibile e competitiva. In Europa, Londra in particolare costituisce il punto di partenza ideale: è uno dei mercati più avanzati e selettivi al mondo per le facciate architettoniche e rappresenta una vetrina privilegiata per progetti ad alto valore aggiunto. L’ingresso di manager con una conoscenza così approfondita del settore e dei mercati di riferimento rafforza ulteriormente la nostra capacità di trasformare le opportunità già individuate e pongono le basi per una nuova ed entusiasmante fase di crescita nel mercato europeo».

La costituzione di Fabbrica Europe avviene nell’anno del decimo anniversario dalla fondazione di Fabbrica LLC e segue la recente acquisizione della commessa record per 350 Park Avenue a New York, nel cuore di Manhattan.

Conegliano

A Pieve di Soligo lezioni gratuite di autodifesa femminile dal 3 novembre

PIEVE DI SOLIGO (TV) - L’Amministrazione comunale promuove un Corso di Autodifesa femminile rivolto a 20 donne del territorio dai 16 anni in su.
Il corso inizierà il 3 novembre ed è completamente gratuito. Sarà data priorità alle donne residenti nel Comune di Pieve di Soligo e per la partecipazione verrà richiesto un certificato medico per attività sportiva non agonistica.
La scelta di avviare il percorso proprio in novembre non è casuale: il corso si inserisce infatti nel quadro delle iniziative legate alla Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre il 25 novembre. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza di sé, la fiducia nelle proprie capacità e la conoscenza di strategie utili per prevenire e gestire situazioni di rischio, contribuendo a promuovere una cultura del rispetto e della sicurezza.

Le lezioni saranno tenute dai maestri Claudio Pilato e Mehmet Eryotulmaz dell’Associazione Judo Club di Pieve di Soligo, che accompagneranno le partecipanti nell’apprendimento di tecniche di autodifesa e comportamenti pratici utili ad affrontare situazioni potenzialmente critiche.

“Contrastare la violenza di genere significa anche investire nella prevenzione e nella consapevolezza - spiega Valentina Lucchetta, assessore alle Pari Opportunità - Con questo corso vogliamo offrire alle donne un'opportunità concreta per acquisire maggiore sicurezza nelle proprie capacità e conoscere strumenti utili per tutelarsi, rafforzando al tempo stesso la cultura del rispetto e dell'uguaglianza”.

Per iscrizioni e informazioni è possibile contattare i Servizi Sociali al numero 0438 985342 oppure scrivere all’indirizzo sociali@comunepievedisoligo.it.
Cultura

Delfinaldo

Un centinaio all’anno o quasi, quella la mia media di lettura all’epoca. Mica tutti capolavori, ma sempre con un proprio perché. 1985, me ne capitano fra le mani ben due davvero di eccellenza: Il profumo di Suskind e Vita standard di un venditore provvisorio di collant. Confesso, fu il titolo a conquistarmi (abbinato a una bella copertina di stampo rinascimentale, così perlomeno rammento). Non avevo, mia mancanza, ancor mai sentito parlare dell’autore. Il piacere provato fu così travolgente che mi precipitai ad accaparrarmi il suo romanzo d’esordio e di formazione: Seminario sulla gioventù. Amai anch’esso. Grazie alla compagna di allora, originaria dei dintorni di Montichiari, ebbi il recapito telefonico di Busi e provai a chiamarlo. Rispose la sorella, poi però riuscii a parlarci, più volte; chiacchierate culturali e non, diciamo medio-lunghe. Mi raccontò che stava ultimando il suo terzo lavoro, La delfina bizantina, quindi ne avrebbe prodotto un quarto e si sarebbe fermato (oggi sappiamo bene che non fu così). Non era ancora famoso, nelle quarte o nei risvolti dei primi due libri non c’era la consueta fotina, solo una breve nota biografica. Una sera mi disse, al telefono naturalmente, che sarebbe stato ospite di Costanzo in una puntata di Buona Domenica e avrei quindi potuto vederlo in volto. Sensazione positiva anche in quel caso, benché mediata dallo schermo televisivo. Non poteva che spiccare di conseguenza un gran volo, oltre la nicchia dei lettori irriducibili. Mi reimmersi in Vita standard, tra quelle pagine solcate dall’inchiostro di un italiano superlativo, contrappuntate da gustosi quanto nobili passaggi nel dialetto della campagna mantovana. Mi bastarono questi due titoli: Vita standard e Seminario per ritenerlo (lo ritengo tuttora) il miglior scrittore italiano vivente. Buttai giù una dettagliata recensione, forse un filo lunga, quattro cartelle dattiloscritte, e gliela spedii. Passarono delle settimane e, allorché lo risentii, si scusò specificandomi che teneva conto solo di articoli pubblicati. Ci rimasi male, inutile nasconderlo, comprendendo però che ormai, personaggio pubblico, inondato di richieste e proposte, non poteva dar retta a chiunque. Giocoforza ci siamo persi di vista (o meglio, di udito). Dopo qualche tempo, nel ‘90, lo incontrai fisicamente al Circolo della Stampa di Milano, per la presentazione dell’album Pazza curato da Elisabetta Sgarbi, la quale infatti era presente, uno sfavillante vestito rosso che risaltava ancor più tra la scala di grigi della platea. Aldo arrivò poco prima dell’inizio, pantaloni di fustagno verdognolo, o tinta senape, eh, ne son passate di stagioni, non tutti i particolari son rimasti nitidi. Mancava poco all’orario prestabilito ma ci fu comunque modo di conversare; con noi il pittore e anch’esso scrittore Emilio Tadini, l’avevo conosciuto un paio di mesi addietro a una mostra di un giovane collega emergente, la Galleria in una piccola parallela di Corso Buenos Aires. Poi si andò di ufficialità. Spezzata a un certo punto dallo stesso Busi. Si alzò, salì in cattedra e provocatoriamente fece il gesto di calarsi i calzoni anzi, proprio performò fuor di metafora, sebbene non del tutto. Concluso l’evento ci salutammo e non ci incrociammo più, de visu intendo. Intanto, nell’autunno di quel medesimo 1990, in virtù o per vizio della Slip Art, corrente artistica fuggevole della quale ero fondatore e unico aderente, i giornali presero a interessarsi con maggior frequenza del sottoscritto. Un ottimo servizio di Nicoletta Melone sulla testata ideata da Montanelli mi diede una discreta visibilità (corredato da uno scatto di Alceo Guatelli che mi ritraeva insieme al poeta-cineasta-astromantico Luca Sartini e all’attrice-conduttrice Stefania Binato); il pezzo funse da traino per altri quotidiani e riviste, da Stop a Panorama, passando per il nordest (dove avevo un diroccato open studio), Gazzettino, Tribuna e periodici minori vari. Non ricordo come, la memoria è abbastanza sfuocata, comunque ci ricontattammo. Un pomeriggio squillò l’apparecchio, di casa, i cellulari ce li avevano quattro gatti che si chiamavano tra di loro; ero fuori e rispose la compagna di cui sopra. Le comunicò che avrebbe mandato un pacco contenente dei suoi mutandoni di lana impataccati in funzione di una mia prossima tela. Non vi era tuttavia forte convinzione da entrambe le parti... e la cosa non andò in porto. Fin dal primo impatto con Vita standard (per inciso, volume che determinò l’incontro con la narrazione busiana di Marianna Velasco, penna che personalmente annovero tra le più sacrosante nel panorama letterario nazionale, appena sotto Busi, sullo stesso piano se non oltre di Cesare Fiumi, probabilmente meglio noto quale firma del giornalismo). Sì, inciso lungo, me ne sono accorto, per sottolineare ulteriormente l’importanza di due romanzi in primis, mi ripeto: Vita standard e Seminario. La forma e la forza delle loro pagine mi fecero frullare in testa l’idea per una canzone. Canzone che, dopo quarant’anni e passa, ho finalmente terminato di comporre (in calce il link del pezzo, preceduto dalla trascrizione, qui riportata, del parlato). Va detto che si può apprezzare a pieno il brano avendo letto le succitate opere, ché tali sono, magari in ordine inverso di uscita come è stato per me. Il titolo di questo articolo, che poi è la stessa ultima parola del brano musicale, si rifà ovviamente al terzo libro di Aldo Busi. // 
https://www.youtube.com/watch?v=WkB0rcGsKzU
Cultura, Belluno

Dino Buzzati, un viaggio tra letteratura e montagna per i 120 anni dalla nascita

BELLUNO - Nel 120° anniversario della nascita di Dino Buzzati, Radio ABM lancia un programma in podcast in otto puntate dedicato alla vita, alle opere e all'eredità culturale dello scrittore e giornalista bellunese. La prima puntata sarà disponibile da venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 12:30 su www.bellunesinelmondo.info e su tutte le principali piattaforme audio di streaming.

Ricorre venerdì
16 ottobre il 120° anniversario della nascita di Dino Buzzati, una delle figure più poliedriche e incisive del panorama culturale italiano del Novecento. Scrittore, giornalista, pittore e drammaturgo, nato a Belluno nel 1906, Buzzati ha saputo raccontare con cifra stilistica inconfondibile il rapporto tra uomo, natura, attesa e dimensione fantastica.

Per celebrare questo anniversario, Radio ABM – la web radio dell'Associazione Bellunesi nel Mondo – propone un nuovo progetto editoriale in formato podcast intitolato «DINO BUZZATI. Oltre l’orizzonte», sottotitolato 120 anni di Dino Buzzati, tra letteratura, montagna e immaginazione.

Il programma debutterà ufficialmente venerdì 16 ottobre alle ore 12:30, in concomitanza esatta con la data di nascita dell'autore. Il podcast sarà fruibile sul portale informativo www.bellunesinelmondo.info e distribuito sulle principali piattaforme mondiali di ascolto on-demand, tra cui Spotify, Spreaker, Deezer e Amazon Music.

Un percorso in otto puntate
La serie si articola in otto episodi tematici pensati per approfondire gli aspetti centrali dell'opera buzzatiana, guidando l'ascoltatore attraverso le tappe fondamentali della sua produzione:

La montagna, paesaggio dell’anima: la presenza costante delle Dolomiti e del territorio bellunese nella sua visione poetica e biografica.
Buzzati giornalista: gli anni passati nella redazione del Corriere della Sera, dove la cronaca quotidiana ha alimentato la sua vena fantastica.
Dai primi romanzi al Deserto dei Tartari: la genesi del suo capolavoro e la riflessione sull'attesa e lo scorrere del tempo.
La dimensione del racconto: la maestria nella forma breve e nella narrativa del mistero.

Una doppia vocazione: il rapporto tra la scrittura e la passione per la pittura.
La ricerca di uno stile: l'evoluzione del linguaggio e la tecnica narrativa.
1958-1967: Uno scrittore/pittore: la stagione della maturità espressiva e il confronto con i cambiamenti della modernità.
La svolta finale: fondere parola e segno: l'approdo a opere iconiche come Poema a fumetti, precursore del romanzo a fumetti in Italia.


Il legame con il territorio
Il progetto intende valorizzare la matrice culturale e territoriale della narrativa di Buzzati, il cui legame con la provincia di Belluno ha rappresentato una fonte costante di ispirazione per l'intera sua produzione letteraria e pittorica.

Tutti gli episodi rimarranno consultabili e riascoltabili in streaming gratuito all'interno della sezione podcast di Bellunesinelmondo.info e sui canali ufficiali della radio.
Cultura, Vicenza

Mostra introduttiva agli affreschi dei Tiepolo a Villa Cornaro di Romano d’Ezzelino

Dal 18 ottobre al 15 novembre 2026, Villa Cornaro a Romano d’Ezzelino apre le sue porte per scoprire un tesoro inestimabile di recente attribuzione a Giambattista Tiepolo.

ROMANO D’EZZELINO – VILLA CORNARO presenta il percorso espositivo “Il Volto del Tiepolo”, una mostra introduttiva agli affreschi dell’Oratorio di San Giuseppe, attribuiti ai Tiepolo grazie a studi recentissimi condotti dalla Dott.ssa Serenella Zen. Il percorso aprirà al pubblico dal 18 ottobre al 15 novembre.

La mostra si pone come primo traguardo rispetto a quello più ambizioso del recupero di Villa Cornaro di Romano d’Ezzelino da parte della Fondazione Croce Reale, che da qualche anno si occupa della sua gestione, conservazione e valorizzazione, avendo in essa una delle sue sedi operative internazionali. La sensazionale scoperta della mano di Giambattista Tiepolo dietro al grande affresco dell’Oratorio di San Giuseppe è il frutto di anni di studio e analisi di un’opera dapprima solo attribuibile, poi, grazie ad un volto “riletto” tra le tante figure, riconducibile con certezza alla mano del grande artista veneziano. Il percorso, intimo e suggestivo, si pone l’obiettivo di scoprire piano piano come Tiepolo sia arrivato ad affrescare Villa Cornaro, la residenza estiva della potente famiglia veneziana dei Corner.
Per la prima volta in assoluto, in territorio bassanese la presenza di Tiepolo è certa e non più presunta: da qui parte un grande viaggio e una sfida culturale che ha come obiettivo finale il recupero e la valorizzazione dell’intero complesso. Questa mostra è un invito a scoprire questa meraviglia del territorio veneto ed italiano.

“Tiepolo nel bassanese, sì, ma in un luogo non casuale: a Villa Cornaro, l’estensione in terraferma del palazzo con la fama di essere il più sicuro di Venezia, dotato di una maestosa imponenza fisica e di una magnificenza, esterna ed interna, che, senza parole, avrebbe dovuto rispecchiare l’importanza storica e politica, nonché la levatura morale e culturale dei suoi proprietari, i Corner di San Polo. Tale città, tale campagna.”

L'evento è ad accesso libero tramite prenotazione a questo link: https://www.eventbrite.it/e/1999782341817?aff=oddtdtcreator

La mostra ha il patrocinio di: Regione Veneto, Istituto Regionale Ville Venete, Comune di Romano d’Ezzelino, Borso del Grappa e Mussolente, Associazione Ville Venete e I luoghi del Tiepolo ed è accompagnato da un catalogo cartaceo disponibile presso la sede della mostra.

Informazioni pratiche:
Titolo della mostra: Il Volto del Tiepolo
Artista: Giambattista Tiepolo
A cura di: Fondazione Croce Reale
Sede: Villa Cornaro, Via Ca' Cornaro 10, Romano d'Ezzelino, Italy, 36060
Date: dal 18 ottobre al 15 novembre 2026
Orari: venerdì dalle 14 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 18. Chiuso il 1° novembre.
Ingresso: Libero
Sito web: www.villacornaro.art


Salute, Vittorio Veneto

Intelligenza artificiale in sala operatoria: rivoluzione o evoluzione?

VITTORIO VENETO (TV) - Giovedì 15 ottobre alle 18.30 al Teatro “Lorenzo Da Ponte” un confronto aperto alla cittadinanza sulle nuove frontiere della chirurgia. Dalla robotica intelligente al “gemello digitale” del paziente, fino ai temi della sicurezza e della responsabilità delle decisioni. La Sindaca Mirella Balliana: «La tecnologia può offrire opportunità straordinarie, ma al centro devono rimanere la persona, il giudizio del medico e la tutela del paziente»

L’intelligenza artificiale sta entrando nelle sale operatorie e promette di modificare in modo radicale il modo di pianificare ed eseguire gli interventi chirurgici. Algoritmi capaci di interpretare immagini in tempo reale, sistemi robotici sempre più sofisticati e modelli virtuali del singolo paziente aprono prospettive fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili.

Ma fino a che punto può arrivare l’intelligenza artificiale? Può rendere la chirurgia più precisa e sicura? Quale ruolo continuerà ad avere il chirurgo? E chi sarà responsabile quando alla decisione del medico si affiancherà quella suggerita da un algoritmo?

Sono alcuni degli interrogativi al centro di “Oltre la sala operatoria – Intelligenza artificiale in chirurgia”, l’incontro pubblico in programma giovedì 15 ottobre alle ore 18.30 al Teatro Comunale “Lorenzo Da Ponte” di Vittorio Veneto, nell’ambito della Settimana della Salute 2026 promossa dall’ULSS 2 Marca trevigiana. L’iniziativa è stata voluta da Prealpi Soccorso con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, nel quadro della «Settimana della salute 2026» promossa dall’ULSS2 Marca Trevigiana.

Protagonista della serata sarà il professor Alberto Arezzo, Professore Ordinario di Chirurgia Generale all’Università degli Studi di Torino e chirurgo presso l’Ospedale Molinette – A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino. Arezzo è specializzato nella chirurgia mini-invasiva e robotica dell’apparato digerente ed è direttore del MITIC-Lab – Minimally Invasive Therapy and Innovation Centre, nel quale clinici e ingegneri lavorano insieme allo sviluppo di nuove tecnologie applicate alla chirurgia.

Con lui interverrà il dottor Ferdinando Agresta, Primario del reparto di Chirurgia dell’Ospedale di Vittorio Veneto.

Dalla robotica intelligente al “gemello digitale” del paziente
L’attività di ricerca del professor Arezzo consente di affrontare il tema partendo da applicazioni concrete. Tra i progetti sui quali lavora figurano sistemi di robotica intelligente capaci di interpretare ciò che accade durante l’intervento e mettere queste informazioni a disposizione del chirurgo; applicazioni dell’IA alla chirurgia oncologica del colon-retto, finalizzate al riconoscimento delle strutture anatomiche da preservare e sistemi in grado di assistere il medico durante l’endoscopia segnalando in tempo reale lesioni di dimensioni molto ridotte.

Un altro campo di ricerca è quello del Digital Twin, il “gemello digitale” del paziente: una copia virtuale costruita attraverso dati clinici, molecolari e genetici e immagini radiologiche,  sulla quale simulare l’evoluzione della malattia e la possibile risposta alle terapie prima di scegliere il trattamento. La prospettiva proposta dal professor Arezzo è quella di un’intelligenza artificiale chiamata non a sostituire il chirurgo, ma ad affiancarlo e potenziarne le capacità, mettendo la tecnologia al servizio della sicurezza del paziente.

«L’intelligenza artificiale sta trasformando molti aspetti della nostra vita e la medicina è certamente uno degli ambiti nei quali le sue potenzialità appaiono più importanti – dichiara la Sindaca di Vittorio Veneto Mirella Balliana –. Proprio per questo è necessario evitare tanto gli entusiasmi acritici quanto le paure pregiudiziali. Un incontro come questo offre ai cittadini la possibilità di comprendere, attraverso l’esperienza di chi lavora quotidianamente nella
ricerca e nella pratica chirurgica, che cosa queste tecnologie siano già realmente in grado di  fare e quali siano invece i problemi ancora aperti».

«La possibilità di aiutare il chirurgo a riconoscere strutture anatomiche, interpretare una quantità enorme di informazioni, pianificare meglio un intervento o individuare più rapidamente una situazione di rischio rappresenta una prospettiva di straordinario interesse. Ma innovazione e responsabilità devono procedere insieme. Più aumenta la capacità della tecnologia di assistere le decisioni, più diventano importanti interrogativi che riguardano la sicurezza, l’affidabilità degli algoritmi, la responsabilità delle scelte e il mantenimento delle competenze professionali».

«Credo che il punto fondamentale – prosegue la Sindaca – sia ricordare che al centro della medicina deve continuare a esserci la persona. L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento sempre più potente nelle mani del medico, ma non può sostituire il rapporto di fiducia con il paziente, il giudizio clinico, l’esperienza e la capacità di assumersi la responsabilità di una decisione, soprattutto quando si presenta qualcosa di inatteso. Il progresso tecnologico acquista davvero valore quando contribuisce a rendere la medicina più sicura, più efficace e più vicina alle persone».

L’incontro nasce quindi anche con l’obiettivo di offrire alla cittadinanza strumenti per orientarsi in un dibattito spesso diviso tra entusiasmo per le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale e cautela per le sue implicazioni cliniche, etiche e organizzative.

Come sottolineato dagli organizzatori, conoscere e comprendere questi cambiamenti è fondamentale perché il cittadino possa affrontarli in maniera consapevole e correttamente informata.

La serata prevede una relazione del professor Arezzo seguita da un ampio spazio di confronto con il pubblico. L’ingresso è libero con possibilità di prenotare il proprio posto attraverso le indicazioni e il QR code predisposti da Prealpi Soccorso.

Giovedì 15 ottobre 2026 – ore 18.30
Teatro Comunale “Lorenzo Da Ponte”
Via Martiri della Libertà 36 – Vittorio Veneto.
Nessun oggetto disponibile.
Ultimo aggiornamento: 16/10/2026 21:10